BARONIO, CESARE, VENERABILE

BARONIO, CESARE, venerabile. - Cardinale e storico insigne, n. a Sora, il 30 ott. 1538, iniziò gli studi a Veroli, li proseguì a Napoli il 29 ott. 1556, iscrivendosi alla facoltà di Legge e li continuò a Roma nel 1557, iscrivendosi alla Sapienza.

Fioriva già allora il movimento spirituale di s. Filippo Neri, che aveva il suo centro nella chiesa di S. Girolamo della Carità, al Rione Regola. Il B. entrò decisamente in questo movimento ed un tale fatto ebbe un'importanza capitale nella sua vita, poiché ne determinò la vocazione, la carriera scientifica, e ne assicurò il successo, sotto il prestigio e l'alto consiglio di s. Filippo.

Un anno dopo, il 1558, per imposizione dello stesso s. Filippo, che ne aveva intuito le grandi capacità, B. cominciò a narrare, se pure riluttante a principio, la storia della Chiesa, nel piccolo locale della chiesa stessa di S. Girolamo, che conserva ancora il nome primitivo di oratorio, cenacolo di un gruppo di intellettuali e di uomini di spirito. Una tale narrazione fu il seme degli *Annales Ecclesiastici*, iniziati e cresciuti nello svolgimento vivo della parola.

Mentre praticava una vita tutta ascetica di preghiere e di opere di carità, entrò negli Ordini sacri il 1560. Per placare il padre sdegnato della sua vocazione ecclesiastica, si addottorò in utroque il 20 maggio 1561 e fu ordinato sacerdote il 27 maggio 1564. Proseguendo con costanza, per anni, la narrazione della storia ecclesiastica, con disegno sempre più ampio e con sempre maggiore ricchezza di documentazione, si fece presto notare e venne a contatto con gli uomini più dotti del suo tempo in Roma, tra i quali il card. Sirleto, intorno al 1577.

Nel 1580, il Sirleto chiamò il B. a far parte della commissione per la riforma del *Martyrologium Romanum*: il B. vi si fece valere con il suo talento e contribuì più di tutti al compimento di quell'opera. Il martirologo fu pubblicato in due edizioni successive il 1583. Ma il merito del B., più che per la prevalente cooperazione alla correzione del martirologo, sta nelle note rese necessarie dalle polemiche suscitate dalla nuova pubblicazione. Queste note documentano e giustificano l'opera: il martirologo così annotato uscì nel 1586 con questo titolo: *Martyrologium Romanum* ecc... *Acceserunt notationes...* *autore Caesare Baronio* (Romae, Typis Dom. Basae MDLXXXVI). Tale pubblicazione, ora certamente superata, che segna l'inizio di un'aggiografia costruita su fondamento critico, rese noto il nome del B. in tutta l'Europa.

In questo momento il materiale per l'opera principale del B., gli *Annales Ecclesiastici*, era in buona parte raccolto; infatti il vol. I uscì nel 1588 con il titolo: *Annales Ecclesiastici* *autore Caesare Baronio* *Soranco Congregationis Oratorii Presbytero*. Gli altri 11 voll. seguirono per ordine fino al 1607. Essi narrano, anno per anno, la storia della Chiesa fino al 1198.

All'opera aveva data occasione la *Ecclesiastica historia integram ecclesiae Christi ideam complectens*, *congesta per aliquot studiosos viros in urbe Magdeburgica*, comparsa in 13 voll. a Basilea nel 1559-74, nella quale la storia era divisa per secoli. Era opera del dotto protestante Mattia Vlacic (Flaccio Illirico) che, con la collaborazione di altri, e con l'ausilio dei documenti intendeva dare fondamento scientifico alla Riforma. La pubblicazione aveva avuto larga risonanza e s'era sentita la necessità da parte cattolica di non essere da meno nel campo scientifico; per cui i pontefici Pio IV, Pio V, Gregorio XIII, ed uomini come il Panvinio, il Signorio, il Canisio s'erano adoperati in tal senso ma non affrontando il problema in tutta la sua complessività.

