BINBIRKILISA (BIN BIR KILLSÄ, «MILLE E UNA CHIESA»)

BINBIRKILISA (Bin bir killsä, «Mille e una chiesa»). - Così vengono denominati i ruderi di una antica città bizantina della Licaonia (Asia Minore), caratterizzata da un gran numero di chiese. La zona desertica su cui sorge, ai piedi del Kara Dagh, fu visitata prima da L. de Labord, poi da H. Holtzmann, J. Smirnov, J. W. Crowfoot, J. A. Wilson, W. M. Ramsay e G. L. Bell, che ne studiarono i monumenti.

In origine B. doveva essere una tipica città provinciale della prima età bizantina e si è tentato di identificarla con Barata. L'abbandanza degli edifici sacri, liturgicamente orientati, fa riconoscere la città come un importante centro religioso.

Sono state difatti rilevate una cinquantina di chiese; la datazione delle più antiche risale al sec. V. queste sono raggruppate nella città bassa (dove ne vennero contate 28); le altre sorgono sul vicino altopiano, su cui si stabilì, dopo l'invasione araba della fine del sec. VII, la nuova città fortificata. Molte delle chiese più antiche appaiono restaurate verso il sec. IX, quando subentrò un nuovo periodo di relativa floridezza. Gli aspetti tipologici di tali edifici non si differenziano da quelli delle città vicine (Daouleh, p. es.). Si tratta di costruzioni in pietra da taglio, coperte per lo più a volte. È frequente l'adozione di uno schema basilicale a tre navate, divise da pilastri, con unica abside e nartecce, fiancheggiate da ambienti laterali; le volte a botte vengono spesso rafforzate da

arconi trasversali. Le dimensioni degli edifici sono generalmente assai modeste, ad eccezione di una basilica che solo sotto tal riguardo – si differenzia notevolmente dalle altre.

Oltre agli organismi basilicali, si notano chiese ad unica navata con transetto disposto a croce egizia, edifici cruciformi a cupola ed alcuni esemplari di chiese a pianta poligonale.

La modestia dell'impianto costruttivo si rispecchia nella decorazione, dai poveri e scarsi ornati; nei monumenti di B. si nota talvolta l'arco oltrepassato, detto a ferro di cavallo, ed è possibile scorgervi influenze architettoniche siriache ed armene.

BIBL.: J. Strzygowski, Kleinasien. Ein Neuland der Kunstgeschichte, Lipsia 1903, pp. 1-27 e passim; W. M. Ramsay e G. L. Bell. The Thousand and one Churches, Londra 1909; V. Chapot, Galatie, in DACL, VI, coll. 67-74; H. Leclercq, La Croix d'Asie, ibid., VIII, coll. 673-80. Guglielmo De Angelis D'Ossat