CANCELLO

CANCELLO. - Chiusura mobile di metallo o di legno; se fisso e continuo, nel quale caso è talvolta in pietra, prende il nome di cancellata; se adoperato nell'interno delle pluteo (v.).
Di c. propriamente detti non ci sono stati conservati esempi prima del sec. xit; se ne trovano invece sempre più frequenti a partire dal sec. xiv; allora il gusto gotico ebbe modo di esplicarvi tutta la sua elegante stilizzazione ornamentale. Tra i molti c. trecenteschi in ferro battuto ancora esistenti ricordiamo quello della collegiata di Bobbio, ove è forse il primo esempio di cimasa con ornamenti floreali, quello del duomo di Ovieto, opera di Conte di Lello da Siena e di suo figlio Giacomo (1337-38), quello della cappella Rinuccini in S. Croce a Firenze (1371), elegantissimo con quadrilobi entro cerchi ed esili colonnine che sorreggono archi acuti e

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Cancello - Cancellata con gli emblemi della città di Siena, opera di Niccolò di Paolo (1436) - Siena, cappella del Consiglio nel palazzo della Signoria.

quello della tomba di Cansignorio in Verona, a quadrilobi nei quali è inserita la scala araldica della famiglia (1373).
Tra le cancellate ove una intelaiatura marmorei inquadra elementi metallici è da rammentare la cancellata del tabernacolo di Orsammichele a Firenze, a esaboli di bronzo entro cornici di marmo, probabilmente su disegno dell'Orcagna (1366). Fra i c. quattrocenteschi si cita oltre quello in ferro della cappella del card. Branda in S. Clemente a Roma, l'altro bronzo della cappella del S. Cingolo a Prato e quello della cappella del Consiglio a Siena. Tipica la cancellata marmorea della cappella Siatina del Vaticano, opera della bottega di Andrea Bregno.
Nei secoli seguenti i c., quasi sempre di ferro, spesso ornati di ottone, divennero via via più grandiosi e più ricchi, secondo i mutamenti del gusto e rappresentano, talvolta con evidente chiarezza, le evoluzioni e le caratteristiche del gusto nelle diverse regioni. Gli esempi ne sono innumerevoli. Citiamo il c. della cappella della Madonna nell'Annunziata di Trapani, opera di Giuliano Musarra (1591); quello nella cappella di S. Gennaro nel duomo di Napoli, su modello di Cosimo Fanzago (seconda metà del sec. xvir); quello nel presbiterio della basilica di S. Antonio a Padova (Camillo Mazza, 1661); quelli della basilica di S. Pietro serviti di modello si c. di tante altre chiese romane del ' 600 e ' 700 . Meritano una particolare menzione i portelli della loggetta del Sansovino a Venezia, opera di Antonio Gai (1734); e il c. dell'altare della scuola di S. Rocco a Venezia di Giuseppe Filiberti e figlio (1751).
Tra le opere moderne citiamo la cancellata innanzi alla cappella Colleoni e Bergamo, disegnata dagli architetti Muzio e Moretti, modellata e fusa da Giovanni Lomazzi (1912-13).
In Francia sin dalla fine del ' 200 si trova usato nei c. il ferro battuto; durante il ' 300 si fecero anche c. in lamina di ferro applicata ad una armatura. Nei secc. xv e xvi si costruirono ricche transenne marmoree, come quelle delle cattedroli di Amiona e di Chartres, che rivestono la particolare forma dello Jubé (v. coto).
Ricordiamo anche la cancellata proveniente da Angerolles poi nel museo di Cluny. Nei secc. xvir e xviri i

c. secondo il gusto del tempo, assumono eccezionale ricchezza di forme e movimento di linee.
Anche in Germania, in Austria, in Inghilterra i c. ebbero forme particolari, quasi sempre più complesse delle contemporanee italiane. Così nella Spagna ove nel sec. xVI, si trovano ricche cancellate di ferro e bronzo; vanno specialmente ricordate quelle delle cattedrali di Valencia opera di Francesco di Villalpando; quello di Pamplona, di Saragozza, di Burgos, di Toledo, di Siviglia (coro della cattedrale), di Salamanca; tutte queste opere uniscono alla nobiltà della concezione da parte dei disegnatori una grande abilità negli esecutori. - Vedi Tav. XL.

Bibl.:E.E. Viollet-Le-Duc, Grille, in Dict. raisonné de l'architetture, VI, pp. 54-79; A. Pettonelli, Il bronzo e il rame nell'arte decorativa italiana, Milano 1926; A. Höver, Il ferro battuto. Forme artistiche in ferro battuto dal medioevo alla fine del XVIII sec., ivi 1927; A. Pedrini, Il ferro battuto sbalzato e cballato nell'arte italiana dal sec. XI al sec. XVIII, ivi 1929; R. Papini, Le arti d'oggi. Architettura e arti decorative in Europa, ivi 1930; G. Ferrari, Il ferro nell'arte italiana, ivi c. a. Vincenzo Gobio