BENEEK, FRIEDRICH EDUARD. – Filosofo, n. a Berlino il 17 febbr. 1798, m. ivi il 1° marzo 1854. L'opera del B., connessa spiritualmente con quella di
G. F. Fries (v.) si svolge in una duplice direzione, negativa e costruttiva. Mentre infatti combatte l'idealmismo hegeliano (avversione che dal 1822 alla morte di Hegel gli causò la sospensione dall'insegnamento), gli oppone il suo psicologismo che pone l'esperienza interna a base di tutta la filosofia: «Philosophiae scopum a cognitione per esperientiam acquisita attin-gendum esse» (De veris philosophiae initiis, Berlino 1820). Partendo dal kantismo cerca di amalgamarlo con l'empirismo associazionista e con la filosofia della scuola scozzese (Die neue Psychologie, 1845). Nella sua opera principale, Lehrbuch der Psychologie als Naturwissenschaft (ivi 1833), il B. nega l'escidenza dell'anima nel senso di un reale psichico sostenuto, ammettendo soltanto una serie di predissposizioni (facoltà) attivate da stimoli esterni. Il suo empirismo che prelude già al positivismo gli fa negare la possibilità di ogni cognizione razionale del soprasensibile. Herbartiano in pedagogia, il B. in Erziehungs- und Unterrichtslehre (2 voll., ivi 1835-36) ha dato saggio di notevole penetrazione psicologica.