BOTERO, GIOVANNI

BOTERO, GIOVANNI. - N. a Bene Vaginena (prov. di Cuneo) nel 1543 o 1544, fu ammesso nella Compagnia di Gesù nel 1560 e destinato all'inserimento in collegi di Francia ed Italia. Nel 1581 lasciò i Gesuiti di buon accordo con i suoi superiori o per ragioni di salute o per ragioni familiari, non escluso tuttavia un suo particolare disagio a vivere con loro. Pare che si iscrivesse allora alla Congregazione degli Oblati di s. Carlo Borromeo e fu adoperato come vicecurato e poi vicario forane di Luino. Nel 1582 si addottorò in teologia all'Università di Pavia. Due anni dopo fu nominato da s. Carlo parroco di Limito, presso Milano. Dal 1581 o dal 1582 fu segretario di s. Carlo, che ne apprezzava il valore e la virtù; anzi di lui s. Carlo si era già servito come concavista nel Conclave di Gregorio XIII (1572). Lo stesso anno della morte del grande cardinale (1585) ebbe un primo incarico da Carlo Emanuele I di Sa

voia, che lo inviò in Francia per una missione ignota. L'anno dopo ritornò a Milano, al servizio di Federigo Borromeo, di cui fu segretario e maestro insieme, accompagnandolo a Roma. Nel 1599, dimessosi dal card. Federigo con una buona remunerazione ed un canonicato in S. Ambrogio di Milano, accettò di essere precettore dei figli del duca di Savoia. Morì a Torino nel 1617.

Scrisse di molti e svariati argomenti, in prosa e poesia. L'Assidua enumera ben 33 opere e gruppi di lettere tra edite ed inedite. A queste è da aggiungersi un'opera, sino adesso sconosciuta, *De Rege*, della quale il B. fa cenno in una lettera inedita dell'archivio Vaticano che sta per essere pubblicata. Di tutte le sue opere tuttavia meritano di essere particolarmente ricordati i libri *Della ragion di Stato* e le *Relationi universali*, che ebbero, più le seconde che i primi, moltissime edizioni. Nella *Ragion di Stato* il B. segna uno dei momenti più salienti del tentativo di dialettizzare politica e morale, ragione di Stato ed etica; anch'egli, come il Machiavelli, si preoccupa del modo di conquistare e mantenere gli Stati: nella conquista dello Stato hanno parte l'occasione, i disordini dei nemici e l'opera altrui «ma il mantenere l'acquistato è frutto d'una eccellente virtù. S'acquista con forza, si conserva con sapientia; e la forza è commune a molti: la sapienza è di pochi» (*Della Ragion di Stato*, a cura di C. Morandi, Bologna 1930, p. 13). Il B. oscilla tra il concetto di una ragion di Stato intesa come metodo di acquisire e mantenere lo Stato, e tra il concetto di una ragion di Stato di sapore machiavellico, equivalente cioè all'interesse e all'egoismo dei principi; talora riconosce in fine anche egli allo Stato il diritto di ricorrere in certi casi alla violenza ed alla simulazione. Le *Relationi universali*, sono un trattato di geografia politica, sulle quali fu osservato giustamente che il B., innovando e precorrendo i tempi, spoglia la geografia delle sue cognizioni empiriche e considera i vari paesi come ambiente dell'uomo, studiando l'uomo in rapporto ad ognuno di essi. Di particolare valore viene considerata la *Relatione sul mare*, nella quale riassume e coordina sapientemente le nozioni del suo tempo sulla oceanografia.

Bibl.: Per la vita e le opere sino al 1928: G. Assandria, *G. B., Note biografiche e bibliografiche*, a cura di G. Borghesio, in *Boll. st. bibl. subalpinio*, 28 (1926), pp. 407-42; 30 (1928), pp. 29-63, 307-50. Qualche opera assai importante, sfuggita all'Assandria, è citata da A. Magnaghi, s. V. in *Enc. Ital.*, VII, pp. 567-68. Inoltre l'introduzione di C. Morandi a *Della Ragion di Stato*, Bologna 1930, e M. De Bernardi, *G. B.*, *Economista*, Torino 1931. Aggiungi: F. Chabod, *G.B.*, Roma 1934, sul quale è tuttavia da vedere la critica di A. Magnaghi, in *Memorie dell'Accad. delle Scienze di Torino*, 68 (1936), pp. 3-64; infine R. De Mattei, *Critiche secentesche alla «Ragion di Stato» del B. estr. da Studi in onore di Arrigo Solmi*, II, Milano 1940; F. Meinecke, *L'idea della Ragion di Stato nella storia moderna*, trad. II. di D. Scolari, I. Firenze 1942, pp. 93-101; L. De Luca, *Stato e Chiesa nel pensiero di G. B.*, Roma 1946.

Luigi Berra