BARTOLOCCHI, GIULIO. - Insigne orientalista, n. a Celleno, dioc. di Montefiascone (Viterbo), nel 1613, m. a Roma il 20 ott. 1687. Entrò nell'Ordine dei Cisterciensi, e nella professione (1632) vi assunse il nome di Giulio di Sant'Anastasia. Fu allievo del giudeo convertito Giovanni Giona Galileo Battista (v.) professore di ebraico nell'Università di Roma. Anche il B. insegnò tale lingua, per ben 36 anni, nel collegio dei neofiti, a Roma. Scrittore di ebraico nella Biblioteca Vaticana, ne descrisse in tre volumi i manoscritti ebraici.
L'opera monumentale cui deve la sua fama è la Bibliotheca magna rabbinica, stampata per i tipi di «Propaganda Fide», Roma 1675-83. L'ultimo dei 4 voll. fu completato dal suo discepolo e confratello p. Carlo Giuseppe Imbonati (ivi 1693). È un'imponente raccolta, in ordine alfabetico, di notizie su autori e scritti rabbinici. I giudei moderni, pur riconoscendo in essa la prima grande bibliografia rabbinica, la considerano scarsa di valore critico. Ma Cristoforo Wolf (m. nel 1739) la prese come base per la sua celebre Bibliotheca hebraica; più tardi ne usarono largamente B. Ugolini nel suo Thesaurus antiquitatum sacrarum e il Calmet in Bibliothèque sacrée.
Il p. Imbonati aggiunse come quinto volume dell'opera, la sua Bibliotheca latino-hebraica (Roma 1694: bibliografia di scritti latini contro i giudei o no argomenti giudaici).
Altre opere (inedite) del B. sono una versione latina interlineare del libro di Tobia, una versione del Targum al Cantico dei Cantici; Defensio doctrinae christianae (trad. in ebraico da G. G. Battista); Collectanea de Trinitate, Messiae divinitate ac gentium vocatione; e, incompleti, Sacra Genesis a Iudaeorum erroribus vindicata, Dictiones difficiliores in Mischna declaratae, e versione del trattato Middot (sulle misure del tempio).