BERTARIO di MONTECASSINO, santo. - È una delle più notevoli figure d'Italia all'epoca carolingia. Di stirpe probabilmente longobarda - Berthari è la forma originaria del nome - venne educato a Montecassino alla scuola di Bassacio, cui successe nella sede abbaziale nell'856 (secondo il Traube già nell'848). Nel suo governo ebbe in mira di opporsi alla avanzata minacciosa dei Saraceni, e di dare un saldo ordinamento all'importante patrimonio di s. Bene-
detto, secondo il carattere dei tempi e le necessità politiche. Nel primo intento presto valido aiuto agli sforzi di Ludovico II, che accolse più volte splendidamente a Montecassino con l'imperatrice Angelberga, come pure vi accolse in convegno il papa Adriano II e il re Lotario. Propose una federazione fra i vari nuclei politici del mezzogiorno d'Italia. Per divergenza di apprezzamenti politici, probabilmente nei riguardi del ducato napoletano e di qualche atto di Adriano II, B. venne a trovarsi talora in contrasto con Giovanni VIII. Da lui però ottenne un ampio diploma di esenzione che costituì quasi il coronamento dell'altra sua mira: la vasta opera di riordinamento, di cui furono esponenti le imponenti fortificazioni e le larghe bonifiche che culminarono nella fondazione, ai piedi del monte, della nuova città, Eulogimenopoli, la odierna Cassino. Ma le forze avverse finirono per prevalere e travolgere B. con l'opera sua. Dopo aver distrutto il 4 sett. 883 il monastero superiore, i Saraceni si abbatterono su quello di S. Salvatore ai piedi del monte, ove trucidarono B. con molti monaci (22 ott. 883).
B. «fu un uomo completo». All'opera sua politica e organizzatrice andò infatti congiunta una notevole attività artistica e culturale. Edifici, pitture, trascrizioni di codici dalle rilegature ornate di oro e pietre preziose, sono a lui attribuite dalle fonti storiche. E, mentre non esitava a scendere personalmente in campo contro i nemici del nome cristiano, si occupava di medicina, di grammatica, di versi, lasciando opere in parte giunte sino a noi.