BINAZIONE. - È la celebrazione di due Messe nello stesso giorno da parte del medesimo sacerdote.
I. CENNI STORICI
Istituendo il S. Sacrificio, Gesù non stabilì il numero delle Messe che il sacerdote può celebrare ogni giorno; tale determinazione restò affidata all'autorità ecclesiastica; la quale, a questo riguardo, non intervenne con una vera e propria legge universale, che assai tardi. Prima, come si può rilevare da alcuni concili provinciali e da accenni dei Padri e degli scrittori ecclesiastici, l'uso di dire più Messe al giorno da uno stesso sacerdote, s'era a poco a poco assai esteso (cf., ad es., s. Leone Magno, Epist. 9, 2: PL 54, 626). La sua origine dai più era attribuita a Roma, derivata dalla necessità,in alcune feste più solenni (Natale, Giovedì Santo, Pasqua, Pentecoste, s. Giovanni B.), quando la basilica non bastava a contenere tutti assieme i fedeli, o un solo sacerdote aveva cura di due chiese. Ora, ciò che da principio si faceva solo in alcuni giorni, prese a ripetersi più di frequente. Si trattava di Messe solenni o cantate; ma ciò diede occasione alla b. anche per Messe private o lette, quando, a cominciare dal sec. vi, queste diventarono sempre più frequenti. A poco a poco, al motivo della necessità, si aggiunse quello della devozione, e anche (quando si fissarono gli onorari) quello dell'interesse. Donde abusi inevitabili, che finirono con il provocare l'intervento ufficiale della Chiesa. Tuttavia c'erano già alcuni che cercavano di ovviare al male con la parola e con l'esempio, asserendo che come Gesù Cristo una volta sola aveva patito per noi, e tutti così ci aveva salvati, così bastava ad ogni sacerdote celebrare una volta sola al giorno. Altri, invece, dal fatto che più Messe al giorno si dicevano sia pure da celebranti distinti, deducendo che anche lo stesso sacerdote poteva celebrare più volte, pensando che tanto più facilmente Dio si piega a misericordia, quante più volte si commemora la passione di Gesù. Walfrido Strabone, riferendo questi usi diversi, cita da una parte l'esempio di s. Bonifacio, che celebrava una volta sola, e dall'altra di Leone III, che avrebbe celebrato talora fino a sette o nove volte nel medesimo giorno (cf. Walfrido Strabone, De rebus ecclesiasticis, I, cap. 21; PL 114, 945).
L'intervento ufficiale della Chiesa partì da prima da autorità ecclesiastiche inferiori, ma in diversa misura. Mentre vescovi riformatori del sec. x, come Dunstan di Canterbury e Oswald di York non permettevano che tre Messe al giorno (P. Batiffol, Leçons sur la Messe, 7a ed., Parigi 1920, p. 58), allo stesso modo che i canoni pubblicati sotto Edoardo, re d'Inghilterra (m. nel 975; cf. Mansi, XVIII, 516) e il can. 5 del Concilio di Seligenstadt del 1022 (ibid., XIV, 397), il Concilio di Londra del 1200 e quello di Lambeth del 1206 non permettevano la b. se non di rado e per una necessità urgente: Natale, Pasqua, o per un funerale o un matrimonio o per supplire un parroco assente (L. Thomassin, op. cit., III, 1, cap. 72 e 73). In questo volgere di tempo cominciano a reagire anche i Papi: Alessandro II (m. nel 1073) dichiara essere sufficiente che il sacerdote celebrava una sola volta al giorno, pur non riprovando una seconda Messa, se necessaria, specialmente ex devotione pro defunctis (Grat., Dist. I, De consecrat., cap. 3); Innocenzo III nel 1212 (Decr., I, III, tit. 41, cap. 3); e Onorio III (ibid., cap. 12) stabiliscono il principio di una sola Messa al giorno, riconoscendo l'eccezione delle tre Messe per Natale e di una necessità urgente. Ciò nonostante nelle chiese dell'Aragona l'uso di celebrare tre Messe anche il giorno dei morti rimase. Benedetto XIV lo concesse espressamente a tutti i sacerdoti latini soggetti alla corona di Spagna e di Portogallo (1748, P. Gasparri, CIC Jontes, II, n. 391, p. 169), privilegio che si mantenne nell'America del Sud, anche dopo la scomparsa dei regimi spagnuolo e portoghese; e che Leone XIII confermò (1897; ibid., III, n. 633, p. 512). E finalmente Benedetto XV lo estese a tutta la Chiesa latina (10 ag. 1915; ibid., III, n. 706, p. 852).