BONGHI, RUGGERO

BONGHI, RUGGERO. - Scrittore, critico, uomo politico, n. a Napoli il 21 marzo 1826, m. a Torre del Greco il 22 ott. 1895. Vivido e versatile ingegno, rimase sino ai quindici anni in un collegio di Scolopi, poi si dette agli studi letterari e filosofici, a venti anni pubblicava una traduzione del Filebo platonico e l'inviava al Manzoni e al Rosmini, che l'apprezzarono molto. Nello stesso tempo, all'avvento di Pio IX, collaborò col Troya sul Tempo seguendo direttive liberali moderate. Come segretario della legazione che perorava la causa della lega e della dieta italiana, fu a Roma, a Firenze, a Torino. La crisi della politica di Pio IX lo indusse a recarsi a Firenze e poi a Torino, in casa Arconati; da qui, recatosi a Stresa, conobbe il Rosmini, che gli dette protezione ed ami-

cizia. Tanta fu la venerazione del B. per il Rosmini, che nel 1852 andò ad abitare a Stresa, standogli vicino ed assistendo alla morte di lui. Dalle conversazioni rosminiane, da quelle col Manzoni, Pestalozzi, Cavour, il B. trasse i dialoghi che intitolò Le strestiane (1854). Aveva già pubblicato le Lettere sul concetto dell'anima (1852) e iniziato la traduzione della Metafisica di Aristotele, ma non perseverò negli studi filosofici, distratto dalla mobilità dell'ingegno e dall'attività politica, che tutto lo prese, dal 1860, quando tornò a Napoli e vi fondò il Nazionale, unitario e monarchico. Da allora fu deputato fino al 1892, e tenne cattedre universitarie a Firenze, Milano, Roma, professando letteratura latina, storia antica e moderna. Dal '66 redattore politico e collaboratore della Nuova Antologia, fondò nel 1880 la rivista Coltura. La capacità di lavoro, la prontezza dell'intuito, la facilità dell'eloquenza, fanno di lui il più geniale poligrafo italiano del secolo; non tanto riesce nei lavori di lunga lena (ad es. la Storia di Roma, Torino 1883), quanto nei saggi, monografie, lezioni, cronache. La prima educazione religiosa fu rafforzata dalla devozione profonda per il Manzoni e il Rosmini; ma il suo liberalismo, eccitato dal temperamento critico, e le contingenze polemiche che lo misero contro la politica della S. Sede nei riguardi dell'Italia, lo spinsero spesso oltre i confini della prudenza e della ortodossia. Le sue intemperanze gli crearono situazioni difficili. Quale relatore della legge delle Guarentigie (1871), spiegò i ricchi talenti del suo ingegno, più politico che giuridico: la legge, che non risponde né ai principi assoluti del liberalismo, né a quelli del giurisdizionalismo, va, infatti, considerata in rapporto alle idee riformistiche del libretto rosminiano sulle Cinque piaghe, e come un mezzo temporaneo per arrivare ad una conciliazione tra la Chiesa e lo Stato. Come deputato della Destra e ministro dell'Istruzione (1874-76) fu avverso tanto agli anticlericali e ai massoni, quanto ai cattolici che riteneva legati al «temporalismo». Combatté la libertà d'insegnamento; fu prima fautore e poi avversario della abolizione delle facoltà teologiche nelle università statali; ordinò (1876) illegalmente la chiusura della Università Pontificia di Roma. Nelle sue relazioni con la Chiesa, l'episodio più deplorabile fu la pubblicazione della Vita di Gesù (1892) che aveva scritto con buone intenzioni divulgative, ma che riuscì piena di assai gravi errori e fu perciò messa all'Indice (decr. 16 marzo 1892). In tale occasione scrisse una Lettera a Leone XIII (1893) nella quale, dolendosi della condanna, si professa cattolico e riafferma il pensiero che la Chiesa e lo Stato debbano convergere nella lotta contro il sovversivismo e il materialismo, che vede minacciosi. Plaudi per questo alla Rerum novarum. Si oppose all'apoteosi di G. Bruno a Roma, sfidando gli studenti anticlericali. Nelle lettere premesse alla sua tanto discussa traduzione dei Dialoghi di Platone, come in innumerevoli pubblicazioni, si trovano pagine vigorose su Dio, l'immortalità, la morale evangelica, la pace cristiana, l'indissolubilità delle nozze, lo splendore della carità. Uno studio su S. Francesco (1884) segna precorrimenti interessanti negli studi francescani. Le Sentenze (1866), dettate alle alunne dell'istituto di Anagni, compendiano vigorosamente i principi della pedagogia cristiana e patriottica. Tale Istituto egli fondò per le orfane dei maestri, ed un altro ad Assisi per gli orfani. A beneficio di questi collegi egli, negli ultimi anni, mise in vendita la sua biblioteca. Leone XIII, ricevendo i pellegrini di Torre del Greco, pochi giorni

dopo la morte di lui, disse loro: « Pregate per la grande anima di R. B. ». Generoso e paterno giudizio che può riassumere la intimità di uno spirito nobilissimo il quale, pur attraverso oscillazioni e deviazioni, restò fedele alle più alte aspirazioni della coscienza cristiana.

Opere principali (oltre le citate): Perché la letteratura italiana non sia popolare (Milano 1856); Frati, Papi e re (Napoli 1873); Pio IX e il Papa futuro (Milano 1877); Leone XIII e l'Italia (ivi 1878); Opere inedite e rare di Manzoni (ivi 1885-98); Arnoldo da Brescia (Città di Castello 1885); Roma pagana, Roma cristiana (Firenze 1886); Discorsi alla « Dante Alighieri » (S. Maria Capua Vetere 1920); Scritti manzoniani (Napoli 1927); I miei fatti e i miei pensieri, diario (Firenze 1927). L'editore Le Monnier di Firenze ha iniziato nel 1935 la pubblicazione delle Opere complete di R. B. tra le quali segnaliamo: Ritratti e studi di vita religiosa (1 vol., a cura di P. Torraca) e Stato e Chiesa (2 voll., a cura di W. Maturi).

BIBL.: F. Ermini, R. B., Prato 1895; F. D'Ovidio, Rimpianiti, Palermo 1903; B. Croce, R. B., in Critica, 6 (1908), pp. 81-184; G. Barzellotti, Dal Rinascimento al Risarcimento, Palermo 1909; A. Chiappelli, Figure moderne, Firenze 1924; M. Cordovani, Il rivelatore (per la Vita di Gesù), Milano 1925; F. Crispolti, Politici, guerrieri, poeti, ivi 1938; G. Borelli, Medaglioni, Modena 1942. Egibberto Martire
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“BONGHI, RUGGERO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 1066. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/bonghi-ruggero.