BARONIUS, JUSTUS. - Protestante convertito, n. a Xanten (Slesia) ca. il 1570; ignoto rimane l'anno e il luogo della sua morte. Educato in un rigido calvinismo, ma scosso dai dissensi tra le varie sette e dall'astiosità adoperata nella lotta contro la Chiesa romana, si diede alla lettura della Bibbia cattolica e dei commenti dei Padri, specialmente di s. Agostino e s. Cipriano, e si persuase che la Chiesa di Roma in nulla s'era allontanata nella dottrina della Chiesa primitiva: l'obiezione speciosa più in voga nel sec. XVII, rivolta dai protestanti ai cattolici. Venuto a Roma per approfondire le questioni fu bene accolto da Clemente VIII e soprattutto dal card. C. Baronio, le cui opere finirono con il confermarlo nella verità. Così, tornato in patria, scrisse della sua imminente conversione allo stesso Papa, che gli rispose (17 genn. 1601) animandolo al gran passo. La conversione ebbe luogo nel 1601; e da allora prese a chiamarsi anche Giusto Baronio, in riconoscenza al cardinale. Della sua vita ulteriore non si sa quasi nulla; solo vien ricordato che si laureò in teologia all'Università di Siena, in giurisprudenza a quella di Perugia, poi tornò in Germania per studiare all'Università di Heidelberg. Ritiratosi in seguito a Magonza, attese alla conversione dei suoi antichi correligionari.
Scrisse: Justi Calvini Veterocastrensis pro sacrosanta catholica Romana Ecclesia, proque sua ad eam transmigrazione Apologia (Magonza 1601; 2ª ed. Heidelberg 1756); De latitudine Ecclesiae Dei et moderata coercitione haereticorum (ivi 1601); Epistolarum Catholicorum liber unus (ivi 1601; 2ª ed. Magonza 1756); Praescriptionum adversus haereticos perpetuarum ex ss. orthodoxis, patissimum Patribus Tract. IV (ivi 1602; 2ª ed. ivi 1756).
