Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Arte Particolari

CANCELLO

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CANCELLO - Cancellata del tabernacolo di Orsamichele di Firenze, su disegno di A. Orcagna (sec. XIV).
CANCELLO - Cancellata del tabernacolo di Orsamichele di Firenze, su disegno di A. Orcagna (sec. XIV).

CANCELLO. - Chiusura mobile di metallo o di legno; se fisso e continuo, nel quale caso è talvolta in pietra, prende il nome di cancellata; se adoperato nell'interno delle chiese si chiama transenna o pluteo (v.).

Di c. propriamente detti non ci sono stati conservati esempi prima del sec. XII; se ne trovano invece sempre più frequenti a partire dal sec. XIV; allora il gusto gotico ebbe modo di esplicarvi tutta la sua elegante stilizzazione ornamentale. Tra i molti c. trecenteschi in ferro battuto ancora esistenti ricordiamo quello della collegiata di Bobbio, ove è forse il primo esempio di cimasa con ornamenti floreali, quello del duomo di Orvieto, opera di Conte di Lello da Siena e di suo figlio Giacomo (1337-38), quello della cappella Rinuccini in S. Croce a Firenze (1371), elegantissimo con quadrilobi entro cerchi ed esili colonnine che sorreggono archi acuti e quello della tomba di Cansignorio in Verona, a quadrilobi nei quali è inserita la scala araldica della famiglia (1375).

CANCELLO - Cancellata con gli emblemi della città di Siena, opera di Niccolò di Paolo (1436) - Siena, cappella del Consiglio nel palazzo della Signoria.
CANCELLO - Cancellata con gli emblemi della città di Siena, opera di Niccolò di Paolo (1436) - Siena, cappella del Consiglio nel palazzo della Signoria.(fot. Almaro)

Tra le cancellate ove una intelaiatura marmorea: inquadra elementi metallici è da rammentare la cancellata del tabernacolo di Orsamichele a Firenze, a esaboli di bronzo entro cornici di marmo, probabilmente su disegno dell'Orcagna (1366). Fra i c. quattrocenteschi si cita oltre quello in ferro della cappella del card. Branda in S. Clemente a Roma, l'altro bronzoso della cappella del S. Cingolo a Prato e quello della cappella del Consiglio a Siena. Tipica la cancellata marmorea della cappella Sistina del Vaticano, opera della bottega di Andrea Bregno.

Nei secoli seguenti i c., quasi sempre di ferro, spesso ornati di ottone, divennero via via più grandiosi e più ricchi, secondo i mutamenti del gusto e rappresentano, talvolta con evidente chiarezza, le evoluzioni e le caratteristiche del gusto nelle diverse regioni. Gli esempi ne sono innumerevoli. Citiamo il c. della cappella della Madonna nell'Annunziata di Trapani, opera di Giuliano Musarra (1591); quello nella cappella di S. Gennaro nel duomo di Napoli, su modello di Cosimo Fanzago (seconda metà del sec. XVII); quello nel presbiterio della basilica di S. Antonio a Padova (Camillo Mazza, 1661); quello della basilica di S. Pietro serviti di modello si c. di tante altre chiese romane del '600 e '700. Meritano una particolare menzione i portelli della loggetta del Sansovino a Venezia, opera di Antonio Gai (1734); e il c. dell'altare della scuola di S. Rocco a Venezia di Giuseppe Filiberti e figlio (1751).

Tra le opere moderne citiamo la cancellata innanzi alla cappella Colleoni a Bergamo, disegnata dagli architetti Muzio e Moretti, modellata e fusa da Giovanni Lomazzi (1912-13).

In Francia sin dalla fine del '200 si trova usato nei c. il ferro battuto; durante il '300 si fecero anche c. in lamina di ferro applicata ad una armatura. Nei secc. XV e XVI si costruirono ricche transenne marmoree, come quelle delle cattedrali di Amiens e di Chartres, che rivestono la particolare forma dello Jubé (v. coro).

Ricordiamo anche la cancellata proveniente da Angerolles poi nel museo di Cluny. Nei secc. XVII e XVIII i c. secondo il gusto del tempo, assumono eccezionale ricchezza di forme e movimento di linee.

Anche in Germania, in Austria, in Inghilterra i c. ebbero forme particolari, quasi sempre più complesse delle contemporanee italiane. Così nella Spagna ove nel sec. XVI, si trovano ricche cancellate di ferro e bronzo; vanno specialmente ricordate quelle delle cattedrali di Valencia opera di Francesco di Villalpando; quelle di Pamplona, di Saragozza, di Burgos, di Toledo, di Siviglia (coro della cattedrale), di Salamanca; tutte queste opere uniscono alla nobiltà della concezione da parte dei disegnatori una grande abilità negli esecutori. - Vedi Tav. XL.

CANCELLO MARMOREO DELLA CAPPELLA SISTINA, opera di G. Dalmata e Mino del Reame (1481-83).
Tav. XL CANCELLO MARMOREO DELLA CAPPELLA SISTINA, opera di G. Dalmata e Mino del Reame (1481-83).(fot. Alinari)
Bibliografia6 opere
BIBL.: E. E. Viollet-Le-Duc, Grille, in Dict. raisonné de l'architecture, VI, pp. 54-79; A. Pettorelli, Il bronzo e il rame nell'arte decorativa italiana, Milano 1926; A. Höver, Il ferro battuto. Forme artistiche in ferro battuto dal medioevo alla fine del XVIII sec., ivi 1927; A. Pedrini, Il ferro battuto sbalzato e casellato nell'arte italiana dal sec. XI al sec. XVIII, ivi 1929; R. Papini, Le arti d'oggi. Architettura e arti decorative in Europa, ivi 1930; G. Ferrari, Il ferro nell'arte italiana, ivi s. a.

Vincenzo Golsio

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Di Vincenzo Golzio

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 515–517.

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Golzio, Vincenzo. “Cancello.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 515–517. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/cancello.

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Golzio, Vincenzo. “Cancello.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 515–517. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/cancello.

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