BERNARDO, ARCIDIACONO DI AOSTA, SANTO

BERNARDO, arcidiacono di AOSTA, santo. -

Sommario: I. Vita. - II. Iconografia e rappresentazioni sacre. - III. Opistio del Gran San Bernardo. - IV. Opistio del Piccolo San Bernardo.

I. Vita

N. da nobile prosapia (un'ipotesi recente lo fa membro della famiglia dei visconti di Aosta) agli albori del sec. XI; facendo e indefesso predicatore, fu arcidiacono di Aosta, e fondatore, o più propriamente restauratore, dell'opistio sul monte di Giove, detto poi Gran S. Bernardo, e probabilmente di quello della Colonna di Giove, chiamato poi Piccolo S. Bernardo. La sua festa ricorre il 15 giugno.

Da Novara, ove stava predicando, B. si recò a Pavia (apr. 1081) per incontrarsi con l'imperatore Enrico IV, in procinto di iniziare un'azione ostile contro la contessa Matilde e Gregorio VII, onde distoglierlo da simile progetto; di ritorno a Novara vi morì il 15 giugno dello stesso anno, lasciando larga fama di santità. Fu sepolto nella chiesa del monastero di S. Lorenzo. Da un documento del 15 giugno 1424 si ricava che egli fu canonizzato dal vescovo di Novara, Riccardo (1115-21); però la sua introduzione nel Martirologio romano risale soltanto al 9 ag. 1681. Il suo culto era ed è tuttora assai diffuso in Piemonte, nel Vallese (Svizzera) e nella Tarantasia (Francia). Nel Proprio dei Canonici regolari del S. Monte Salvatore di Bologna è stato introdotto dal Capitolo generale del 1481 (cf. G. Grisostomo Trombelli, Memorie storiche concernenti le due canoniche di S. Maria di Reno e di S. Salvatore, Bologna 1752, p. 190). Pio XI lo proclamò, il 20 ag. 1923, patrono degli alpinisti, degli abitanti e dei viaggiatori delle Alpi (cf. AAS, 15 [1923], pp. 437-42).

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Igre curtima nei Gan. Rep. dei tiran S. B. 1
Bernardo d'Aosta, santo - Stampa popolare.

L'appartenenza di B. all'antica famiglia baronale dei Menthon e le date 923 per la nascita e 1008 per la morte sono dovute ad un volgare falsario dell'inizio del sec. XV che si spaccia per Riccardo di Valdisère, amico e successore del Santo nella dignità arcidiaconale di Aosta. Il suo racconto è costellato di anacronismi e di puerilità, per cui non merita nessuna considerazione.

Della vita di B., scritta dal fratello Azolino, non si è ancora trovata traccia, cosicché le poche notizie attendibili che si hanno su B. le dobbiamo ricercare nella Vita (o meglio panegirico del Santo) conservata in due redazioni leggermente diverse, delle quali i manoscritti più antichi si trovano a Novara (sec. XII-XIII) e ad Aosta (sec. XIII-XIV).

II. Iconografia e rappresentazioni sacre

S. B. è generalmente rappresentato in abito canonico corale: rocchetto, almucio e bastone arcidiaconale; spesso, dal sec. XV, tiene il demonio incatenato ai suoi piedi con la stola trasformata in catena ferrea, motivo iconografico comune con alcuni altri santi, tra i quali s. Bernardo di Chiaravalle. Un anonimo del sec. XV mise in scena la vita del Santo nel dramma intitolato Mystère de s. B. de Menthon, più volte rappresentato al Gran San Bernardo e ad Aosta, che si svolge in tre giornate e comprende 4340 versi. Recentemente Henry Ghéon lo ha rielaborato nella sua Merveilleuse histoire du jeune B. de Menthon, Parigi 1924, rappresentata lo stesso anno ad Annecy.
BIBL.: Testi: Acta SS. Iunii, II, Venezia 1742, pp. 1071-1089; A. Lecoy de la Marche, Le Mystère de s. B. de Menthon, Parigi 1888; A. Colombo, La Vita beati Bernardi dell'anonimo novarese, in Miscellanea Valdostana (Biblioteca della Soc. Storia subalpina, 17), Pinerolo 1903, pp. 303-12; A. Donnet, Le panegyrique de s. B., in appendice all'opera sotto citata, pp. 145-60.

Letteratura: tra le molte vite antiche e moderne di scarso valore critico, citiamo soltanto quelle di R. Viot, Miroir de toute saincteté en la vie de s. B. de M., Lione 1627 (vers. lat., Monaco 1652; vers. ital. 1653); [G. Dorsaz], Vie de s. B. de M., Parigi 1862; P.-A. Pidoux de La Maduère, S. B. de M., Lille 1923

(vers. II. S. Lesna, Ivrea 1931); id., s. V. in DHG, VIII, coll. 690-96; C. Mazzone, S. B. da M., Varallo Sesia 1925.

