BANNESIANESIMO. - È l'indirizzo di pensiero Bañez (v.), caratterizzato in genere da una rigorosa aderenza ai principi del tomismo e in particolare dalle loro estreme interpretazioni nelle questioni che concernono la prescienza, il concorso e la predestinazione divina. Storicamente la presa di posizione del Bañez e il rigido definirsi del suo pensiero furono determinati dalle idee nuove che sul tema della libertà umana in connessione col concorso, con la Grazia e con la prescienza di Dio, erano proposte nel Concordia di Ludovico Molina (v.). Tali dottrine, alla cui nascita e formulazione aveva certamente influito la lotta antiprotestantista, miravano a una decisa rivendicazione del libero arbitrio, ed esclusivamente a questo fine dalla volontà umana ogni modo di Dio previa e determinante, difendendo in suo luogo un concorso divino immediatamente connesso con l'azione della creatura e simultaneo all'attevità di questa. Oltre il rifiorire di idee già precedente, inermemente dall'Inquisizione di Valladolid, Bañez scorgeva nelle dottrine di Molina una aperta rinunzia al pensiero di s. Tommaso; per cui non esitò a impegnarsi, in scritti e controversie, a quella che nelle sue intuizioni non era se non una rivendicazione e più esatta formulazione della tradizionale dottrina tomistica. Le linee essenziali del suo pensiero, cui si riferisce il termine b. sorto più tardi, possono così individuarsi: l'azione di Dio come causa prima non solo è necessaria, ma è ontologicamente anteriore a ogni attività della creatura sia irragionevole che spirituale. Quindi ogni atto umano, incluso l'atto libero, non può compiersi se non conseguentemente a una premozione di Dio, d'ordine fisico, cioè in linea di casualità efficiente. Tale premozione è anche predeterminante nei confronti dell'atto della creatura. Nulla infatti potendo essere sottratto alla sfera universale della Causa prima, ogni determinazione dell'essere e quindi dell'attività creata, anche libera, deve necessariamente ricondursi al suo dominio. L'azione tuttavia della Causa prima ch'è causa principale e universale, pur movendo e determinando ai singoli atti la volontà umana, non ne compromette la libertà. Allo stesso modo va concepito il concorso di Dio nell'ordine soprannaturale. La Grazia, nei confronti dell'atto meritorio, delle sue modalità e dei suoi effetti, incluso l'ultimo, la salvezza, è assolutamente precedente e sovrana. Di qui il concetto della grazia efficace e della predestinazione indipendente da qualsiasi previsione dei meriti o della corrispondenza da parte dell'uomo. Coerentemente a queste dottrine il Bañez difende, per tutte le azioni delle creature, sia necessarie che libere, la prescienza di Dio per mezzo delle decisioni eterne della sua volontà predeterminante. Tale rigorosa accentuazione del predominio di Dio, che rende un po' ardua la rivendicazione della libertà dell'atto umano, mentre è da alcuni teologi anche oggi ricondotta, almeno implicitamente, ai principi del tomismo, è da altri staccata dalle dirette responsabilità di s. Tommaso e ritenuta, nelle sue determinazioni ultime, esclusivo insegnamento di Bañez e dei suoi discepoli.
BANNESIANESIMO
BIBL.: G. Schneemann, Controversiarum de divinae gratiae liberique arbitrii concordia initia et progressus, Friburgo in Br. 1881; risponde: A. M. Dummermuth, S. Thomas et doctrina praemotionis physicae, Parigi 1886; la polemica continua tra questo ultimo autore e l'altro gesuita Frins: più tardi si riaccende tra H. Gayraud e Th. De Regnon che scrisse: Banné-simae et Molinisme, Parigi 1890; N. Del Prado, De gratia et libro arbitrio, Friburgo in Br. 1907. Finalmente la polemica tra A. d'Alès, Providence et libre arbitre, Parigi 1927, e R. Garriou-Lagrange, Dieu (appendice), Parigi 1928. Ugo Viglino