CAMPOS, DIOCESI DI

CAMPOS, diOCESI di. - Nella regione settentrionale dello Stato di Rio de Janeiro, suffraganza dell'arcidiocesi di S. Sebastiano di Rio de Janeiro.
CAMPOS, diOCESI di. - Nella regione settentrionale dello Stato di Rio de Janeiro, suffraganza dell'arcidiocesi di S. Sebastiano di Rio de Janeiro.

Superfice: 17.403 kmq .; popolazione: 950.000 ab. Ha 292 chiese, 38 parrocchie, 23 sacerdoti diocesani e 18 regolari (1948). Titolare della cattedrale è il S.mo Salvatore, C. è città dal 1835 ; centro agricolo, economico, con diventa industria e porto fluviale, è la città più fiorente dello stato, in mezzo alla feracissima pianura della foce del Parnaiba.
La sua storia civile incomincia con la traslazione del villaggio di S. João da Barra, dalla contrada dove ora sorge la città (ca. il 1674), fatta dal generale João Correia de Sa. C. fu teatro di qualche lotta, finché tutta la regione si sottomise alla capitaneria dello Spirito Santo. Il suo grande progresso, però, ha origine sul principio del secolo scarso, ed è dovuto alle immense piantagioni di caffè e canna di zucchero, lavorate dagli schiavi negri.
La diocesi fu eretta da Pio XI con la costituzione A d supremae Apostolicae Sedis solium del 4 dic. 1922, per omembramento della diocesi di Niterói.

Bibl.: R. Galanti, Historia da Brasil, III, S. Paolo 1911, p. 391: AAS, 15 (1923), p. 485 ; H. Mourao, O re Decenio da dioces de C., Niterói 1934; J. B. Lehmann, O Brasil Católico, 1947, Juiz de Fora 1047, pp. 95-99. Maurilio Cesar de Lima

CAMPO SANTO TEUTONICO, MUSEO del.


Iniziato fin dal 1887 da mons. A. De Waal (m. nel 1917), rettore del collegio (v. Campo Santo). Le due raccolte principali sono costituite da sarcofagi cristiani per lo più frammentari e da iscrizioni pagane e cristiane, delle quali alcune provenienti dalla vicina basilica Vaticana. Gli acquisti relativi vennero spesso illustrati nel periodico fondato pure nel 1887 da A. De Waal (v. RÖMISCHE QUARTALSCHRIFT); complessivamente dallo stesso nel Katalog der Sammlung altchristlicher Shulpturen und Inschriften im deutschen National-Hospiz vom Campo Santo. Archäologis che Ehrengabe der Römischen Quartalschrift zu de Rossi's LXX. Geburtage (Roma 1982, costituisce il VI Supplementheft der Römischen Quartalschrift). Una illu-
Article illustration
(per cortesia del Superiore della Casa degli Estrivi del Sacro Cuore S. I., Roma)
Cana - La fontana, unica del paese, dalla quale i servi dovettero attingere l'acqua per il miracolo.

strazione dei sarcofagi venne poi data da J. Wittig, Die altchristlichen Shulpturen im Museum der deutschen Nationalstiftung am Campo Santo in Rum (ivi 1906). I singoli soggetti vennero poi presi in esame da G. Wilpert, nel suo corpus dei Sarcofagi cristiani (1929-36). La piccola collezione di vetri dorati venne edita da M. Armellini, I vetri dorati della collezione di Campo Santo, in Römische Quartalschrift, 6 (1892), pp. 52-57 e tavv. II-III. Le lampade in bronzo e in terracotta vennero illustrate, secondo le date d'acquisto, nello stesso periodico. Enrico Josi
CAMUS, Jean-Pierbe. - Vescovo e poligrafo fecondo, n. a Parigi il 3 nov. 1584 , m. ivi il 25 apr. 1652. Abbracciò da principio la magistratura e si mise per parecchio tempo alla scuola del Montaigne, di cui subì poi sempre l'influsso del metodo e dello stile, anche quando, lasciato il fòro, entrò nelle file del clero. Subito si distinse per la sua eloquenza; perciò Enrico IV lo propose a vescovo di Belley. Vi fu, infatti, consacrato il 30 ag. 1609, previa dispensa per la troppo giovane età di 25 anni, da s. Francesco di Sales, del quale visse poi sempre come fedele discepolo, permeandosi del suo esempio e della sua dottrina. Nel 1629 rinunciò al vescovado ed ebbe in cambio l'abbazia di Aulnay in Normandia; ma stancatosi presto di quella vita di riposo, fu per breve tempo viscerio generale a Rouen, donde passò a Parigi, nell'ospizio degli Incurabili, deciso a consacrarsi tutto al sollievo dei poveri. Sarebbe stato vescovo di Arras, per proposta di Luigi XIV, se non fosse morto prima dell'arrivo delle bolle.
Le sue opere sono più di 200 ; tra di esse si contano 40 romanzi, che egli scrisse per la gioventù, che notava appassionata per la lettura dei romanzi di amore, allo scopo di condurla a poco a poco dall'amore umano all'amore divino. L'intreccio è condotto bene con scene attraenti, talora ingenue e talora indiscrete, qualche volta anche ardite; con questo di particolare, che l'autore se ne serve per polemizzare, in materia di ascetica, contro i religiosi per i loro difetti, il loro attaccamento al denaro, la loro pretesa che la perfezione fosse riservata solo ad essi, mentre il C. insiste che è propria di tutti i cristiani; donde polemiche accese da ambo le parti. Le stesse idee conferma sotto altra forma anche nei sermoni e nelle opere ascetiche, che trattano un po' di tutti gli argomenti, secondo che la polemica li attizza. Di queste l'opera che è ancora conosciuta è l'Esprit du bienhenreux François de Sales ( 6 voll., Parigi 1639-41; ridotti più tardi in un volume da Collot [Parigi 1727], più volte ristampato), dove ai pensieri del santo Dottore il C. mischia i proprii, sviluppa, commenta, così da poter dire col Bremond, che nell'opera abbiamo "un François de Sales camusine".

Bibl.: F. Boulas, Un moraliste chrétien, 7. P. C.. Parigi 1897; H. Bremond, Histoire littér. du sentiment religieux en France, I, 10 ediz., ivi 1924, pp. 149-86; XI. ivi 1933, pp. 184 283; R. Heurtevent, s. V. in DSp. II (1937), pp. 62-73.