BONCOMPAGNI, FAMIGLIA

BONCOMPAGNI, FAMIGLIA. - Secondo una tradizione sarebbe originaria dell'Umbria, ma la troviamo a Bologna dove apparteneva al mezzo ceto. CRISTOFORO (n. nel 1470, m. nel 1546) era commerciante e creò ai suoi un certo stato di benessere; sposò Angela Marescalchi dalla quale ebbe quattro figli, uno dei quali, Ugo, fu poi papa Gregorio XIII. Questi, che dapprima si mostrava restio a favorire i suoi, contribuì poi a formare la grandezza della famiglia. Un secondo accrescimento questa ebbe quando GREGORIO figlio di Ugo sposò in seconde nozze Ippolita Ludovisi (1681) ultima erede di questa famiglia e così i B. divennero principi di Piombino e di Venosa ed aggiunsero nello stemma al drago dalla coda tagliata dei B., le tre bande d'oro dei Ludovisi. Il principato di Piombino rimase ai B. sino all'invasione napoleonica e ne rivendicarono i diritti patrimoniali al congresso di Vienna (1815) con la conclusione di una composizione in denaro da parte del granducato di Toscana nel quale Piombino fu incorporato. Nel sec. XVIII PIETRO GREGORIO B. grazie al matrimonio con Maria Francesca ultima degli Ottoboni, aggiunse il suo cognome a quello degli Ottoboni, però adottando lo stemma di questi.

Pur rimanendo fedeli alla Spagna i B. non ebbero parte importante nella politica del loro tempo.

BIBL.: G. P. Maffei, Annali di Gregorio XIII, Roma 1742; Pastor, IX, passim; L. Jadin, s. V. in D. H. IX, col. 818 seg.

GIACOMO B. fu il figliolo che Ugo ebbe nel 1548, fuori di legittimo matrimonio, dieci anni prima di entrare negli Ordini sacri. Il padre diventato Pontefice lo nominò nel maggio 1572 castellano di Castel S. Angelo e nell'apr. 1573 comandante delle truppe pontifice. Nel 1576 in occasione del suo matrimonio, il 25 febbr., il papa lo legittimo; sposò la ricca contessa Costanza Sforza di S. Fiora e con ciò entrò nell'alta nobiltà romana. I maggiori possedimenti il B. li acquistò più tardi, e furono il marchesto di Vignola (nel 1578), il ducato di Sora (nel 1580) e la contea di Arpino, tutti fuori dello Stato pontificio, nel governo del quale egli non ebbe parte. Acquistò il palazzo che da lui fu detto di Sora presso la Vallicella. Alla morte del Papa fu costretto a lasciare Roma ed a riparare in Lombardia; non ritornò a Roma che sotto Clemente VIII; ma ben presto passò a Sora dove morì il 26 ag. 1612, lasciando al figlio i titoli ed i beni.

FILIPPO B., figlio di Boncompagno fratello del Papa, fu creato cardinale di S. Sisto a 35 anni il 15 maggio 1572 perché stesse al suo fianco come cardinal nipote; ma insignificante ed inesperto qual era, lasciò al card. Gallio la cura della Segreteria. Fu legato a Venezia per salutare Enrico III re di Francia venuto dalla Polonia nel 1574, arciprete di S. Maria Maggiore (1581), penitenziere maggiore. Alla morte dello zio favorì la candidatura Farnese, ma poi si accordò su quella del cardinal di Montalto. M. a Roma il 9 giugno 1586 e fu sepolto a S. Maria Maggiore.

Non godette lo stesso favore presso il Papa, CRISTOFORO B., fratello del card. Filippo che solo il 15 ott. 1578 fu nominato arcivescovo di Ravenna e al principio del 1579 si recò alla residenza. L'anno seguente cominciò la visita pastorale che condusse con molta diligenza; la ripeté nel 1582. Radunò anche quattro sinodi diocesani ed uno provinciale (1582), mostrando vero zelo nel governo della diocesi. M. nel sett. 1604.

BIBL.: Pastor, IX, p. 916.