S. Filippo Neri, consapevole degli sforzi ansiosi ed insufficienti e dell'urgenza del lavoro, trovato lo strumento adatto nel B., lo indusse alla grande fatica. Lo stesso B. nel 1. VIII degli *Annales* rese al Neri questa testimonianza.

Gli *Annales* ebbero un grande successo, che rimase incontrastato per moltissimo tempo. Se ne fecero 21 edizioni fino al 1756 e un'altra edizione in Francia dal 1864-87. Ci furono inoltre edizioni parziali, compendi traduzioni in italiano, francese, tedesco e polacco.

Non poteva mancare chi continuasse l'opera che il B. aveva lasciata interrotta. Sino al 1572 giunge la continuazione del domenicano A. Bzowski; sino al 1646 quella del vescovo francese E. De Sponde e finalmente sino al 1565 quella tanto più importante di O. Rinaldi dell'archivio vaticano che si servì del materiale raccolto dal B. Continuatore del Rinaldi fino al 1571 fu G. Laderchi, poi dal 1572 all'85 A. Theiner, tutti e tre oratoriani. I frati conventuali Antonio e Francesco Pagi pubblicarono in quattro volumi una molto stimata *Critica historica chronologica in universos annales eccles. C. B.*, Anversa 1705. Questa opera fu aggiunta alla nuova edizione che degli Annali fece a Lucca l'arcivescovo Mansi nel 1738-56. Con

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Baronio, Cesare - Ritratto di scuola romana (sec. xvir) presso i pp. Filippini - Roma.

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**Fig. 1. Congregazione dell'Oratorio**

- BARONIO, CESARE - Ritratto di scuola romana (sec. XVII) presso i pp. Filippini - Roma.

tutt'altro spirito si accinsero alla critica del B. gli scrittori protestanti, quali il Casaboun ed il Basnage, per screditare l'autorità.

A quattro secoli di distanza dalla prima edizione, l'opera del B. non rende più agli studiosi quei servizi che rese ai contemporanei. La critica, oggi tanto sviluppata, era appena bambina ai tempi del B. specie nel campo degli studi ecclesiastici; egli la fece come gli consentivano i tempi ed i mezzi, larghi sì, ma spesso insufficienti all'impresa.

Talvolta lo storico si fece pigliare la mano dall'apologista, come nella questione della «Monarchia sicula» ed in qualche altra di secondaria importanza. Ma si deve soggiungere subito che la trama, il disegno, lo sviluppo della fatica del B., la sostanza insomma, restano intatti anche oggi nel loro valore fondamentale, e rimane soprattutto il motivo centrale dell'opera: il concetto, cioè, che la dottrina cattolica non ha subito variazioni nella sua essenza.

La documentazione è abbondante, talvolta anche eccessiva per l'argomento, e per procurarsela il B. non risparmia fatiche nella biblioteca Vaticana e chiede codici anche da lontano. Perciò il suo ordinamento critico, per quanto lo permetteva anche il metodo scelto di narrare anno per anno (che del resto era tradizionale), segna un grande progresso storiografico.

Il B. ha portato poi nella sua opera un'onestà scrupolosa, che nessuno mise mai in dubbio, neppure gli avversari per partito preso come il Sarpi. Riteniva «sacrilegio» non trascrivere un testo nei suoi termini propri, e, pur conservandone la sostanza, modificare la forma, per ragioni letterarie, come ebbe a rimproverare ad uno che così aveva fatto correggendo le bozze degli Annali.

Il 9 sett. 1598 scriveva al suo confratello Talpa: «Ho paura che per essere io cardinale, non siano, come prima, così gravi censori a correggere la cose mie come desidero che fossero... Non mi perdonino...» Hora più che mai è tempo che le cose mie passino per lambicco e sottili setaccio». In una polemica a proposito di s. Gregorio Magno, fece passare un opuscolo sotto il nome del suo confratello Gallonio, per non pesare nella questione con la sua autorità di cardinale. Era pertanto facile a ricredersi quando fosse caduto in errore. Talvolta sbaglia per troppo amore dell'esattezza. Così per la intricata questione della cronologia, nella quale vuol fare andare di pari passo per forza la cronologia profana e quella ecclesiastica e stabilire così delle pietre miliari sicure.

