BARBA. - Presso gli antichi cristiani la b. era segno di autorità, come afferma Clemente Alessandrino (Paedagog., III, 11: PG 8, 633). Nella primitiva arte cristiana portano la b.: l'Eterno Padre in diverse scene (creazione di Adamo ed Eva, offerta
di Caino e Abele, colloquio con Giacobbe nel sogno), Abramo, Faraone, Giacobbe, Elia, Eliseo, Nabuccodonosor, i vecchioni di Susanna, Giovanni Battista; Gesù Cristo quasi sempre nella consegna della Legge, gli Apostoli Pietro, Paolo, Andrea e Giacomo Minore; talvolta l'artista alterna apostoli barbari e imberbi, come nel sarcofago di Gorgonio nella cattedrale di Ancona (Wilpert, Sarcofagi, tav. 14, 3). Molti sarcofagi rappresentano cristiani barbati, nel qual caso si tratta di veri ritratti, come nei sarcofagi dei due fratelli, del Comes Balerius, di Giulio Caetervio, di Valerio Valentiniano, ecc.
Il tipo del Cristo barbato non è mai predominante in Occidente anche più tardi specie nell'arte carolingia, che si ispira volutamente al classicismo. In Italia, prima dell'età modernissima, in cui Cristo o viene del tutto orientalizzato o viene ambientato al nostro secolo, gli artisti sono divisi e dei più famosi Cristi alcuni sono con b. (Trasfigurazione di Raffaello, il Cristo di Tiziano), altri sbarbati (Michelangelo nel Giudizio, Leonardo da Vinci nella Cena). Un capitolo speciale della iconografia ha creato la leggenda di sante con la b. (cf. H. Delehaye, Les Lé-gendes hagiographiques, 3a ed., Bruxelles 1927, pp. 103, 195).
Relativamente alla b. esiste tutta una tradizione ecclesiastica. I monaci e i chierici orientali conservarono sempre la b.; in Occidente invece non c'è stata mai una norma fissa. Gli Statuta ecclesiae antiquae (Mansi, III, 955) proibiscono soltanto di coltivare la b. Sidonio Apollinare (Ep. 4, 13; PL 58, 519), ecc. v, ci descrive un prete perfettamente sbarbato. Tuttavia in Occidente nel sec. XI si notano monaci con b. come risulta da M. Inguanez - M. Avery, Miniature cassinesi del sec. XI illustranti la vita di s. Benedetto, Montecassino 1934. Però sin dal sec. IX l'uso di non portare la b. doveva essere gen

Barba - Cristo Pastore, imberbe. Particolare del mosaico del mausoleo di Galla Placidia (sec. v) - Ravenna.
erale in Occidente se diventò una delle accuse di Fozio contro la Chiesa latina (Niccolò I, Ep. 52 ad Hincmarum: PL 119, 11, 55). Coloro che su invito di Niccolò risposero alle accuse greche: Enea vescovo di Parigi: Liber adversus Graecos, 182 (PL 121, 744 sgg.); Ratramno, monaco di Corbie, Contra Graecorum opposita, IV, 5 (PL 121, 322 sgg.); i vescovi tedeschi adunati a Worms, Responsio Episcopo-rum Germaniae (PL 119, 1212), non hanno sdegnato di occuparsi della b. clericale non senza ironia: «Si sanctitas est in barba nullus sanctior est hirc» (Responsio Episcop., ibid.). Nel 1050 il Sinodo di Coyaca (Spagna) ha il can. 3, che ordina il taglio della b. ai chierici (Mansi, XIX, 787) e, nel 1119, il Concilio di Tolosa (Mansi, XXI, 228) minaccia la scomunica ai chierici barbati more laicorum.
Si noti però che il divieto di portare la b. non esigeva che la si dovesse radere, ed infatti dura anche nel sec. XVII l'uso di tagliare con le forbici la b. sulle guance e sul mento, come si vede, ad es., dai ritratti di s. Filippo Neri e di s. Vincenzo de Paoli.
Invece durante il sec. XVI si nota la tendenza a portare la b.; Giulio II e Clemente VII seguirono saltuariamente questo uso, finché il secondo la proibisce nella Curia, suscitando le recriminazioni degli eleganti di allora. Ma non giovò: l'uso della b. continuò, anche da parte dei papi, sino alla fine di quel secolo. Durante il XVII, tutti, anche i papi, seguirono l'usanza comune dei baffi e del piccolo pizzo; finché con Clemente XIV venne di moda il radersi la b. Da quel tempo prescrizioni di papi e di vescovi in tal senso si susseguirono ininterrottamente fino alla risposta data il 10 genn. 1920 al vescovo di Breslavia (AAS, 12 [1920], p. 43 sgg.) che proibisce ai chierici secolari di portare la b.; il che ha fatto ritenere ad alcuni che
il silenzio del CIC su questo punto non significati
abrogazione della disciplina anteriore. L'uso di por-
tare la b. si è radicato invece in certi Ordini reli-
giosi, sia monastici (Camaldolesi eremiti), sia men-
dicanti (Cappuccini), come anche presso i missionari.
Nel campo liturgico la b. è in relazione con la ton-
sura, e questa portava con sé la deposizione di quella.
Nello stesso atto liturgico (E. Martène, De Ant. Eccles.
Rit., lib. II, Anversa 1736, pp. 187, 193; lib. III,
pp. 629-634), e con precisione si occupano della rasura
dei monaci e frati le costituzioni monastiche locali
(Martène, op. cit., lib. III, p. 684 e sgg.).