Meritano invece un particolare ricordo i lavori recenti di J.-A. Duc. A quelle date est morti s.B. de Menthon, in Misc. di Stor. Ital., s. II, XVI (XXXI), Torino 1893, pp. 343-88; L. Quaglia, S. B. de Montjou (G. S. Bernardo 1936), in litografia; A. Donnet, S. B. et les origines de l'hospice du Mont-Joux, St-Maurice 1942 (opera critica di molto pregio); L. Quaglia, S. B. de Montjou d'après les documents liturgiques, in Zeitschrift für schweizerische Kirchengeschichte, 38 (1944), pp. 1-32.

III. OSPIZIO DEL GRAN S. B. – Il passo su cui sorgere l'ospizio è stato a m. 2473 sul mare in una gola stretta e selvaggia ad oriente del M. Bianco sulle Alpi Pennine. Era conosciuto e valicato gran tempo prima dei Romani ed era sacro al dio Penn, donde il suo nome di «Alpis Penina», Poeninum, Summus Poeninus». I Romani lo consacrarono a Giove Pennino (di qui la nuova denominazione di Mons Iovis, Mont-Joux, Plan de Jupiter, Plan de Joux, Monte di Giove), e vi eressero un piccolo tempio e due case di ricovero («mansiones»), sistemandone le vie di accesso. Cessato sul finire del sec. IV il culto pagano, (cf. S. Agostino, De Civ. Dei, V, 26), decadero pure le case di rifugio, di cui non si ha più notizia sino alla fine del sec. VIII (cf. Lettera di papa Adriano a Carlomagno, Jaffé-Wattenbach, 2471), e il colle divenne mal sicuro. L'ospizio eretto nuovi novamente all'epoca carolingia, dedicato a S. Pietro e affidato alle cure di monaci, probabilmente Benedettini, anziché sul valico, si trovava un po' più sotto sul versante svizzero, ove oggi sorge Bourg-St-Pierre. Sul valico ritornato mal sicuro a causa delle invasioni saracene e ungheresi (sec. X e parte dell'XI), s. B. pensò di edificare un ospizio (metà sec. XI), in sostituzione del carolingio andato distrutto, affidandone la custodia sin dall'inizio, come sembra, Canonici regolari (v.), tuttora esistente e fiorente. S. B. dedicò l'ospizio a S. Nicola, ma già nel secolo seguente il nome del fondatore era aggiunto al titolare, che prestò passò in secondo ordine: «Hospitium Bernhardi, domus hospitalis s. Bernardi». L'opera di s. B. va annoverata tra le più eroiche iniziative della carità cristiana e della solitarità umana: che tale sia sempre stata stimata ne fanno fede le numerosissime donazioni di beni immobili, che già una bolla di Alessandro III del 18 giugno 1177 ci attesta esistenti non solo nelle valli vicinioria, ma in Italia, Sicilia, Francia, Svizzera e Inghilterra (cf. Jaffé-Wattenbach, 12.872). I prevosti della Congregazione risiedettero anche ad Aosta. La Congregazione ebbe alterne vicende di prosperità e di decadenza, ma il periodo più triste fu quello che si inizia con i prevosti commendatari (1465-1586) e che si chiude con la sua soppressione negli Stati sabaudi per opera di Benedetto XIV (1752). La Congregazione riprese allora in territorio svizzero nuova vitalità. I Canonici ebbero le simpatie di Napoleone, per l'accoglienza fattagli nel maggio 1800, quando attraversò il passo con le sue truppe. I Canonici del Gran S. B. gestiscono pure, sin dall'inizio del sec. XIX, l'ospizio eretto sul passo del Sempione nel cantone del Vallese. Dal 1933 hanno aperto la «Missione del Tibet», posta sui confini della Birmania, del Tibet e della Cina con centro a Weisi (Yunnan); dal 1936 hanno iniziato i lavori per la costruzione di un ospizio sul colle Latsa a m. 3800 sul mare, luogo di transito assai frequentato tra le valli del Mekong e del Saluen (Yunnan).

Nell'ospizio, oltre una raccolta di oggetti e paramenti sacri, c'è l'archivio, la biblioteca (ca. 30 mila voll.; 17 manoscritti dal sec. XI in poi, alcuni miniati; 16 incunaboli tra cui un breviario di Moutiers in Tarantasia 1486), un museo con ricche collezioni di carattere locale: archeologica (oltre 3 mila monete, galliche, romane e medievali, numerosi ex voto a Giove, ecc.), entomologica, ornitologica e mineralogica. Caratteristici sono pure i cani del San Bernardo, più grossi dei cani di Terranova, con pelo lungo, muso corto e largo, labbro e orecchie pendenti, sensi acutissimi. Essi prestano valido aiuto nella ricerca dei viandanti smarriti nella neve; famoso il Barry che ha salvato nel secolo scorso più di 40 persone. Le prime notizie sulla loro presenza nell'ospizio risalgono al sec. XVII.