Il cardinalato ritornò nella famiglia B. con un riapote di Gregorio XIII, Francesco; n. a Sora nel 1596, creato cardinale da Gregorio XV il 19 apr. 1621, nominato arcivescovo di Napoli il 2 marzo 1626. Visse poi in fama di santo per la sua pietà e carità. M. il 9 dic. 1641. Altri tre cardinali diede alla Chiesa la famiglia B. GIROLAMO, nipote del precedente, n. ad Isola di Sora il 22 marzo 1622, arcivescovo di Bologna l'11 dic. 1651. Era maggiordomo del Palazzo Apostolico nel giugno del 1660 e fu creato cardinale il 14 genn. 1664. M. a Bologna il 24 genn. 1684.

BIBL.: P. Gauchat, Hierarch. cath., IV, Münster 1935, p. 34 e 118.

GIACOMO B. nipote del card. Girolamo, n. a Sora il 19 maggio 1653, cavaliere di Malta, governatore di Orvieto poi di Fermo, fu nominato arcivescovo di Bologna il 15 apr. 1690 e poi cardinale da Innocenzo XII il 12 dic. 1695. Benedisse a Modena, come legato del Papa, le nozze del futuro imperatore Giuseppe I con Guglielmina Amalia di Brunswick-Luneburg ed accolse con grande magnificenza a Bologna Maria Casimira regina di Polonia. Fece elevare un più nobile monumento nella basilica Vaticana a Gregorio XIII. Il 19 giugno 1724 ebbe anche la sede suburbicaria di Albano e m. a Roma il 24 marzo 1731.

IGNAZIO B. LUDOVISI, n. il 18 giugno 1793 a Roma fu vice-legato a Bologna e si occupò assai d'idraulica per la sistemazione delle acque di quella regione. Creato cardinal diacono di S. Maria in Portico (donde passò poi al Pantheon e poi a S. Maria in Via Lata) il 17 luglio 1775 e pubblicato il 13 nov., passò a Bologna come cardinal legato. Alla morte del card. Pallavicino (23 febbr. 1785) dopo lungo esitare Pio VI lo nominò segretario di Stato nel giugno; ma il B. non lasciò Bologna che di mala voglia, e diversamente giudicato, il 17 ag. Era amico del card. de Bernis e dell'Azara incaricato d'affari di Spagna ed accettò a Giuseppe II. Non gli mancavano ingegno e dottrina e si compiaceva dell'amicizia dei dotti; ma era incolpato di fare di notte giorno e di essere di costumi poco corretti. Perdette ben presto la fiducia del Papa, sicché diede le sue dimissioni e lasciò Roma il 12 giugno 1789 per ritornarvi nel dic. «divenuto più buono e cortese», come scriveva Gaetano Marini. Portatosi ai Bagni di Lucca per curarsi, vi morì il 9 ag. 1790.

BIBL.: cf. Pastor, XVI, III, pp. 28, 267; G. Marini, Lettere inedite, a cura di E. Carusi, II e III, Città del Vaticano 1938 e 1941, passim; L. Jadin, s. V. in DHG, IX, col. 821.

In tempi a noi più vicini onorò la famiglia B. il principe BALDASSARE illustre studioso e ricercatore nel campo della storia delle matematiche e scrittore di memorie molto stimate.

Ugo B. LUDOVISI, n. nel 1856 da Rodolfo principe di Piombino; rimasto vedovo due volte, si fece sacerdo e divenne canonico vaticano e vice-camerlengo di S. Romana Chiesa. Morì a Roma il 9 nov. 1935.

Pubblico: Ricordi di mia madre Agnese Borghese B. Ludovisi (Roma 1921); Lettere di una signora romana del sec. XVIII: Eleonora B. Ludovisi (ivi 1935); Roma nel Rinascimento (Albano-Laziale 1928-29) in quattro volumi che non incontrarono favore; Vita della ven. Camilla Orsini Borghese (Roma 1931) e qualche altro lavoro aggiornato. Dopo la demolizione del palazzo di Piombino a Piazza Colonna, costruì il palazzo B. in Via Vittorio Veneto.