È notevole e indubbia la sua grande dote di erudizione. Il Muratori non solo lo chiama «il grande cardinale», «mirabile ingegno» immortale, ma entra nel merito del lavoro e scrive: «Io non prendo mai in mano i suoi Annali sacri che non ammiri quel grande ingegno che potrà far di pianta un sì maestoso edificio e con tanta erudizione e con sì bella critica, quantunque allora mancassero tanti aiuti che noi ora abbiamo» (lettera al Bianchini, 21 maggio 1735). Alfredo di Reumont afferma che il B. «fu il primo a dissodare il terreno della storia ecclesiastica».

Oltre il molto materiale lasciato ed altri scritti di non notevole importanza, il B. compose la vita di s. Ambrogio e di s. Gregorio Nazianzano, la prima pubblicata nel 1587, l'altra lasciata inedita e poi inclusa dai Bollandisti nell'opera loro e in seguito stampata dall'Alberici. In queste vite si nota lo stesso senso critico degli Annali, ed il Calenzio dice giustamente che sono le prime agiografie, nel senso moderno della parola.

Interessantissimo è l'epistolario del B. nel quale sono anche moltissime lettere di grandi personalità dirette a lui; fu pubblicato in 3 voll. da R. Alberici: Epistolae et opuscula inedita, I e II, Roma 1759; III, ivi 1770.

La posizione scientifica del B. determinò anche la sua rapida e brillante carriera gerarchica, nella quale recò grandi vantaggi alla Chiesa. Nel 1593, dopo le dimissioni di s. Filippo, fu eletto preposto della Congregazione dell'Oratorio ed il 1594 confessore di Clemente VIII.
Questa ultima promozione, non avrebbe avuto importanza storicamente per se stessa se non fosse stata occasione di un'azione politica di portata universale. Ardeva allora la questione della riconciliazione di Enrico di Navarra con la Chiesa, per poter essere eletto questi re di Francia. Il partito spagnolo, potestissimo in Roma, ostacolava una tale riconciliazione per motivi politici.

Nella Curia romana stessa e tra i cardinali la divisione era grande. B. intervenne decisamente e contribuì in maniera efficace alla riconciliazione avvenuta nel 1595 e che salvò l'Europa e la Francia da maggiori scissioni. L'elevazione a cariche maggiori fu rapida: B. fu nominato protonotario apostolico il 21 nov. 1595; cardinale il 5 giugno 1596; bibliotecario di S.R.C. nel 1597. Nella sua nomina a cardinale il B. scelse a suo titolo la chiesa dei SS. Nereo ed Achilleo, rifiutata da tutti e da parecchio tempo, per essere la chiesa quasi diruta e che perciò avrebbe poi obbligato a grandi riparazioni e spese personali.

Il B. la prese liberamente appunto con questo scopo, la fece restaurare dalle fondamenta e decorare, con somme ingenti per quei tempi, facendo anche debiti. Salvò così uno dei più antichi monumenti da rovina irreparabile. E fu ancora lui che, diventato abate commendatario di S. Gregorio al Celio, promosse i primi lavori di restauro. Notevole è la parte da lui presa nella lotta contro gli oppositori della giurisdizione ecclesiastica e particolarmente in occasione dell'interdetto di Venezia sotto Paolo V; pubblicò allora la Paraneisis ad Republicanem Venetam (Roma 1606) per ritrarla dalla via per la quale s'era messa. Eguale zelo dimostrò contro i tentativi di far promuovere alle dignità ecclesiastiche ed al cardinalato persone meno degne. Invece fu lui che propose al Papa il Bellarmino e ne sollecitò la nomina a cardinale.

