BARLAAM di SEMINARA. - Teologo e scienziato del sec. XIV, n. verso il 1290 a Seminara (Calabria) e m. vescovo di Gerace nel 1350. Contrariamente all'opinione comune fino ai nostri giorni, B. non nacque nella Chiesa cattolica, ma nello scisma (cf. la sua testimonianza in uno dei suoi opuscoli contro il dogma della processione dello Spirito Santo ab utroque, il 7° della serie, nel cod. Parisinus graec. 1218, fol. 506
del sec. XV). Da giovane ricevette una accurata educazione in uno dei monasteri calabresi nominalmente dipendenti da qualche vescovo cattolico di rito bizantino, ma fedele di fatto al patriarcato dissidente di Bisanzio. Trasferitosi a Costantinopoli nel 1326-27 come insegnante di scienze nel monastero di S. Salvatore, ne divenne presto abate. Fu anche nominato professore di teologia e di esegesi patristica all'Università imperiale, suscitando così la gelosia di Nicoforo Gregoras, il quale lo sfidò a una pubblica discussione scientifica. Ne dà notizia Gregoras, il quale pubblicò il suo Florentios per dimostrare che aveva vinto il calabrese. B., dopo un suo soggiorno a Tessalonica, viene richiamato a Costantinopoli per trattare dell'unione insieme con i legati di papa Giovanni XXII.
Fu allora che egli compose i suoi 21 opuscoli contro i Latini (PG 151, 1249-53: i titoli e gli incipit dei trattati).
Alcuni di questi opuscoli furono criticati da Gregorio Palamas. Forse per questo B. scrisse, poco dopo, contro ESISTENZA (v.) di Monte Athos, contaminato di illuminismo, e contro la nuova teologia del palammismo. Intervenne allora (1341) il patriarca dissidente bizantino, e B., confessato, dovette disdarsi. Umiliato, B. ritornò in Occidente, dove nel 1339 era stato preso la corte pontificia di Avignone come legato di Andronico III, il quale pretendeva dal Papa una crociata contro il Turco. Non si ottenne nulla perché il Papa pose come condizione preliminare l'unione con la Sede romana. Le idee di B. su questa questione ci sono note da due discorsi composti allora e recentemente pubblicati (C. Giannelli, in Miscellanea Giovanni Mercati, III [Studi e Testi, 123], p. 52, sotto il titolo: Un progetto di B. Calabro per l'unione delle Chiese), da non confondersi con la minuta della seduta tenuta ad Avignone di cui Allatius ci dà degli estratti (PG 151, 1331-43).
B. strinse ad Avignone amicizia col Petrarca, il quale ricevette da lui lezioni sulla filosofia platonica. Questi contatti e gli studi fatti sulle discrepanze dogmatiche fra l'Oriente e l'Occidente indussero B. a diventare cattolico. Fu il Petrarca a spingerlo a questo passo nel 1342 sempre ad Avignone, dove B. era tornato ancora una volta. Grazie al suo influente amico, B. ottenne dalla corte pontificia una pensione e un po' più tardi il vescovato di rito bizantino di Gerace presso la natia Seminara. Consacrato ad Avignone dal card. Bertrando del Poggetto, fu di nuovo richiamato alla corte nel 1346 per una missione presso l'Imperatrice bizantina Anna di Savoia, allora reggente. Si trattava senza dubbio dell'unione religiosa, ma il trionfo di Giovanni Cantacuzeno nel 1347 fece andare tutto a monte. B. ritornò a Gerace dove morì.
Conserviamo numerose opere sue, molte ancora inedite, e quasi sempre brevi benché di denso contenuto. Fra i libri perduti va ricordato il suo Contro i Messaliani, e cioè contro i palamisti. Diventato cattolico, B. ha confutato se stesso circa il primato del Papa e la processione dello Spirito Santo. Tre dei suoi opuscoli (PG 151, 1255 sg.) sono una ragguardevole difesa del cattolicesimo. Fra le opere pubblicate segnaliamo ancora: 1) Due libri sull'etica secondo gli stoici, in latino (PG 151, 1341-64); 2) Αὐγύστικη, ossia Aritmetica ragionata in 6 libri (Strasburgo 1572); 3) Commentarius arithmeticus secundi libri Euclidis (pubblicato fra le Opera omnia di Euclide nella Biblioth. classic. graecor. et latinor. Teubneriana, di Lipsia); 4) Sette lettere sugli inizi della controversia esicata (ed. G. Schirò in Archivio storico per la Calabria, 1-8 [1931-38]; l'edizione è purtroppo difettosa).