CADENZA NELLA SALMODIA. - Quando i salmi si cantano per intero in una sola volta, oppure si eseguiscono alternando i due cori, o si prendono soltanto alcuni versetti, se questi conservano la forma di salmodia, si distinguono sempre per una c. melodica; la quale è più o meno ornata secondo il momento nel quale si canta. È più ornata nei canti del solista; meno ornata in quelli della «Schola», e più semplice quando è destinata al popolo. Nella salmodia ornata quale, p. es., quella del Graduale della Messa e anche nel Tractus, le c. non si fanno soltanto alla fine del versetto, ma tutta la linea melodica è suddivisa in c., più o meno importanti, a seconda dello sviluppo tematico; l’ultima, di solito, è ornatissima. In questi canti, facilmente diventati «melodic tipo», le c. restano già quasi fisse, e per l’applicazione o accomodamento del testo si seguono le regole generali secondo che siano o no «toniche». Nella salmodia più semplice dell’Ufficio, ogni versetto aveva forse nell’antichità una sola c., come si osserva ancora nel canto ambrosiano. Nella salmodia dell’Introito, come in alcuni canti evangelici, fu presto introdotta una nuova c. prima della pausa, a metà del versetto, che si praticava per comodità dei cantori. Dopo la c. di asterisco il canto si sospende per un tempo, mentre da un coro all’altro non si richiede tale pausa. L’ultima c. melodica varia non solo per ogni «modo» ma anche nello stesso «modo», affinché alla ripresa dell’Antifona il passo sia più comodo e più armonico. Perciò la formola mnemonica EUOUAE (saeculorum amen) dipende da come comincia l’antifona. Le c. melodiche semplici della salmodia si distinguono tra c. ad un accento, e c. a due, secondo che si dia rilievo melodico all’ultimo accento tonico (prima dell’asterisco e alla fine), o anche ai due ultimi accenti tonici.
CADENZA NELLA SALMODIA
BIBL.: H. Rieman, Musikalische Syntaxis, Lipsia 1877; P. Mocquereau, Le nombre musical, Tournay 1908; P. Ferretti, Il Cursus metrico e il ritmo delle melodie del canto gregoriano, Roma 1913; T. Machabey, Histoire et évolution des formules musicales, Parigi 1928; P. Ferretti, Estetica gregoriana, Roma 1934.