CANTARINI, SIMONE. - Pittore e incisore, n. ad Oropezza (Pesaro) nel 1612, m. a Verona il 16 ott. 1648, allievo di Claudio Ridolfi, studiò anche le opere dei veneziani e di Federico Barocci.
Attratto dall'arte del Reni, passò alla sua scuola; si recò quindi a Roma, dove subì l'influsso delle opere di Raffaello. Tornato a Bologna, ebbe bottega assai conosciuta e frequentata; fu a Mantova chiamatovi da quel duca, al quale fece un ritratto. Non essendo costui rimasto soddisfatto, il C. lasciò Mantova e riparò a Verona, dove morì.
Pittore eclettico ed accademico, il C. è da considerarsi un discepolo del Reni, all'arte del quale rimase legato nonostante i dissapori per un certo momento intercorsi tra i due; il Malvasia lo trovò « il più grazioso coloritore ed il più corretto disegnatore del suo secolo », ma il suo valore va racchiuso entro i ristretti limiti di un facile e largo divulgatore della corrente pittorica bolognese del suo tempo.
Fu notevole incisore e per le sue composizioni si valse anche in larga misura dei modelli offertigli dalle opere del Veronese, dei Carracci e dello stesso Reni.
Numerose opere sue sono a Bologna, nelle Marche e in gallerie italiane e straniere. Si citano: La trasfigurazione, in S. Urbano a Bologna; S. Antonio, a Cagli (Pesaro); l'Assunta, nella pinacoteca di Bologna; una Sacra Famiglia, nella galleria Borghese a Roma; Giuseppe e la moglie di Puttfarre, nella galleria di Dresda; ecc.