BRESLAVIA (LAT. VRATISLAVIA, POLACCO WRÓCLAW, TED. BRESLAU), ARCIDIOCESI DI

BRESLAVIA (lat. Vratislavia, polacco Wróclaw, ted. Breslau), ARCIDIOCESI di. - Ora in Polonia. Capitale della Slesia e sede metropolitana.

I. FORMAZIONE (1000-1335)

La diocesi di B. fu fondata verso l'anno 1000, simultaneamente con Cracovia e Kolberg, quale suffraganea di Gniezno (Gnesen), ma sparì di nuovo durante la reazione pagana, dopo la morte del sovrano polacco Boleslaw Chorrbry; così c'è una lacuna fra il primo vescovo Giovanni (menzionato soltanto da Dietmar da Merseburg) e il secondo Girolamo (1046-62). Anche per i seguenti vescovi, fino alla fine del sec. XII, i documenti sono assai scarsi. Gualtiero (1149-69), primo prevosto di Malonne, diocesi di Liegi, ottenne dal papa Adriano IV nell'anno 1155 il primo documento di patrocinio, dal quale si può conoscere l'estensione ed i provvedimenti o prebende della diocesi. Il Capitolo del Duomo fu probabilmente costituito da canonici premostratensi. Il numero delle parrocchie, nonostante le fondazioni ecclesiastiche del magnate polacco Pietro Wlast, rimase piccolo: la diocesi era una diocesi di missione.

Un cambiamento ebbe luogo soltanto, quando alla fine del sec. XII i duchi polacchi di Slesia a cominciare da Enrico I, sposo di s. Edvige (m. nel 1243), chiamarono nel paese coloni tedeschi; nei loro villaggi e città furono costruite nuove chiese, cosicché dall'anno 1200 al 1350 il numero delle chiese autenticamente menzionate salì da 24 a 771. Nello stesso tempo fu compiuta l'organizzazione della diocesi: all'arcidiaconato di B. già esistente vennero aggiunte nel 1227 gli arcidiaconati Oppeln e Glogau, nel 1261 Liegnitz; dal 1219 si può provare l'esistenza di arcipreti.

I grandi vescovi del sec. XIII, Lorenzo (1207-32), Tommaso (1232-68) e il suo nipote Tommaso II (1270-92), tutti polacchi, promossero la colonizzazione tedesca anche nei loro propri territori, Ottmachau-Neisse.

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Roma, Collegio degli Scrittori de La Civiltà Cattolica.
Nel 1244 fu cominciata la costruzione della nuova cattedrale, la quale esiste ancora oggi. Nel 1288 fu composto un lungo litigio col duca Enrico IV riguardo al diritto della decima.

I ricchi monasteri dei Cistercensi come Leubus, Camenz e Trebnitz, le fondazioni di S. Edvige, Heinrichau, Grüssau, Rauden e Himmelwitz; dei Canonici agostiniani di S. Maria a B., Sagan, la badia dei Premostratensi di S. Vincenzo a B. si svilupparono in centri di intensa vita religiosa. Sotto il primo vescovo tedesco, Enrico von Würben (1302-19) questo sviluppo appare terminato.

II. SOTTO LA CORONA DI BOEMIA (1335-1742)

La sorte ulteriore della diocesi fu decisa dal fatto, che la Slesia col patto di Tenczin nel 1335 divenne una dipendenza immediata della corona di Boemia, nel 1536 passò alla casa d'Asburgo e rimase bene ereditario di questa casa, finché nel 1742 fu ceduta alla Prussia. Il vescovo Nanker (1326-42) si sforzò, ma invano, di arginare l'influsso boemo. Sotto Preczlaw von Pogarell (1341-1376) la cultura boema, la quale emanò dalla corte pragnese dell'imperatore Carlo IV, si irradiò anche nella Slesia. La diocesi raggiunse la sua prima fioritura e fu caratterizzata col titolo onorifico di episcopatus aureus; il territorio del vescovato fu anche esteso con l'acquisto del ducato di Grottkau.

