BREMOND, HENRI

BREMOND, HENRI. - Scrittore, n. ad Aix-en- Provence il 31 luglio 1865, m. ad Arteh de d'Asson il 17 ag. 1933. Entrato nella Compagnia di Gesù (1882) e compiti gli studi in Inghilterra, fu inviato nel 1889 a Parigi, come redattore alle Etudes. Seppe guada- gnarsi ben presto la fama di fine e penetrante scrit-

tore e di critico eccellente in materie letterarie e religiose (L'inquiétude religieuse. Aubes et lendemains de conversion, I $^{\text {a }}$ scrie [Parigi 1901]; Ames religieuses [ivi 1901]; L'enfant et sa vie [ivi 1902]; Le b. Thomas More [ivi 1903]). Nel 1904 lasciò l'Ordine; ma continuò intensamente la sua attività di scrittore. Nel 1923 fu eletto membro dell'Accademia di Francia (cf. Documentation catholique, II [1924], 1411-25, 1603-18).

Oltre alla sua cooperazione, dal 1905, agli Annales de philosophie chrétienne, numerose assai sono le opere da lui pubblicate; principali : Newmann, Essai de biographie psychologique (ivi 1906), Gerbert (ivi 1907), Gerbert, dernières conférences d'Albéric d'Assise (ivi 1907), La Proseuse mystique au XVII ${ }^{e}$ siècle (ivi 1908), Apologie pour Fénelon (ivi 1910). L'opera assai più vasta, a cui consacrò il meglio delle sue forze, senza arrivare a compirla secondo il suo disegno, è l'Histoire littéraire du sentiment religieux en France, depuis la fin des guerres de religion (II voll., ivi 1915-33). Negli intervalli tra un volume e l'altro, comparvoro: Prière et poésie (ivi 1926), L'abbé Tempête: Armand de Rancé et la réforme de la Trappe (ivi 1926); Introduction à la philosophie de la prière (1929); Bossuet, maître d'oroison (ivi 1931).

Maestro incontestabile di stile, padrone della sua penna fino a piegarla a farle rendere tutte le più avvincenti sfumature, molte polemiche suscitò invece per le sue idee e per il modo di concepire veri punti della teologia spirituale (la preghiera di domanda, l'amore puro, i vari metodi di orazione, i diversi esercizi ascetici, il valore di alcune norme esterne, che dichiara vincoli insopportabili al volo dell'anima e sono invece freni al precipizio). Anche nella sua Histoire esagera l'idea di una lotta violenta e talora irriducibile, fra preghiera pura e preghiera antimistica, cioè ascetica; e più che stare ai dati, forniti dai documenti, e tessere una storia esatta ed obbiettiva, oma piuttosto ricostruire la vita solo con qualche tratto che egli crede più rivelatore, abbreviando citazioni, deviandole talora dal loro senso, mettendo nei suoi personaggi parecchio della sua psicologia personale : umanista, psicologo intuitivo, ma non esatto né colto teologo e metafisico, amava, come egli diceva, orchestrare i magnifici testi, che i vecchi autori spirituali gli fornivano.

Gli resta però il grande merito di aver risuscitato il gusto delle questioni mistiche, di aver rivelato, facendosi leggere con l'incanto e la forza dello stile, i magnifici tesori di vita e di sublime amore di Dio, contenuti in opere, che si stimavano solo piamente retoriche e senza né originalità né anima.

Da non tacere che la sua opera: L'abbé Tempête fu giudicata ingiusta ed offensiva, e che la sua S. Jeanne Chantal (Parigi 1913) fu messa all'Indice il 5 maggio dello stesso anno.

Biel.: A. Bremond, H. B., in Etudes, 1933, III, 29-63; J. de Guibert, in DSp, I (1937), 1928-38 (con ampia bibl. e discussione); J. Jacquemet, in Catholicisme, II (1948), 239-42. Celestino Testore