Ma l'opera, la personalità, la santità del B. rifulsero specialmente nei due Conclavi del 1605. Nel primo, che si aprì il 14 marzo, il B. riuscì ad avere fino a 32 voti, ma non poté raccoglierne qualche altro che mancava per la rigida opposizione del partito spagnolo e l'esclusiva messa dalla Spagna, in seguito alla pubblicazione della «Monarchia sicula». Morto dopo pochi giorni il neo-eletto, Leone XI, nel Conclave seguente aperto il giorno 8 maggio, stava per essere eletto pontefice il card. Tosco. Costui era uomo dottissimo specialmente in diritto, ma non pari alla grande dignità soprattutto per la sua grande libertà di linguaggio. Il B., restato solo contrario, si fece incontro al corteo dei cardinali che si avviava alla proclamazione del candidato e seppe tanto dire che si ruppe l'accordo a stento ottenuto prima.

Su proposta del card. di Montalto, che a malincuore aveva aderito al Tosco, fu fatto di nuovo il nome del B. Un grande numero di cardinali cercò allora di trascinarlo verso la cappella Paolina per l'adorazione come si usava nelle elezioni, ma il B. resistette, «attaccandosi con i piedi et con le mani alle colonne et alle porte, gridando: Io non voglio esser papa: fate un altro papa degno della Santa Sedia» (lettera del card. di Joyeuse ad Enrico IV di Francia).

Pur malato e vecchio, il B. seguitò a lavorare intensamente non solo agli Annali, ma ad ogni cosa che fosse di utilità alla Chiesa. Comprese subito l'importanza scientifica dell'archeologia sacra, che nasceva proprio in quei giorni, con la scoperta del cemeterio

di vigna Sanchez sulla Salaria, visitò i sacri luoghi, prese parte alle riunioni scientifiche. Il Pontefice anzi lo delegò al riconoscimento delle spoglie di s. Cecilia nell’ott. del 1596.

Si interessò inoltre alla riforma del Rituale romano, per incarico di Paolo V; fece togliere in Firenze dalla pubblica esposizione l’immagine della favolosa papessa Giovanna, agli energicamente e scrisse nella questione dell’interdotto di Venezia e s’occupò della riforma dei Premostratensi.

Morì il 30 giugno 1607 e fu sepolto nella Chiesa Nuova, accanto all’altare maggiore. Enrico IV, che aveva fatto ricorso al B. anche per altre questioni, dispose un funerale alla morte del cardinale e vi intervenne personalmente, in riconoscimento soprattutto della gran parte avuta nella sua riconciliazione con la Chiesa.

Se con l’opera sua rese alla Chiesa un grande servizio, maggiore è quello che rese ad essa con la santità della sua vita austera e penitente, tutta carità verso i poveri e gli infelici, alieno da ambizioni e dal nepotismo. Benedetto XIV lo dichiarò « venerabile » (18 genn. 1745).

L’alta personalità scientifica del B. determinò nella Congregazione dell’Oratorio un ampio movimento storico e creò una bella tradizione di cultura storica. Oltre i tardi continuatori degli Annali già nominati, ricordiamo qui Gallonio, Severano, Bozzio, Marciano, che lasciarono scritti rilevanti di carattere storico.

BIBL.: G. Calenzio, *La Vita e gli Scritti del card. C. B.*, Roma 1907; Autori vari, *Per C. B. nel terzo Centenario della sua morte*, 1911; Pastor, IX-XII, passim; P. Paschini, *La Riforma Gregoriana del Martirologo romano*, in *Scuola cattolica*, 31 (1923), pp. 198-210; 274-84; L. Ponnelle e L. Bordet, *S. Filippo Neri e la società romana del suo tempo*, vers. ital., Firenze 1931; G. De Libero, *C. B.*, Roma 1930; A. Walz, *Studi storico-grafici*, 1914; E. Fueter, *Storia della storiografia moderna*, vers. II. di A. Spinelli, I, Napoli 1944, pp. 316-18; II, 1914, pp. 359-60.

Baronzio, Giovanni - Ancora con scene della vita di Gesù e alcuni santi - Urbino, palazzo Ducale.

