CAPPELLA, COMPOSIZIONE A

CAPPELLA, COMPOSIZIONE a. - Nel periodo del massimo splendore della musica polifonica, quando i centri più notevoli di vita musicale erano le cappelle e i più celebri tra i compositori erano appunto cantori o direttori (maestri) di esse, il termine «composizione a c.» indicò genericamente tutte le composizioni chiesastiche in stile polifonico, l'esecuzione delle quali era affidata ai cori, non sostenuti da alcun accompagnamento strumentale.

Il termine continuò a significare questo anche quando (fine del sec. XV) in alcune cappelle fu accettata l'innovazione di far accompagnare gli uffici sacri dal suono di alcuni strumenti, e quando, nel secc. XVI e XVII, l'importanza degli organisti nelle cappelle divenne di primo piano (A. e G. Gabrieli nella cappella di S. Marco a Venezia). In Germania il canto propriamente a c., molto in vigore nel XV-XVI sec., diminuì poi d'importanza, essendosi assai sviluppato là l'uso di fondere, nella musica religiosa, le voci umane («solo» o «coro»), con i timbri strumentali, specialmente nelle varie forme del così detto concertato.

Dicesi «tempo a c.» (o «alla breve») quel tipo di divisione ritmica in cui le battute o misure sono costituite da una breve, o quattro minime; era assai usato nell'antica musica da chiesa, quando l'unità di misura era la minima, che pare avesse ordinariamente un valore di durata simile alla nostra semiminima. Modernamente il tempo a c. o alla breve può significare un tempo 2/3 (o anche un tempo ordinario 3/3 battuto più velocemente), segnato per indicare la divisione della battuta in 2 minime; oppure può significare tuttora un tempo 2/3 segnato C o anche, ma più raramente C/O (dall'antico segno C/O per il quale la breve a volte assumeva valore di unità di misura, corrispondente a 3 anziché a 2 semibrevi).

Anna Maria Gentili

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“CAPPELLA, COMPOSIZIONE A.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 422. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cappella-composizione-a.