BORGIA, CESARE

BORGIA, CESARE. - Condottiero, n. a Roma nell'estate 1475, m. a Viana, presso Pamplona, il 12 marzo 1507. Figlio del card. Roderico Borgia e di Vannozza Cattanei, destinato dal padre alla carriera ecclesiastica, venne nominato, il 27 marzo 1482, protonotario apostolico. Studiò al Collegio della Sapienza a Perugia e quindi si perfezionò in di Pisa dove si trovava ancora il 12 sett. 1491 quando fu eletto, da Innocenzo VIII, vescovo di Pamplona. Il 31 ag. 1492 ricevette, dal padre, divenuto Papa con il nome di Alessandro VI, l'arcivescovo di Valenza, e il 21 sett. 1493 fu creato cardinale. Ma Cesare aspirava a ben altro: e quando il fratello Giovanni secondo duca di Gandia e capitano generale delle truppe papali fu assassinato la notte del 14 giugno 1497, e ne fu ritenuto poi colpevole egli stesso, ottenne il 17 ag. 1498 in concistoro di rinunciare al cardinalato, e fu dal padre liberato dai doveri del diaconato che aveva ricevuto, secolarizzandosi così completamente.

Già molto addentro a tutti gli affari politici del tempo, riuscì a distogliere Alessandro VI dall'alleganza con Napoli per un avvicinamento alla Francia, da cui sperava maggiori vantaggi e si fece affidare dal Papa una legazione presso Luigi XII. Offrì al re di Francia l'appoggio della S. Sede contro Milano e in cambio fu investito del ducato del Valentino; poté sposare Carlotta d'Albert, sorella del re di Navarra (1499), ed avere il consenso per la conquista

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Uut. Anderson)
Borgia - Stenuna della famiglia, nella vidta della sala detta

delle Romagne. Tornato in Italia occupò subito Imola e Forlì inutilmente difese da Caterina Sforza e fu nominato dal Papa gonfaloniere della Chiesa (1500). Dopo aver messo insieme un esercito di circa 10.000 uomini con a capo ottimi capitani di case nobili italiane, come Orsini e Savelli di Roma, Vitellozzo Vitelli di Città di Castello, Gian Paolo Baglioni di Perugia, si impossessò successivamente di Cesena, Pesaro, dove era signore il cognato Giovanni Sforza, Rimini, e, nell'apr. del 1501, Faenza che gli resistette per lungo tempo e il cui signore, Astorre Manfredi, fece poi uccidere barbaramente in Castel Sant'Angelo. Occupata anche Piombino ed eletto dal Papa duca della Romagna, offrì il suo aiuto a Luigi XII e partecipò alla spedizione contro Napoli. Nel giugno del 1502 occupò Urbino, cacciandone Guidobaldo da Montefeltro, di cui prese il titolo, e Camerino, e progettò l'occupazione della Toscana, affidando a questo scopo la fortificazione di Piombino a Leonardo da Vinci. Ma le sue mire ambiziosi e il malcontento di diversi suoi capitani provocarono contro di lui la Lega della Magione capeggiata da Paolo e Francesco Orsini, il Vitelli, Oliverotto da Fermo, Ermete Bentivoglio da Bologna ed il Baglioni di Perugia. Fu in questo momento che Niccolò Machiavelli inviato da Firenze presso Cesare, per scrutare gli intendimenti, fu in grado di apprezzare l'accorta risolutezza, certamente senza scrupoli, di Cesare e di pensare a lui come ad un possibile grande principe italiano. Riuscito a sventare il complotto e vendicatosi con raffinata crudeltà di tutti i suoi nemici, preparò politicamente le sue conquiste future consolidando l'alleanza con la Francia, rendendo sicura e tranquilla la Romagna, procurandosi l'aiuto di Ferrara con il matrimonio della sorella Lucrezia con Alfonso d'Este, dopo l'uccisione, da lui stesso perpetrata, del secondo marito di lei, Alfonso duca di Bisceglie. Ma l'improvvisa morte di Alessandro VI avvenuta il 18 ag. 1503 sconvolse i suoi piani. Trovandosi egli stesso in quel momento malato e quindi nell'impossibilità di poter prontamente reagire, dovette adattarsi all'accordo che gli venne imposto il 1 sett. di quello stesso anno promettendo di allontanarsi da Roma per non influenzare con la sua presenza e quella del suo esercito, il Collegio dei

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(da G. Portigliotti, I Borgia, Milano 1967)
Borgia, Cesare - Medaglia e firma autografa.

cardinali, mentre in cambio gli veniva garantito il libero passaggio fino agli Stati della Chiesa. Sollevati però nel frattempo Piombino, Rimini e Pesaro, fu costretto a tornare a Roma e a subire la volontà degli Orsini, dei Colonna e dei Savelli. Fu infine fatto rinchiudere in Castel Sant'Angelo da Giulio II, eletto il 1 nov. di quello stesso anno dopo la morte di Pio III Piccolomini, successore di Alessandro VI per poco più di un mese, e fu liberato soltanto il 29 genn. 1504 dopo la dichiarazione di rinunziare a tutte le città che erano ancora sotto il suo dominio. Poiché, dopo l'infelice campagna francese contro Napoli, aveva tentato di riaccostarsi alla Spagna, si recò a Napoli, ma colà fu imprigionato da Consalvo di Cordova e inviato in Spagna. Riuscì a fuggire dalla prigione di Medina del Campo il 25 ott. 1506 e a rifugiarsi presso il cognato Giovanni d'Albret re di Navarra. Morì in combattimento, durante l'assedio di Viana il 12 marzo 1507 a 32 anni ca.

Esaltato da politici e deprecato da moralisti è tra le figure più tipicamente truci e dissolute del Rinascimento; fu visto dai teorici più estremi della ragion di Stato come modello della politica di potenza, attuata con spietata e crudele razionalità; in realtà, al di là delle polemiche, il tentativo di C. B. si inserisce anch'esso nella dolorosa genesi degli Stati assoluti.

BIBL. E. Alvisi, C. B., Imola 1878; Ch. Yriarte, César B., sa vite, sa caprici viti, sa morti, Parigi 1880; A. de Gallier, César B. Duc de Valentinois, et documents inédits sur son séjour en France, 1883; L. Gastine, César B., ivi 1911; G. Garner, Caesar B. A study of the Renaissance, Londra 1912; W. Harrison, C. B., ivi 1913; R. Sabatini, The Life of C. B., 10e ed., ivi 1926. Cf. inoltre Pastor, III, passim; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 314 segg.; G. Pepe, La politica dei Borgia, Napoli 1945, passim. Emma Santovito.