BENEDETTO VI, PAPA. - Figlio di Ildebrando, fu eletto dalla fazione imperiale poco dopo la morte di Giovanni XIII (6 ott. 972), ma consacrato soltanto il 9 genn. 973, perché si dovette attendere la conferma di Ottone I, allora in Germania. Dopo la morte di costui (7 maggio 973), trovandosi Ottone II in difficoltà, la fazione popolare romana, capeggiata da Crescenzio I (m. nel 984), oppose a B. il diacono romano Bonifacio Francone, che si chiamò Bonifacio VII (giugno 974). Questi chiuse B. in Castel S. Angelo e quando il messo imperiale Sicco s'interessò per il suo scarceramento, fece strangolare il prigioniero (luglio 974). Pochi documenti ci restano di B. ed alcuni sospetti, altri falsi. Confermò i privilegi della chiesa
di Treviri (24 genn. 973) e possessioni ai monasteri di Subiaco (26 nov. 973), Vézelay (28 nov. 973) e S. Pietro di Rosas nella Spagna (apr. 974). Sospetta è la lettera inviatagli da Piligrin vescovo di Passavia per chiedergli la restaurazione della gerarchia in Ungheria a danno della metropoli di Salisburgo. Sicuramente falsa è la risposta favorevole di B., come quella contraria alla restaurazione, inventata la prima di Piligrin, la seconda nella cerchia di Federico arcivescovo di Salisburgo.
BENEDETTO

Benedetto VI, papa - Denaro argenteo.
VI, PAPA. - Strangolato Benedetto VI in Castel S. Angelo dove Crescenzio, o Cenci, figlio della seconda Teodora lo aveva fatto imprigionare, fu per breve tempo sostituito dal diacono Francone che prese il nome di Bonifacio VII. Una lista di papi che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, e due da Roma, portò in Inghilterra l'anno 990, riferisce: «... Bonifatius sedit dies sexaginta et expulsus est foras» (cf. B. Pesci, L'itinerario romano di Sigerico arcivescovo di Canterbury e la lista dei papi da lui portata in Inghilterra [anno 990], in Riv. di arch. crist., 12 [1936], p. 59). Infatti il messo dell'imperatore Ottone II riuscì ben presto a ripristinare l'autorità del suo signore ed impone la volontà con l'elezione di B. VII. Non può dirsi con certezza se l'elezione di B. coincida con la fuga di Bonifacio, mentre non v'ha dubbio che tutti tre gli avvenimenti, la morte di Benedetto VI, l'intrusione di Bonifacio VII e l'elezione di B., sono dello stesso anno 974. Dalle bolle emanate da quest'ultimo, la sua intronizzazione risulterebbe avvenuta tra il 2 e il 28 ott. di quest'anno. B. era romano di nascita e, al tempo dell'elezione, vescovo di Sutri; la sua parentela con Alberico, principe dei Romani, riposa su un'aggiunta fatta alla cronaca di Leone di Ostia (MGH, Scriptores, VII, p. 631) che però non merita molto credito. Fu in ottimi rapporti con l'imperatore che si portò a visitare in Ravenna durante le feste natalizie del 980 e ospitò in Roma quando questi vi si stabilì facendo della città eterna la base delle sue campagne nell'Italia meridionale. Fu largo di favori al clero delle varie nazioni, particolarmente a quello tedesco; ebbe soprattutto a cuore il fiorire dei monasteri, come quello di Cluny in Francia e quello di S. Bonifacio sull'Aventino di Roma, dove nominò abate il metropolita Sergio di Damasco, che gli Arabi avevano cacciato dalla sua sede. Nel Sinodo romano del 981 condannò solennemente la simonia, condanna che attesta avere egli stesso comunicato a tutti gli arcivescovi, vescovi, abati re, principi, duchi e conti (PL 137, 336-38).
B. morì in Roma il 10 luglio del 983 e fu sepolto nella chiesa di S. Croce in Gerusalemme.