BARBARIGO, MARCO ANTONIO

BARBARIGO, MARCO ANTONIO. - Cardinale, arcivescovo di Corfù dal 1678 al 1685, vescovo di Montefascone e Corneto (Tarquinia) dal 1687 al 1760. N. a Venezia da Agostino e Chiara Barbarigo il 6 marzo 1640 e m. in Montefascone il 26 maggio 1766. A 25 anni entrò nel Maggior Consiglio; ma la sua inclinazione a vita più perfetta lo indusse nel 1671 ad entrare nel sacerdozio. Il beato Gregorio Barbarigo, un suo lontano parente, lo chiamò a sé, lo nominò canonico della cattedrale di Padova e alla sua scuola divenne un sacerdote zelante e caritatevole. Accompaugnò il beato Gregorio nel 1676 al Conclave e rimase con lui, secondo il desiderio di Innocenzo XI, per più di un anno a Roma. Resasi vacante la sede di Corfù, vi fu eletto e vi entrò il 24 sett. 1678.

Il tranquillo e fruttuoso governo del B. fu interrotto nel 1685 da un grave incidente, provocato da Francesco Morosini, generalissimo della flotta veneziana; la Repubblica condannò l'arcivescovo, ne sequestrò i beni e lo costrinse a rifugiarsi a Roma. Chiarito il caso, Innocenzo XI nominò il B. cardinale (2 sett. 1686) e poi vescovo delle sedi unite di Montefascone e Corneto (Tarquinia), delle quali prese possesso il 20 ott. 1687. Le sue doti di governo gli meritarono la fama di un altro Carlo Borromeo, che perdura ancora immortalata soprattutto da due grandiosi opere. La prima è il celebre seminario «Barbarigo», nel quale promosse i buoni studi, dotandolo largamente ed arricchendolo d'una magnifica biblioteca. La seconda fu la creazione dell'Istituto delle scuole e maestre pie per le fanciulle del popolo, che per lo più crescevano senza istruzione e vera educazione cristiana. A questo scopo si servì della ven. Rosa Venerini, fondatrice delle Maestre pie di Viterbo, la quale aprì circa 10 scuole nei principali centri della diocesi e avviò buon numero di maestre, tra cui s. Lucia Filippini (v.), divenuta poi, dietro diretta proposta della Venerini, superiora dell'Istituto di Montefascone. L'instancabile vescovo si meritò gli speciali elogi di Clemente XI e dei suoi contemporanei, che lo ebbero in concetto di santo. Se ne prepara infatti la causa di beatificazione e canonizzazione.

BIBL.: Ne scrisse la vita il noto archeologo coevo G. Marangoni, Vita del card. M. A. B., vesc. di Montef. e Corno., ed. da E. Chierichetti, Montefascone 1930, ora completata da quella in 2 voll. di P. Bergamaschi, Vita del servo di Dio card. M. A. B., Roma 1919; A. Volpini, De vita et moribus M. A. B., Faenza 1877. Quanto all'istituzione delle Maestre Pie cf. ora la posizione sulla Venerini preparata dalla Sezione storica della S. Concreazione dei Riti (Città del Vaticano 1942, pp. 119-47, n. 48). Giuseppe Löw