CAMPAGNOLA, GIULIO - S. Giovanni Battista, Incisione in rame.
Per vari aspetti autodidatta, studiò all'Università di Catania. Fu in relazione con Berkeley che lo chiamava «vir doctissimus» da cui attingeva «clarissimos ingenii fructus» (Lettera da Messina 1718, e da Londra 1723: edite nella Vita premessa all'Adamo), e amico di L. Muratori che lo definì «Lucrezio cristiano e italiano» (Lettera al Ceva e al Prescimone, ibid.) e lo invitò ad occupare una cattedra all'Università di Padova.
Scrisse di materie scientifiche, criticando parecchie dottrine di Newton (Considerazioni sulla fisica di I. Newton, Milano 1710). In filosofia seguì Cartesio, pur modificando alcune sue dottrine, come quella dei rapporti tra il corpo e l'anima. In genere tentò la conciliazione di Cartesio con la scolastica (cf. il poema filosofico: Adamo ovvero il mondo creato, Siracusa 1783).