Baronius, Justus. - Protestante convertito, n. a Xanten (Slesia) ca. il 1570; ignoto rimane l’anno e il luogo della sua morte. Educato in un rigido calvinismo, ma scosso dai dissensi tra le varie sette e dall’astiosità adoperata nella lotta contro la Chiesa romana, si diede alla lettura della Bibbia cattolica e dei commenti dei Padri, specialmente di s. Agostino e s. Cipriano, e si persuase che la Chiesa di Roma in nulla s’era allontanata nella dottrina della Chiesa primitiva: l’obiezione specosa più in voga nel sec. XVII, rivolta dai protestanti ai cattolici. Venuto a Roma per approfondire le questioni fu bene accolto da Clemente VIII e soprattutto dal card. C. Baronio, le cui opere finirono con il confermarlo nella verità. Così, tornato in patria, scrisse della sua imminente conversione allo stesso Papa, che gli rispose (17 genn. 1601) animandolo al gran passo. La conversione ebbe luogo nel 1601; e da allora prese a chiamarsi anche Giusto Baronio, in riconoscenza al cardinale. Della sua vita ulteriore non si sa quasi nulla; solo vien ricordato che si laureò in teologia all’Università di Siena, in giurisprudenza a quella di Perugia, poi tornò in Germania per studiare all’Università di Heidelberg. Ritiratosi in seguito a Magonza, attese alla conversione dei suoi antichi correligionari.

Scrisse: *Fusti Calvini Veterocastrensis pro sacrosanta catholica Romana Ecclesia*, *proque sua ad eam transmigrazione Apologia* (Magonza 1601; 2a ed. Heidelberg 1756); *De latitudine Ecclesiae Dei et moderata cœrctione haereticorum* (ivi 1601); *Epistolarum Catholicarum liber unus* (ivi 1601; 2a ed. Magonza 1756); *Praescriptionum adversus haereticos perpetuarum ex ss. orthodoxis, potissimum Patribus Tract. IV* (ivi 1602; 2a ed. ivi 1756).

BIB

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Baronzio, Gtovanni - Ancona con scene della vita di Gesù e alcuni santi - Urbino, palazzo Ducale.
L.: A. Rass, *Die Konvertiten seit der Reformation*, Friburgo in Br. 1866-71, III, pp. 537-620; A. Kobler, *Calvinus Justus*, in *Kirchenlexikon*, II, coll. 1744-45. Celestino Testore

Baronius (Baron du Berry). - Monaco del sec. VII; appartenente a nobile famiglia, si ritirò in convento dopo tempestose esperienze di vita. In un racconto anonimo, probabilmente di un suo contemporaneo, *Visio Baronti monachi Longoretensis*, si narra come, caduto in letargo, avesse la visione del pellegrinaggio che la sua anima, separata dal corpo, avrebbe compiuto in cielo e nell’inferno e della sua assoluzione mediante la penitenza. La narrazione appartiene a quel genere di letteratura escatologica, rozza di lingua, se non incolta, che si diffuse poi in tutta Europa.

BIBL.: Opere: *Visio Baronti monachi Longoretensis*, in MGH, *Script. rer. mer.*, V, pp. 368-94. Studi: L. Duchesne, *Fases épiscopaux de l’ancienne Gaule*, III, Parigi 1901, pp. 25-39. 77, 84. Giovanna Fusco

Baronzio, Giovanni. - Pittore da Rimini, m. già nel 1362. Nel 1345 firmava un politico oggi nella galleria di Urbino; gli viene anche attribuito un crocifisso firmato nello stesso anno: Joannes de Arimino, a Mercatello (v. Giovanni da Rimini). La personalità artistica del B., rivelata da L. Venturi che vide in lui il maggior rappresentante della scuola riminese, l’artista che fuse, derivandone un proprio stile, il cromatismo bizantino con il plasticismo formale fiorentino, è stata criticamente riesaminata dagli studi recenti (M. Salmi) che ne hanno definito la valutazione nei confronti degli altri artisti della stessa scuola. Alla luce di questi il B. deve ritenersi il divulgatore del gusto dei principali riminesi (Pietro da Rimini e il Maestro di S. Agostino); divulgatore abile ma non