Le invasioni degli ussiti sotto il vescovo Corrado von Ols (1417-47), e i litigi intorno al Concilio di Basilea, più tardi la lotta fra la città di B. commercialmente potente e Giorgio Podiebrad di Boemia danneggiò naturalmente anche la vita ecclesiastica. Ma sotto Rodolfo di Rüdesheim (1468-82), il quale aveva prima soggiornato a B. quale legato pontificio, poi sotto Giovanni Roth (1482-1506) la diocesi ebbe una nuova fioritura: il numero dei benefici nelle 10 chiese collegiali (S. Egidio, S. Croce, a. B.-Glogau, Oppeln, Ratibor, Liegnitz, Brieg, Ottmachau-Neisse, Oberglogau e Falkenberg) e nelle grandi chiese parrocchiali della città di B., di Schweidnitz e Hirschberg come il numero degli istituti caritativi e delle scuole ecclesiastiche ebbe un notevole incremento. Sarebbe ingiusto accusare il clero di generale corruzione ovvero di trascuratezza del dovere di residenza. Fino al 1517 si può addurre la prova di 37 sinodi diocesani.

Il protestantesimo ha potuto prendere piede a B. (dal 1520), nel ducato di Liegnitz e in genere nelle città, tanto più facilmente, quanto più si mostrò tollerante riguardo alla vecchia liturgia e gli altri istituti ecclesiastici, cosicché il popolo si accorgeva appena dei principi sostanziali e credeva trattarsi di una riforma, mentre si faceva una rivoluzione; anzi i vescovi stessi non si rendevano chiaramente conto della importanza del pericolo.

Giacomo von Salza (1521-39) fece nel 1525 al papa Clemente VII una proposta per la lotta contro il protestantesimo, ma né lui né i suoi successori Baldassarre von Promnitz (1540-62) e Gaspare von Logau (1562-74) si adoperarono perché fossero prese misure più energiche. La penuria di sacerdoti cattolici spinse molte parrocchie verso i predicatori protestanti. Verso il 1570 la più grande parte della diocesi era protestante.

La ricostruzione cominciò sotto il vescovo Martino Gerstmann (1574-85) con una visita (1579) e un sinodo diocesano (1580) nel quale furono accettati i decreti del Concilio di Trento. Fu poi continuato dal primo alunno del collegio Germanico sulla sede vescovile di B., Andrea von Jerin (1585-96) il quale chiamò i Gesuiti a B.

Questa riforma cattolica subì, invero, un contraccolpo per gl'intrighi dell'ambizioso proposto del capitolo Albert contro l'elezione di Bonaventura Hahn (1596-1600), ma poi fu ripresa da Sitsch (1600-1608) e dall'arciduca Carlo (1608-24) fratello dell'imperatore Ferdinando II, e non fu mai interrotta sotto il principe polacco Carlo Ferdinando (1625-55), nonostante l'assenza del vescovo e la bufera della guerra dei Trent'anni.

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(da Enc. It., VII. tev. CLXXV) BRESLAVIA - Chiesa di S. Maria sul fiume Sande (sec. XIV-XV).
Nel 1628, in base all'editto di restituzione, con l'aiuto dell'autorità pubblica 656 chiese furono restituite alla Chiesa cattolica. I danni della grande guerra furono risarciti e sotto i vescovi Sebastiano da Rostock (1664-1671), il card. Federico di Assia, un convertito (1671-82), e l'ottimo amministratore conte palatino Francesco Lodovico (1683-1732) la diocesi raggiunse una seconda rinascita.

La devozione del periodo barocco trovò nella poesia del convertito Angelo Silesio (m. nel 1677) e l'arte nella cappella sepolcrale di Francesco Lodovico nel duomo di B. la sua più splendida espressione. Lo Stato della casa d'Asburgo proteggeva, ma nello stesso tempo assoggettava anche la Chiesa: dalle elezioni vescovili uscivano presso a poco sempre i candidati dell'imperatore.