IV. OSPIZIO DEL PICCOLO S. B. – Si trova sul valico omonimo delle Alpi Graie a sud del M. Bianco postoi un'uella apparizione a emana a m. 2188 sul mare. Su questo passo, detto «Saltus Graius, Mons Graius, Alpis Graie», furono scoperte interessanti antichità galliche e romane con una casa ospitale («mansio»).

I Romani vi onorarono Giove e la tradizione vi addita una colonna sacra al dio, donde il nome medievale di «Columna Iovis, Mons Columnae Iovis» (Colonne Joux). Nella seconda metà del sec. V, in ricordo della traslazione del corpo di S. Germano d'Auxerre (m. 448), fu costruita sul colle una chiesa in onore di detto Santo, cui si aggiunse naturalmente una casa ricovero, che risorse poi dalle rovine sul finire del sec. VIII (cf. Lettera di papa Adriano, sopra citata). Che s. B. abbia pensato a ricostruire anche su questo colle un ospizio è cosa probabile, benché non si abbiano documenti coevi. Non certo a caso papa Eugenio III, il 5 apr. 1145, annoverando questo ospizio tra i beni appartenenti ai Canonici regolari di Verres, lo chiama «domus Sancti Bernardi» (cf. Jaffé-Wattenbach, 8730). I Canonici di Verres ne ebbero la custodia fino al 1466, anno in cui l'ospizio passò alle dipendenze dei prevosti, commendatari del Gran S. B. Tale unione rimase in vigore sino alla secolarizzazione dell'ospizio nel 1752 e la sua cessione all'Ordine mauriziano. Tra i moderni rettori del Piccolo S. B. va ricordato il notissimo don Pietro Chanoux (abbé Chanoux, 1828-1909), che vi fu cappellano e rettore dal 1860 al 1909, geniale creatore della Chanousia (1897), giardino ove sono raccolte oltre 2000 piante alpine. Tra i suoi più validi collaboratori nell'attuazione di questa iniziativa, oggi purtroppo distrutta dagli eventi bellici e dal trattato di pace, è da annoverare il prof. Lino Vaccari. Sul Piccolo e sul Gran S. B. furono erette due statue monumentali al fondatore nel 1902 e nel 1905. – Vedi Tav. LXXXIX.

BIBL.: C. Promis, Le antichità di Aosta, Augusta Praetoria Salassorum, Torino 1862, pp. 61-82, 118-20, 123-26; E. Bérard, Antiquités romaines et du moyen-âge dans la Vallée d'Aoste, Torino 1881, pp. 83-86, 88-96; id., Appendice aux antiquités..., 1888, pp. 73-28; Notizie degli scavi d'antichità, 1883, p. 191; 1887, pp. 467-69; 1889, pp. 28, 234-392; 1890, pp. 273-274, 294-306; 1891, pp. 75-81; 1892, pp. 63-77, 440-50; 1893, p. 347; 1894, pp. 33-47 (relazioni in particolare di P. Castelfranco e E. Ferrero); P.-E. Duc, La Maison du Grand-Saint-Bernard et ses Très Révérends Prévots, Aosta 1898; J.-A. Duc, Histoire de l'Eglise d'Aoste, 10 voll., Aosta e St-Maurice 1901-15, passim; P.-L. Vescoz, Deux Statues en l'honneur de l'Abbaye des Alpes, Aosta 1907; F. Gex, Le Petit-St-Bernard, Chambéry 1924; P. Barocelli, Inscriptions italie, vol. XI, Regio XI, fasc. I; Augusta Praetoria, Roma 1932, pp. 27-38, 48-52, 57-59;

id., Ricerche e studi sui monumenti romani della Val d'Aosta, in fascicolo straordinario della rivista Aosta, 6 (1934), pp. 53-59, 72-75; id., Forma Italica. Regio XI Transpadana. I. Augusta Praetoria, Roma (1949), coll. 1-9, 53-63; M. Dellenbach, La conquête du massif alpin et de ses abords par les populations préhistoriques, Grenoble 1935; L. Blondel, L'Eglise et le Prieuré de Bourg-St-Pierre, in Valleia, 1 (1946), pp. 21-41; id., L'Hospice du Grand St-Bernard, ibid., 2 (1947), pp. 19-44 (accurado studio archeologico degli antichi edifici); L. Vaccari, L'abate Pietro Chanoux, in Boll. del C.A.I., 40 (1909), 3e ed., Perugia 1913; S. Vuillermin, Le Recteur Chanoine Chanoux. Sa physionomie morale, Aosta 1909; L. Vaccari, La Chanousia nelle sue origini e nel suo sviluppo (estratto dall'Ammario, n. 1 del laboratorio della Chanousia), Roma 1928; id., L'Attività della Chanousia durante i suoi quarant'anni, 1867-1937 (estratto dal vol. III dell'Ammario cit.), Torino 1937; Vedi anche CANONICI REGOLARI. A. Pietro Frutaz