CAPITELIO. - È l'elemento architettonico che serve a collegare un sostegno, sia esso colonna o pilastro, con l'architrave o i piani d'imposta di un arco. La foggia dei c. varia a seconda degli stili architettonici e dei tempi. Nella architettura dei greci e dei romani il c. assunse forme e rapporti determi- nati in relazione con gli altri elementi delle archi- tetture (v. ORDINI ARCHITETTONICI). I costruttori degli edifici paleocristiani, sia basilicali che battisteriali, usa- rono c. del tutto simili a quelli dei contemporanei edifici pagani. Dal sec. IV in poi si inseriscono nella decorazione dei c. anche simboli della fede cristiana.
Nella prima metà del sec. v fu particolarmente in voga quel tipo di c. che lo Strzygowski chiamò teodo- siano per essere apparso la prima volta e poi molto usato sotto il regno di Teodosio II (408-50). Si tratta di un c. di tipo composito ornato di una doppia fila di otto foglie di aranto grasso e spinoso, le cui punte, alquanto rastre- matte rispetto alla base, si incurvano fortemente. Le foglie della fila inferiore sono disposte negli intervalli di quelle della fila superiore, su quattro delle quali si posano le volute del c. Invece che da una serie di ovuli, il c. circondato in alto da tante piccole foglioline gene- ralmente pentolabate, che talvolta recano scolpita in qualcuna una piccola croce, come si vede, ad es., in alcuni c. della chiesa di S. Demetrio a Salonicco. Creato per la prima volta nella officine di Costantinopoli, questo tipo di c. si diffuse ben presto in Grecia e nelle altre regioni dell'Oriente e raggiunse anche l'Italia: lo si trova infatti nelle chiese di Parenzo, Venezia e Ravenna. Si hanno due esempi pure a Roma nei c. riadoperati nella tomba del card. Venerio in S. Clemente.
Nel c. bizantino, che ha il suo più grande sviluppo nel sec. VI in età giustiniane, il lavoro dello scalpello è sostituito quasi completamente da quello del trapano. I c. che assumono lo schema geometrico di un tronco di piramide o di cono hanno le facce rivestite di una ni- nuta trama di intrecci, cosicché viene a determinarsi un effetto chiaroscurale da far sembrare che il c. sia stato lavorato a giorno. Spesso l'intero c. più o meno fino, è simile a quello di un canestro di vimini o di un espan- dersi di foglie e racemi, che non di rado sorgono, come può vedersi in S. Vitale di Ravenna, da un vaso centrale posto alla base di ogni faccia del c. Foglie di vite e di accanto trovano in questi c. la più svariata trattazione e non è infrequente il caso che si dispongano in modo da mettere in rilievo al centro della faccia un circolo o un quadrato o un rettangolo contenenti una croce o, come si trova spesso nelle chiese ravennati, qualche monogramma.
Nell'età bizantina il pulvino sovrastante è ricavato da uno stesso blocco, cosicché forma con il c. un unico pezzo: a questa nuova forma è stato dato il nome di c. - imposta. Anche il pulvino è spesso rivestito da intrecci, che si distendono sulle sue facce come un ricamo, o è ornato con motivi simbolici o decorativi vari.
La decorazione teratomorfa o figurata appare nei c. di età romanica.
CAPITELIO
BIBL.: H. Leclercq, Chapitreau, in DACL, III, coll. 439-495. Sul c. teodosiano c. J. Strzygowski, Die byzantinische Kunst, in Byzantinische Zeitschrift, 1 (1892), p. 63; S. J. Lau- rent, Delphes chrétien, in Bulletin de correspondance hellénique, 23 (1899), pp. 210-11; G. de Jerphanion, Le chapiteau théodosien. In La voix des monuments. Notes et études d'archéologie chrétienne.