III. TEMPO MODERNO DAL 1742

Nella pace di B. (1742) il re Federico II di Prussia si era impegnato a mantenere lo status quo della religione in quella parte della diocesi di B., che gli fu assegnata. Benché nell'insieme osservasse questo patto, si sentì nondimeno il regime dello Stato protestante: nei territori ricattolicizzati per forza ci furono numerose apostasie, i capitoli ed i conventi furono costretti a consegnare allo Stato fino al 50% dei loro redditi. Il debole card. Sitzendorff (1732-42) ed il conte Schaffgotsch (1747-1795), un tempo il favorito del re, non riuscirono a modificare questa situazione. Quest'ultimo cadde in disgrazia (1747) e si ritirò nella parte della sua diocesi rimasta sotto l'Austria, mentre i vescovi ausiliari Strachwitz e Rothkirch amministravano la parte prussiana come amministratori apostolici.

Il colpo più duro la diocesi lo subì in seguito alla vittoria di Napoleone. In virtù dell'Editto di secolarizzazione del 30 ott. 1810 la sede vescovile perdette il territorio di Neisse-Grottkau e tutti i suoi beni; il Capitolo del Duomo, 8 capitoli tutti collegiali e 68 conventi furono soppressi, ed i loro beni furono espropriati in favore dello Stato: il loro valore complessivo ammontava a 15 milioni di talleri. La protesta del vescovo principe Hohenlohe (1795-1817) rimase senza effetto.

Il superbo fabbricato del palazzo vescovile, che risaliva al medioevo, fu con ciò definitivamente distrutto;

era però rimasto uno spazio libero per una nuova costruzione. La bolla De salute animarum del 16 luglio 1821 distaccò la diocesi dalla metropoli di Gnesen, con la quale già dal 1641 non aveva più nessuna relazione di fatto. La parte orientale della Lusazia e i decanati della Slesia superiore Beuthen e Pless furono uniti alla diocesi e questa stessa sottoposta immediatamente alla S. Sede. Al principe-vescovo, quale delegato apostolico, fu conferita la giurisdizione sui cattolici della provincia di Brandeburgo e Pomerania, compresa Berlino. La sede vescovile ed il Capitolo del Duomo furono dotati di sussidi statali. Le conseguenze ed effetti del cosiddetto «illuminismo» furono superati sotto i vescovi Schimonski (1824-32), Knauer (1843-44) ed il card. Diepenbrock (1845-53), uomo dottissimo formato alla scuola di Sailer; Sedlnicky (1836-1840) si era visto forzato a dare le dimissioni a cagione della posizione presa nella lotta intorno ai matrimoni misti. Il pseudo cattolicesimo tedesco del cappellano Ronge non arrecò profondo danno al senso ecclesiastico risvegliato e rinnovato. Cogliendo l'occasione dalle libertà concesse dalla Costituzione prussiana del 1850, i cattolici, sotto il principe-vescovo Förster (1853-81), noto anche come valente predicatore, svilupparono gl'istinti di associazione e la stampa cattolica (per mezzo del Katholisches Kirchenblatt, 1835-85), nuovi ordini e congregazioni femminili s'introdussero o nacquero nella diocesi (ad es., sin dal 1842, le Suore Grigie di S. Elisabetta per l'assistenza agli ammalati). Lo sviluppo fu così forte che il movimento del cosiddetto vecchio cattolicesimo sortì dopo il Concilio Vaticano, nonché il Kulturkampf propugnato dal Bismarck poterono ben rallentare la nuova fioritura della vita cattolica, ma non distruggerla. Il vescovo fu costretto a prendere la via dell'esilio nel 1881; 145.000 anime furono senza ordinata cura parrocchiale; negli anni 1876-86 soltanto 102 sacerdoti furono ordinati, mentre ne morivano 380.

