CAMUS, Jean-Pierbe. - Vescovo e poligrafo fecondo, n. a Parigi il 3 nov. 1584 , m. ivi il 25 apr. 1652. Abbracciò da principio la magistratura e si mise per parecchio tempo alla scuola del Montaigne, di cui subì poi sempre l'influsso del metodo e dello stile, anche quando, lasciato il fòro, entrò nelle file del clero. Subito si distinse per la sua eloquenza; perciò Enrico IV lo propose a vescovo di Belley. Vi fu, infatti, consacrato il 30 ag. 1609, previa dispensa per la troppo giovane età di 25 anni, da s. Francesco di Sales, del quale visse poi sempre come fedele discepolo, permeandosi del suo esempio e della sua dottrina. Nel 1629 rinunciò al vescovado ed ebbe in cambio l'abbazia di Aulnay in Normandia; ma stancatosi presto di quella vita di riposo, fu per breve tempo viscerio generale a Rouen, donde passò a Parigi, nell'ospizio degli Incurabili, deciso a consacrarsi tutto al sollievo dei poveri. Sarebbe stato vescovo di Arras, per proposta di Luigi XIV, se non fosse morto prima dell'arrivo delle bolle.
Le sue opere sono più di 200 ; tra di esse si contano 40 romanzi, che egli scrisse per la gioventù, che notava appassionata per la lettura dei romanzi di amore, allo scopo di condurla a poco a poco dall'amore umano all'amore divino. L'intreccio è condotto bene con scene attraenti, talora ingenue e talora indiscrete, qualche volta anche ardite; con questo di particolare, che l'autore se ne serve per polemizzare, in materia di ascetica, contro i religiosi per i loro difetti, il loro attaccamento al denaro, la loro pretesa che la perfezione fosse riservata solo ad essi, mentre il C. insiste che è propria di tutti i cristiani; donde polemiche accese da ambo le parti. Le stesse idee conferma sotto altra forma anche nei sermoni e nelle opere ascetiche, che trattano un po' di tutti gli argomenti, secondo che la polemica li attizza. Di queste l'opera che è ancora conosciuta è l'Esprit du bienhenreux François de Sales ( 6 voll., Parigi 1639-41; ridotti più tardi in un volume da Collot [Parigi 1727], più volte ristampato), dove ai pensieri del santo Dottore il C. mischia i proprii, sviluppa, commenta, così da poter dire col Bremond, che nell'opera abbiamo "un François de Sales camusine".
Celestino Testore