BRACCIOLINI, POGGIO (POGGIO FIORENTINO). - N. a Terranova Valdarno, presso Arezzo, ca. il 1380. Non ricco di beni familiari, ebbe difficili i primi studi. A Firenze, alla scuola di Giovanni da Ravenna, fu presto conosciuto per vivacità d'ingegno e attitudine alle lettere; e molto lo aiutarono a farsi valere Coluccio Salutati e l'amicizia dei più noti umanisti. Quando giunse a Roma nel 1403 la sua fama letteraria era già assicurata; l'anno dopo da Bonifacio IX fu nominato segretario, e questo ufficio tenne poi quasi ininterrottamente per circa un cinquantennio, pure in mezzo alle travagliate vicende del pontificato romano in quegli anni.
B. poté considerarsi un privilegiato: i suoi viaggi da un concilio all'altro gli permisero fruttuose ricerche di codici nei monasteri di mezza Europa. Importante fra l'altro la sua scoperta del poema lucreziano.
Dopo un'infruttuosa dimora in Inghilterra, il B. tornò a Roma, al suo ufficio; negli ultimi anni lasciò la Curia per diventare a Firenze cancelliere e storico della Repubblica, e priore. Poté quindi attendere in pace, nella sua villa in Valdarno, la morte (1459), curando l'ultima fatica letteraria, la Historia florentina, volgarizzata poi dal figlio Iacopo.
Le sue opere, numerose e interessanti, mancano in generale di profondità, ma non certo di vivacità. L'epistolario, fra i migliori del tempo, contiene varie descrizioni di viaggio e note su costumi e usi di popoli stranieri, ed acquistò celebrità una sua lettera al Bruni sul supplizio e la morte dell'eredito uscita Girolamo da Praga. I suoi dialoghi (De avaritia [1429]; De nobilitate [1446]; De infeli-
citate principum [1440]; De varietate Fortunae [1448]; Contra hypocritas [1449]; Historia convivialis [1450]; De miseria humanae conditionis [1455] sono piuttosto lenti di svolgimento, e poveri di contenuto filosofico, ma abilmente intessuti di piacevoli aneddoti e acute osservazioni, e pregni di schietta avversione per gli impostori, i fannulloni e i viziosi. Particolare diffusione ebbero le Facetiae, raccolta di aneddoti che si immaginano raccontate nell'anticamera pontificia (il bugiale, com'egli lo dice) dai familiari per ingannare il tempo; in cui purtroppo il parlare sboccato e licenzioso non fa difetto, come, del resto non manca in altre sue opere. La Historia florentina, scritta in continuazione di quella del Bruni, resta lontana assai dal modello liviano, per fintezza di stile e larghezza d'indagine.
Famose, e spesso scurrili, le invettive del B. contro il Valla, il Fillefio, l'antipapa Felice: era il costume del secolo. Mediocri le sue traduzioni da Senofonte, da Luciano, da Diodoro.
Opere del B.: Poggii Opera (Strasburgo 1513); Poggii Opera (Basilea 1538); Poggii Epistolae, a cura di T. Tonelli, 3 voll. (Firenze 1832-61). V. anche alcune epistole inedite pubblicate dal Walser nell'op. cit.