Una delle prime preoccupazioni del «vescovo della pacificazione» card. Kopp, il quale dopo la morte del vecchio principe vescovo Herzog (1882-86) fu trasferito da Fulda a B. (1887-1914), fu di colmare questi vuoti nel clero, con la fondazione di piccoli seminari, con la costruzione di un nuovo convitto per gli studenti di teologia, i quali frequentavano nell'Università di B. i corsi della facoltà di Teologia. Così fu possibile provvedere di sacerdoti le nuove chiese che vennero costruite nei centri industriali rapidamente sviluppati e nei territori di missione di Brandeburgo-Pomerania.

Sotto il «vescovo dell'Azione cattolica» card. Bertram (dal 1914), con le parti della diocesi che furono cedute alla Repubblica polacca fu fondata la diocesi di Katowice (1924). B. stessa, in virtù del concordato con la Prussia (14 giugno 1929) fu elevata ad arcidiocesi ed ebbe quali suffraganee le diocesi di Warmia (Ermland nuova), di Berlino e la prelatura nullius di Schneidemühl.

Nel 1936 l'arcidiocesi di B. comprendeva 795 parrocchie con 1600 sacerdoti e più di 2.300.000 anime.

BIBL.: V. Loewe, Bibliographie der schlesischen Geschichte, Breslavia 1927, pp. 196-224; Archiv für schlesische Kirchengeschichte, 1-6 (1936-41), con completa bibliografia delle nuove pubblicazioni. - Fonti: G. A. H. Stenzel, Urkunden zur Geschichte des Bistums B. im Mittelalter, Breslavia 1845; Liber fundationis episcopatus Wratislaviensis, ed. H. Markgraf e W. Schulte, ivi 1889 (elenco dei beni fatto al principio del sec. xiv); J. Jungnitz, Visitationberichte der B., 4 voll., ivi 1902-1908 (fondamentale); id., Das B. Diözesanarchiv, in Zeitschrift für Geschichte Schlesien, 39 (1905), pp. 52-77; Realhandbuch des Bistums B., Breslavia 1929 (con notizie storiche su tutte le chiese). - Ricerche: J. Heyne, Dokumentierte Geschichte des Bistums und Hochstiftes B., 3 voll., Breslavia 1860-68 (invecchiata, ma ricca di materiale); J. Jungnitz, Die B. Weihbischöfe, ivi 1914 (importante per i secc. xvi-xviii). - Medioevo: B. Panzram, Die schlesischen Archidiakonate und Archipresbyterate bis zur Mitte des XIV. Jahrhunderts, Breslavia 1937; E. Breeska, Die B. Diözesanzynoden bis zur Reformation, ivi 1939; B. Panzram, Geschichtliche Grundlagen der ältesten schlesischen Pfarrorganisation, ivi 1940; R. Samulski, Untersuchungen über die persönliche Zusammentetzung des B.

Domkapitels im Mittelalter bis 1341, Weimar 1940. - Riforma e Controriforma: J. Soffner, Geschichte der Reformation in Schlesien, Breslavia 1887; G. Zimmermann, Das B. Domkapitel im Zeitalter der Reformation und Gegenreformation, Weimar 1938; H. Jedin, Die Krone Böhmen und die B. Bischofswahlen, in Archiv für schles. Kirchengeschichte, 4 (1939), pp. 195-208; A. Sabisch, Bistum B. und Erzbistum Gnesen, ibid., 5 (1940), pp. 96-141. - Tempi moderni: A. Theiner, Zustände der katholischen Kirche in Schlesien 1740-1758 sec. I-II, Ratisbona 1852 (corrispondenza di Benedetto XIV con i vescovi e con Federico II); H. Hoffmann, Die B. Bischofswahlen in preussischer Zeit, in Zeitschrift für Geschichte Schlesien, 75 (1941), pp. 157-224.

