BIBLI. Una storia critica delle edizioni generali di s. B. fu intrapresa da D. Amand, in Revue Bénédictine, 52 (1940), pp. 140-161; 53 (1941), pp. 119-51; 54 (1942), pp. 124-44; 56 (1943), pp. 126-73. La prima edizione completa fu pubblicata a Basilea nel 1532: la migliore è quella dei maurini Garnier e Maran, con traduzione latina del Garnier e ampi prolegomeni, Parigi 1721-30; ri-
prodotta più volte, figura pure, con l'aggiunta di nuovi testi, in PG 29-32. Delle poche ed, parziali si hanno: C. F. Johnston, De Spiritu Sancto, Oxford 1892; R. Deferrari e Mc Guire, S. B. Letters, 4 voll., Londra 1926; l'omelia ai giovani (Hom., 22) a cura di E. Sommer, Parigi 1903, e di A. Nardi, Torino 1931; il commento al profeta Isaia in Corona Patrum Salesiana, con traduzione di P. Trevisan, 2 voll., Torino 1939. Una versione dell'Esamerone fu pubblicata da G. Morgera, Piacenza 1894. Una versione francese, con ampia introduzione e noto, fu curata da B. Pruche (Sources chrétiennes, Parigi [1946]). Le Regole furono tradotte e ordinate per materia da E. Leggio, Torino 1934. D. Amand ha in preparazione l'edizione critica dell'Esamerone (Revue Bénédictine, 52 [1940], p. 141).
Studi: Biografia: F. Baert, in Acta SS. Junii, II, Anversa 1698, pp. 807-958; Tillemont, IX, Parigi 1714, pp. 1-304, 628-691; P. Maran, nella prefazione all'edizione maurina, PG 29, pp. v-CLXVII; P. Allard, S. B., trad. ital., Roma 1904; I. Schäfer, B. des Grossen Beziehungen zum Abendlande, Münster in Vestf. 1909; J. Wittig, Leben, Lebensweisheit und Lebenskunde des hl. Metropoliten B., Friburgo in Br. 1920; M. M. Fox, The Life and times of st. B. the Great as revealed in his works (Patristic Studies, 57), Washington 1939. - Opere letterarie: E. Fialon, Etude littéraire et historique sur st. B., 2e ed., Parigi 1869; J. Wittig, Des hl. B. geistliche Übungen (Breslauer Studien zur hist. Theol., 1), Breslavia 1922 (Commento a Isaia); cf. la critica di Altaner, in Byzantin-Neugrisch. Jahrbücher, 3 (1922), p. 426 s.g.; J. M. Campbell, The influence of the second sophistic on the sermons of st. B. (Patristic Studies, 2), Washington 1922; L. W. Jack, B. and the greek Literature (Patristic studies, 1), ivi 1922; M. Bessières, La tradition manuscrite de la correspondance de s. B., Oxford 1923; A. C. Way, The language and style of the Letters of st. B. (Patristic Studies, 23), Washington 1927. - Monachismo: H. Morison, St. B. and his rule, Oxford 1912; W. C. Clarke, B. the Great. A study in Monasticism, Cambridge 1913; M. M. G. Murphy, St. B. and monasticism (Patristic Studies, 25), Washington 1930. - Pensiero: K. Hall, Amphibolichus von Ihonium in seinem Verhältnis zu den grossen Kappadoziem, Tubinga e Lipsia 1904, pp. 122-58; F. Nager, Die Trinitättelehre des hl. B., Paderborn 1912; J. Maier, Die Eucharistielehre der drei grossen Kappadozier, Friburgo in Br. 1915; P. Humbertclaude, La doctrine ascétique de st. B. de Cétarée, Parigi 1932; P. Batifol, L'ecclésiologie de B., in Echos d'Orient, 21 (1922), p. 9 sgg.; M. J. Lubatschovsky, Des hl. B. Kampf gegen den Arianismus. Ein Beitrag zur Textgeschichte der B. liturgie, in Zeitschrift für Kathol. Theologie, 46 (1942), p. 20 sgg.; Y. Courtonne, St. B. et l'hellénisme, Parigi 1934. - Opere generali: O. Bardenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, III, Friburgo in Br. 1923, pp. 130-62, 670 s.g.; O. Schilin, Die altkirchliche griechische Literatur, Monaco 1924, pp. 1407-13 (estratto da W. V. Christ, Geschichte der griechischen Literatur, 6e ed., parte 2e, 2); A. Pouch, Histoire de la littérature grecque chrétienne, III, Parigi 1930, pp. 234-317; P. Allard e M. Besses, s. V. in DThC, II, coll. 441-59; G. Bardy, s. V. in DHG, VI, coll. 1111-26; id., s. V. in DSp, I, coll. 1273-83; M. Viller e K. Rahner, Aussee und Mystik in der Väterzeit, Friburgo in Br. 1939, pp. 122-33.
