BARABBA (IN ARAMAICO SIGNIFICA «FIGLIO DEL PADRE»; ORTOGRAFIA INCERTA NEL TESTO GRECO)

BARABBA (in aramaico significa «figlio del padre»; ortografia incerta nel testo greco). - Criminale di cui i Giudei chiesero a Pilato la scarcerazione, ottenendo la crocifissione di Gesù (Mt. 27, 15-26; Mc. 15, 6-15; Lc. 23, 13-25; Io. 18, 39-40). In pochi codici evangelici di scarsa autorità, e nelle versioni armena e georgiana, è chiamato «Gesù Barabba»: secondo tale variante, già nota a Origene, «Barabba» sarebbe un soprannome. B. era in carcere al tempo della Pasqua ed era considerato un «prigioniero insigne» (Mt. 27, 16), e Mc. 15, 7 specifica il motivo della detenzione: «in una agitazione popolare aveva commesso omicidio».

L'usanza giudaica (Io. 18, 39) per la Pasqua, accennata da Pilato, non ci è nota da altre fonti sacre o irrasite; Lc. 23, 17 sembra alludere a un privilegio concesso dai Romani che, come i Greci, avevano simili usi. Il fatto che Pilato ricorre come ad ultimo espediente a contrapporre Gesù a B. per ottenere la liberazione del primo testimonia la qualità abietta del secondo. Ma l'intento dei Procuratore (Act. 3, 14) fallì: B. fu graziato, su richiesta del popolo istigato dai seducce e dagli anziani, per continuare forse la sua vita torbida; egli entrò in una cornice di leggenda, divulgata da qualche apocrifo. Angelo Penna

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“BARABBA (IN ARAMAICO SIGNIFICA «FIGLIO DEL PADRE»; ORTOGRAFIA INCERTA NEL TESTO GRECO).” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 471. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/barabba-in-aramaico-significa-figlio-del-padre-ortografia-incerta-nel-testo-greco.