IV. ARTE

Il più antico edificio è la chiesa di S. Egidio, della metà del sec. xiii, con un elegante portale romanico; vi è annesso un museo. Carlo IV durante il suo regno (1347-78) favorì il restauro o la trasformazione di quasi tutte le chiese. Così la Cattedrale, che era stata iniziata nel 1244 nelle forme gotiche primitive e nel 1272 consacrata, fu ultimata nel coro minore nel 1361. Alla chiesa a tre navate senza transetto con cappelle laterali e due coppie di torri fu aggiunto (1465-68) il porticato per opera di Hans Berthold e Franzke: nell'interno, che nella sua attuale sistemazione risale ai secc. xvii e xviii, sono custoditi quadri di Willmann ed il Tesoro con la Madonna degli Abeti di Luca Cranach il Vecchio ed il Cristo ad Emmaus attribuito al Veronese. Alla Cattedrale sono addossate le cappelle di S. Elisabetta (1680), con sculture di Domenico Guidi, e dell'Elettore (1720-27), opera di J. B. Fischer von Erlach. Altre chiese notevoli sono quella di S. Elisabetta (secc. xiii e xiv) con torre dei secc. xv e xvi e tre absidi poligonali (monumenti funebri, tabernacolo di Jodocus Taucher del sec. xv, stalli gotici, ritratti del Cranach); quella della Croce a mattoni ed a pianta cruciforme (1295-1359) con la tomba di Enrico IV di Slesia; quella di S. Maria Maddalena della 2ª metà del sec. xiv (portale del sec. xiii proveniente da altra chiesa, ferri battuti dei secc. xvi e xvii, fonte battesimale del 1376 e pulpito del 1579-81 di Friedrich Grass), quella di S. Maria «auf dem Sande» dei secc. xiv-xv (fastosissimo interno del sec. xviii ed il gruppo La Pietà del sec. xv proveniente dalla Boemia) e l'altra del Nome di Gesù (1689-98), caratteristica per l'interpretazione slesiana del barocco (völte dipinte nel 1706 da J. M. Rottmayer e nel 1722-27 da Christoph Tausch). Il gotico palazzo di Città è il miglior edificio profano dell'ultimo medioevo della Prussia orientale e l'unico di tale periodo rimasto a B.: iniziato alla fine del sec. xv e restaurato nell'Ottocento, ha un bel frontone molto ornato, numerose sale fra cui la «Fürstensa» ed una torre rinascimentale (1559). Sono inoltre interessanti molte case del centro della città, quale quella «dei re di Boemia» (sec. xvi) con affreschi del 1672 rappresentanti l'imperatore e sette elettori, l'Università, l'ex-collegio dei Gesuiti, barocco, con grandi sale (1728-40) su disegno di C. Tausch e l'Oberpräsidium o palazzo del presidente provinciale (1766) che rappresenta un tentativo dell'incipiente stile classico. Numerosi sono i musei: delle Belle Arti, Slesiano delle arti decorative e di antichità.
BIBL.: H. Thode, Il museo Slesiano delle Arti figurative, in Arch. st. dell'arte, 2 (1889), pp. 255-57; A. Rossbach, Griechische Antiken des archäologischen Museums in Breslau, Breslavia 1889; B. Patzak, Studien zur schlesischen Kunstgeschichte, Strasburgo 1918; W. Nickel, Die Breslauer Steinepitaphien von Renaissance zum Barock, ivi 1924; F. Landsberger, Breslau, Lipsia 1926; H. Lossow, Der Marienaltar in der Elisabethkirche zu Breslau. Ein Hauptwerk schlesischer Spätgotik, in Jahrbuch der preuss. Kunstsamm., 3 (1939), pp. 127-40.
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“BRESLAVIA (LAT. VRATISLAVIA, POLACCO WRÓCLAW, TED. BRESLAU), ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 64. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/breslavia-lat-vratislavia-polacco-wroclaw-ted-breslau-arcidiocesi-di.