IV. PEDAGOGIA
Nel cap. 6 della sua Regola monastica s. B. dà alcune norme relative alla educazione dei giovani che intendono dedicarsi alla vita monacale. Innanzi tutto s. B. vuole che i giovani vivano separati dagli anziani, non solo perché non prendano troppa familiarità con chi deve essere sempre trattato con rispetto, ma anche perché non prendano cattivo esempio dai vecchi e da quelle azioni, che, sopportabili nel vecchio, non sono da permettersi nel giovane. Giovani e vecchi svolgeranno in comune soltanto gli esercizi di pietà. I giovani avranno un orario diverso da quello degli anziani, e anche i cibi saranno somministrati diversamente secondo le età e i bisogni. S. B. vuole che il maestro venga scelto con massima cura: questo deve avanzare gli altri per esperienza e deve essere noto per la sua dolcezza, affinché, con cuore di padre, egli possa correggere gli errori dei giovani, dando, ove occorra, gli opportuni rimedi in modo che «col castigar la colpa eserciti l'anima a vincere le passioni» (Regulae fusina tractatae, 33). Il fanciullo deve essere addestrato all'abito della virtù in modo che quando sopraggiungerà in lui l'uso della ragione egli si troverà già bene avviato alla virtù, e ciò perché l'abitudine formata reca facilità e prontezza al vivere virtuoso.Per l'istruzione dei giovani che si dedicano alla vita monastica s. B. vuole che essi si accostino alla S. Scrittura. I maestri debbono raccontar loro le storie e i fatti meravigliosi in essa narrati. Fate apprendere, dice ai maestri, le sentenze dei proverbi, proponete premi di memoria, così per le parole come per le cose, in modo che i fanciulli possano giungere alla meta senza annoiarsi, senza disgustarsi, anzi con diletto, quasi ricreandosi. Tra le omelie di s. B. che ci sono note, va qui ricordata per il suo valore pedagogico la 22ª rivolta «ai giovani sui frutti che si possono ricavare dagli scrittori greci». Come è noto, una questione che nel mondo cristiano antico fu agitata con soluzioni diverse ed opposte fu quella del rapporto tra la nuova cultura cristiana e la vecchia cultura profana. Questione che non mancherà di affacciarsi qua e là nel corso dei secoli; la si vede difatti risorgere in Italia durante l'Umanesimo e in Francia nell'Ottocento. S. B., come in generale i Padri della Chiesa cristiana orientale, mentre postula l'esigenza della sapienza cristiana, come quella che è depositaria della verità, non dispregia l'antico sapere. S. B. pensa che gli scritti profani possano avviare il cristiano alla conoscenza del vero e alla pratica della virtù. È attraverso lo studio degli antichi classici che si conquista quella ricchezza di ornamento e di forma tanto atta ad arricchire la sostanza della cristiana sapienza. L'albero si ammira e piace non solo per le sue frutta ma anche per la pompa del suo ornamento di foglie. Mosè si esercitò nelle discipline degli Egizi e Daniele in quelle dei Caldei. Lo studio dei classici è utile a chi vuole avviarsi e dedicarsi agli studi religiosi, perché è possibile da essi, che ci narrano fatti virtuosi e danno insegnamenti di sana morale, trarre, come fanno le api dai fiori, i concetti morali che in sé racchiudono. S. B., mentre vuole che si studino i classici antichi, avverte che non tutti sono da porsi in mano ai giovani. Sono così da escludersi dal contatto dei giovani quelle opere o quei passi ove vengono descritte scene viziose o si insegnano false dottrine. Molti sono gli esempi virtuosi che s. B. trova nel mondo antico e che i cristiani possono imitare. Socrate, Pericle, Alessandro compirono atti virtuosi; lo stesso Diogene, col suo disprezzo per le cose terrene, insegna come ci si debba comportare verso di queste. Non solo, ma anche nei poeti antichi si può trovare materia di buona educazione, come in Omero, in Teognide, in Prodico, quest'ultimo per l'episodio di Ercole al Bivio. S. B. conclude affermando che se gli scrittori antichi avevano di mira la vita del mondo noi possiamo far tesoro delle loro opere e delle loro sentenze per la vita del cielo. Nino Sammartano
BASILIO di ANCIRA. - Visse nel IV sec. Dapprima medico, fu eletto nel 336 metropolita di Ancira in Galazia. Il Concilio di Sardica nel 344 ritenne anticanonica la sua elezione. B. si ritirò a Filippopoli cedendo il posto a Marcello ora riabilitato. Nel 350 B. prendeva la sua rivincita scacciando Marcello. Fu capo degli omoussiani e prese parte a tutte le mene dei semiariani. Fu l'avversario principale di Fotino e diresse poi la lotta contro Acacio di Cesarea ed i suoi seguaci omenti. Gli acaciani però usarono della loro influenza sull'imperatore per deporre B. e inviarlo in esilio; morì verso il 365. B. sostenne soltanto la somiglianza di essenza e non ammise o non comprese «l'identità» di sostanza tra il Padre ed il Figlio.