BONCOMPAGNI di MOMBELLO, CARLO. - Uomo politico, n. a Torino il 25 luglio 1804, m. ivi il 14 dic. 1880. Laureatosi nel luglio 1824 in giurisprudenza, entrò nella carriera amministrativa statale.
Essendo particolarmente versato nelle questioni riguardanti l'educazione e l'istruzione della gioventù, e promotore in Piemonte degli asili infantili per la cui attuazione ricorse ai consigli dell'Apostoli, del Lambruschini, del Rayneri, il B. divenne ministro dell'istruzione nel primo gabinetto costituzionale di C. Balbo (1848), ed ebbe lo stesso incarico nel ministero Alfieri, costituitosi nella seconda metà dello stesso anno. In tale qualità sottopose il 4 ott. alla firma del re la legge per l'amministrazione della istruzione pubblica, con la quale si soppresse ogni vera libertà per gli Ordini religiosi in fatto di insegnamento, venne rimossa ogni giusta possibilità di sorveglianza dell'autorità ecclesiastica nelle scuole dello Stato, e la validità degli studi compiuti nei seminari fu ristretta a coloro che intendessero dedicarsi al ministero sacerdotale. Nel secondo gabinetto d'Azeglio (maggio-nov. 1852) ebbe, oltre al portafoglio dell'istruzione, anche quello di grazia e giustizia. Come guardasigilli proseppe la legge per il matrimonio civile, che prevedeva anche l'istituzione dello stato civile di poi introdotto con il Codice del 1865, progetto di legge che fu approvato dalla Camera ma bocciato dal Senato. Presidente della Camera dei Deputati dal 1853 al 1856, e ministro plenipotenziario sardo presso il granduca di Toscana dal 1857, preparò ed attuò, anche attraverso congiure e moti, l'unione degli Stati dell'Italia centrale col Pietro. Dopo il 1860 si occupò varie volte in Parlamento delle relazioni fra Stato e Chiesa, e sostenne la necessità di risolvere la questione romana mediante la soppressione del potere temporale del Papato.