BASSANO (DA PONTE). - Famiglia di pittori comunemente denominata dalla città omonima, invece che col cognome Da Ponte, attiva dalla fine del 1400 ai primi decenni del 1600.
FRANCESCO IL VECCHIO (n. a Bassano nel 1470, m. nel 1540 o '41), iniziò la scuola bassanese, il cui caratteristico prodotto fu una pittura di carattere popolare che riduceva le sacre storie quasi a scene di genere, o comunque le inmetteva nella vita comune del proprio tempo. Subì gli influenti della scuola veronese e del Montagna. Si hanno di lui a Bassano la Madonna in trono tra i ss. Bartolomeo e Giovanni Battista e la Vergine tra i ss. Pietro e Paolo.
IACOPO, suo figlio (n. a Bassano nel 1515 o '16, m. a Venezia il 13 febbr. 1592), è il più celebre della famiglia. Nulla sappiamo della sua prima educazione artistica; dall'osservazione delle opere desumiamo un ammaestramento paterno e possiamo presumere con sufficiente fondatezza una sua formazione veneziana. Non è sempre facile distinguere le sue opere autografe da quelle di collaborazione per la continua presenza di aiuti, che conferisce carattere di bottega a molta parte della sua produzione. Ma questo prevalere della bottega non deve indurre a svalutare l'arte sua, quasi qualificandola arte commerciale; né Iacopo va apprezzato soltanto come il convenzionale pittore di fiere, di pastori, di greggi e di calderai, che molti amano rappresentarci. È lecito, piuttosto, affermare che egli, nella pittura veneziana del Cinquecento, occupa un posto a parte per peculiari caratteristiche di spiritualità e semplicità popolare felicemente unite.
Saporosa arte rusticana e schietto profumo agreste si riscontrano nelle sue prime opere, quali la Fuga in Egitto (Bassano, museo), la Cena in Emmaus (Cittadella, chiesa parrocchiale), Cristo e l'adultera (Bassano, museo), Nabucco e i tre giovani (ivi).
Condotta con ingenua schiettezza popolare è pure la Madonna in trono con Matteo Soranzo (Bassano, museo); nella quale l'ultima figura a sinistra è un efficace ritratto; e un bellissimo «pezzo di pittura» si può vedere nella fanciullina seduta ai piedi della scala in atto di giocare con un cane, viva e vera nella sua vesticiola a righe verdi su rosso scolorito. L'Ultima Cena della Galleria Borghese fa pensare al Velasquez giovane. Il Paradiso terrestre della Galleria Doria è stato giustamente considerato un'anticipazione di Paolo Brill o del Bruegel de' Velluti, ma in esso vi è in più un maggior senso vitale negli animali e una maggior espressione anche nelle cose inanimate. Nel S. Rocco della Galleria di Brera, Iacopo usa già la pittura di tocco, che continua poi nel S. Girolamo della Galleria di Venezia. Nel S. Valentino che battezza Lucilla nel museo
