CAN'TARI. - Poemetti narrativi, la cui ricca produzione fiorì, specialmente in Toscana, dal Tre al Cinquecento. Essi venivano, di regola, composti da poeti popolareschi e canterini o cantampanca, che li cantavano in piazza (a Firenze, la piazzetta di S. Martino al Vescovo), accompagnandosi sulla viola, in determinati giorni e ore, davanti a un pubblico composto in prevalenza da popolani. Il costume dei canterini di piazza fu così gradito alle nostre plebi, che in alcune città come Firenze, Perugia, Aquila, essi venivano stipendiati dal Comune. Raramente ci è giunto il nome degli autori dei c. ma è rimasto famoso Antonio Pucci (1310-88) «campanai» e banditore del Comune di Firenze. Il metro usato, fu di regola, l'ottava, anche se col nome di c. furono qualche volta indicati poemetti narrativi nella metrica del sìvrenese o della ballata. Il c. (chiamato spesso anche istoria) si componeva di circa cinquanta ottave, misura che permetteva un sufficiente sviluppo del racconto senza stancare il pubblico: ma talora gli argomenti trattati richiesero composizioni di maggiore ampiezza, comprendenti un numero, anche notevole, di c. La materia veniva tratta da tutto quanto costituiva il mondo fantastico e spirituale del pubblico a cui si rivolgevano.
Secondo i principali argomenti, i c. sono stati divisi in vari gruppi, qui sotto elencati, indicandosi per ciascuno i c. più importanti: 1) C. leggendari e fiabeschi (Bel Gherardino, Lionbruno, Donna del Vergiù, Reina d'Oriente); 2) C. cavallereschi, svolgenti i temi del ciclo carolingio e bretone (Rotta di Roncisvalle, Rinaldo da Montalbano, Storia di Milone e Berta, Vanto dei Paladini, c. di Tristano, di Lancillotto, di Carduino); 3) C. storici, ispirati da vicende e personaggi della storia italiana dei secc. XIV-XVI (Guerra di Pisa, Guerra aquilana di Braccio, Sacco di Volterra, Istoria del Duca Valentino); 4) C. classici, svolgenti episodi dell'antico mondo greco e romano (Guerra di Troia, Fatti di Cesare, Piramo e Tisbe); 5) C. sacri, sui quali si darà qualche notizia particolare. Quanto alla materia, questi comprendono: a) Leggende agiografiche; b) leggende ispirate dalla Bibbia e dai Vangeli; c) Leggende moraleggianti. Per il primo gruppo che è anche il più importante, esistono c. relativi ai santi: Alberto, Antonio abate, Bernardino da Siena, Caterina martire, Cristina, Cristoforo, Feliciano, Giacomo, Giovanni Crisostomo, Giorgio, Giuliano di Buon Albergo, Lorenzo, Lucia, Orsola, Sebastiano, Stefano, Teodora, e qualche altro. Tra quelli del secondo gruppo ricordiamo i c. di Adamo ed Eva, s. Giovanni Battista, s. Maria Maddalena, Resurrezione, Vendetta del Salvatore, Giudizio Universale, vita, lamento e transito della Madonna. In questo gruppo si possono far rientrare anche due poemetti trecenteschi, che, se pure composti in un tono di maggior levatura letteraria, non si distaccano fondamentalmente dallo stile dei c., e cioè: la Fanciullezza di Gesù, di fra' Felice da Massa, e la Passione di Cristo, di Niccolò di Mino Cicerchia (1364), entrambi gli autori, seguaci di s. Caterina da Siena. Tra le principali leggende moraleggianti, van notate: il castellano, Leonzio, La cortigiana, Il giocatore disperato, «storia bellissima di Senso che cercava di non morire mai».
Quanto al loro carattere e valore poetico, i c. sacri partecipano d'uno stile e di un complesso di procedimenti comuni più o meno a tutti i c. e connessi col carattere di improvvisazione (in senso relativo) e di popolarità che distingue questi poemetti. I loro autori, cioè, si servono di formole simili per l'apertura e la chiusura dei c. e di tutta una terminologia formata da aggettivi, avverbi, interi versi stereotipati

Cantarini, Simone - Sacra famiellio - Roma, galleria Colonna.
e usati secondo l'opportunità, per agevolare la rapida composizione del poemetto.
Vi si riscontra insomma, una specie di "stile aedico" per cui è impossibile distinguere la personalità dei singoli autori dei c., o metterne in rilievo la diversa portata anche sotto il punto di vista del valore estetico: si tratta di composizioni che hanno tutte la stessa aria di famiglia, anche se distanti nel tempo o provenienti da diverse regioni. A confronto coi c. fiabeschi o cavallereschi, in genere i c. sacri si rivelano di fattura mediocre e di scarsa poeticità. Nessuno che possa reggere il confronto con le scorrevoli ottave del c. di Liombruno o con l'epicità, sia pure episodica, dei c. della guerra aquilana. Tuttavia, nei saggi migliori, come nei c. di s. Alessio, s. Caterina, s. Giorgio, s. Giovanni Evangelista, le qualità proprie di queste composizioni, come scioltezza narrativa, evidenza, spontaneità, improntano di sé i poemetti e li rendono di piacevole lettura. Per un assoluto valore poetico si distinguono invece i due sopraricordati poemetti della Fanciullezza di Gesù e della Passione di Cristo. In questi, l'intenso sentimento religioso trova accenti tra i più profondi e alti di tutta la poesia sacra italiana: le strofe 410-13 della Fanciullezza (sul silenzio di Gesù nel deserto) e l'episodio dell'incontro fra Maria e Gesù nella Passione di Niccolò di Mino Cicerchia, meritano di entrare nel patrimonio poetico necessario ad ogni persona colta.
I c. sacri, sono ancora per la loro grande maggioranza inediti, sparsi in codici, incunaboli e stampe popolari delle diverse biblioteche (Casanatense e Corsiniana a Roma, Nazionale a Firenze, Marciana a Venezia, biblioteca di Wolfenbüttel in Baviera, ecc.). Qualcuno è stato via via pubblicato in riviste di filologia o storia letteraria, ma una raccolta edita criticamente come il Levi ci ha dato per i c. leggendari, non esiste ancora. La situazione sotto questo riguardo
risulta dal saggio del Cianciolo che si cita sotto. Importante il fatto che diversi di questi c. sacri sono stati riprodotti nei libretti popolari, in rozze stampe per vari secoli fino a noi, e taluni anche sono passati nella tradizione orale del popolo: prova sicura della loro vitalità.
RilL.: Niccolò di Mino Cicerchia, La Passione di N. S. Gesu Cristo, Bologna 1878; E. Levi, I c. leccendari del popolo italiano, in Giornale storico della letteratura italiana, suppl. 16 (1914); E. Levi, Fiore di leccendo, Bari s. s.: D. A. Perini, La Fanciullezza di Gesù, paemo inedito del sec. xiv di fra' Felice da Massa, Firenze 1926; F. Ugolini, I c. di argomento classico, Firenze 1933; R. Valentini, I c. della guerra aquilana di Braccio, Roma 1932; C. Branca, Il poemetto popolare trecentesco e il Testido del Ineraccio, Firenze 1936; U. Cianciolo, Contributo ai c. di argomento sacro, estratto da Architam romanicum, 22 (1938, 11-111); V. CAINAN, Il c. quattrocentesco di s. Giovanni Evangelista, Città del Vaticano 1947. Paolo Toschi