BENGEL, JOHANN ALBRECHT. - Erudito protestan- te, n. a Winnenden, nel Württemberg nel 1687, n. a Stoccarda nel 1752. Fu ministro del culto luterano a Metzingen ed altrove, professore in seminario, non- ché consigliere aulico e concistoriale.
Soprattutto egli si distinse come esegeta, dopo essere stato l'editore delle Lettere di Cicerone (Stoccarda 1719), del Panegirico di Origene di s. Gregorio il Taumaturgo (1722), e dei libri Sul Sacerdosio del Boccadoro (1725). Nel campo biblico, B. salì in fama per i suoi lavori sul testo neotestamentario. Nel 1734, diede in luce un Apparatus criticus e un'edizione riveduta del Nuovo Testamento greco. Il suo criterio esegetico è stato quello di "spiegare la Scrittura con la Scrittura senz'aggiungervi nulla, ma trarne tutto quanto essa contiene, senza nulla tralasciare". Il suo capolavoro, risalente al 1742, fu, però, il Gnomon Novi Testamenti in quo ex nativa verborum vi, simplicitas, profunditas, concinnitas, salubritas sensuum coelestinum indicatur, più volte ristampato e tradotto in tedesco dal Werner (Stoccarda 1853). Sia con l'Apparatus che con Gnomon, B. s'ebbe fama quale primo autore che, nel protestantesimo, abbia trattato l'esegesi neotestamentaria con fine senso critico, assurgendo per tal modo a fondare d'una scienza di cui certo non aveva previsto gli ulteriori sviluppi. Giovanni Wesley, conosciuto il Gnomon, rinunciò ad un suo commentario.