AUBIGNÉ, JEAN-HENRY MERLE d'. - N. a Ginevra nel 1794, m. ivi nel 1872. Figlio del commerciante L. Merle. Il nome d'A. s'aggiunse a quello della famiglia Merle dalla nonna paterna di Jean, Elisabetta, nella quale si era spenta la discendenza diretta del celebre ugonotto Agrippa d'A.
Per completare i suoi studi andò a Berlino dove ebbe, come professore di storia ecclesiastica, il famoso Giov. Aug. Guglielmo Neander. Dal 1818 fu pastore della chiesa protestante francese di Amburgo e dal 1823 al 1830 di quella di Bruxelles, dalla quale si dovette separare per la rivoluzione belga contro l'Olanda, ritirandosi nella sua città natale dove rimase fino alla morte. Trovò Ginevra in un periodo di sconvolgimento politico e religioso. La libertà di culto imposta dalla Santa Alleanza nel formare quel cantone con l'aggregare alla città alcuni villaggi cattolici, aveva inerrato il rigido governo calvinista di essa; l'influsso del missionario scozzese Roberto Haldane, aveva suscitato una specie di «Risveglio» religioso, ma non del tutto calvinista; dottrine metodiste, pietiste e perfino sociniane si erano infiltrate tra gli stessi pastori, dando origine a dispute tra ministri e fedeli e tra gli stessi ministri, nè bastava a calmarle l'appello alla pace del Consiglio di Stato e le sue esortazioni al silenzio sui punti di controversia. Una pasquinata affissa alle porte di una chiesa diceva: «Per ordine della Compagnia dei Pastori è proibito in questo tempio di parlare di Gesù Cristo sia in bene sia in male». Per liberarsi da questo stato di cose il d'A. e alcuni altri pastori fondarono la «Società evangelica di Ginevra». Questa società, calvinista nella dottrina, ma contraria a qualsiasi unione tra Chiesa e Stato, stette in relazione con altre chiese, benché non calviniste, rompendo così l'inflessibilità religiosa dell'antica Ginevra; conservò inoltre rapporti con associazioni protestanti straniere, derivando da esse lo spirito delle missioni, e promosse riunioni religiose (meeting), estranee all'esclusività calvinista; finalmente fondò il Collegio di Ginevra per fare contrappeso all'Accademia di Calvino. Di questo collegio il d'A. fu presidente e professore di storia ecclesiastica.
Dal 1831 fino alla sua morte, il d'A., oltre all'insegnamento, si dedicò a scrivere libri, fra i quali
sono da notare non solo opuscoli omiletici, religiosi ed esegetici, ma anche una monografia storica su Cromwell, una sulle lotte religiose in Scozia, ed altre. Le sue opere principali sono però la Histoire de la Réformation au XVIᵉ siècle (5 voll., Parigi 1835-63) della quale pare che concepisse l'idea a Eisenach, nel 1817, durante le feste centenarie di Lutero, e la Histoire de la Réformation en Europe au temps de Calvin (Parigi 1862-78), in 8 tomi, dei quali i tre ultimi non ritoccati dall'autore. Sono opere celebri, la prima soprattutto, tradotte in varie lingue, molto lodate ed apprezzate dai protestanti, ma troppo unilaterali, quasi fanaticamente anticattoliche e di un feticismo settario che ne sminuisce grandemente l'importanza. Nella seconda edizione della traduzione inglese della prima opera, viene riprodotta una lettera dello stesso autore nella quale, rispondendo a talune osservazioni, non solo accetta alcune frasi della traduzione, più spiccatamente anticattoliche che nel testo francese, ma finisce con una espressione che pare prevedere il futuro movimento ecumenico protestante del tempo presente: «tutti insieme, episcopali, presbiteriani, congregazionalisti, battisti ecc. costituiscono non già una semplice pluralità ma anche e principalmente una vivente e organica unità».