CAPPELLA

CAPPELLA. - E una piccola costruzione sacra o a sé stante o collocata dentro edifici a diversa destinazione come palazzi pubblici, privati, castelli, istituti di collettività a carattere vario, ospedali, prigioni, ecc. oppure differenziata architettonicamente ma comunicante con lo spazio più vasto di una chiesa. Il suo nome deriva dalla c. nella quale a Tours era conservata e venerata la cappa di s. Martina. Se il nome è di origine occidentale ciò non significa che simili disposizioni fossero sconosciute in Oriente. Li assumevano il nome di martyria ed erano sacelli, ugualmente differenziati dalla chiesa e variamente collocati, nei quali si conservavano le reliquie di qualche martire. Studi recenti hanno messo in particolare valore queste c. dall'antichità cristiana d'Oriente che erano vere dipendenze a sé stanti di costruzioni basilicali ed avevano piante cruciformi o rettangolari. Per maggiori dettagli in merito V. martyrium. Anche in Occidente non mancano esempi del genere: il cosiddetto mausoleo di Galla Placidia a Ravenna era una dipendenza della basilica di S. Croce, mentre il S. Lorenzo di Milano e il battistero Lateranense mostrano tuttora esempi di c. connesse anche con edifici a sistema centrale. Tuttavia mentre in Oriente lo sviluppo del martyrion ha conseguenze notevoli nella storia dell'architettura, in Occidente il trasporto delle reliquie nelle basiliche, e la conseguente fusione della sinass eucaristica e del culto dei martiri, produce la sparizione quasi totale di queste dipendenze nell'organismo architettonico delle basiliche.
[Si costruiscono ancora c., come quella di s. Venanzio al battistero Lateranense (metà sec. viI) o il sacello di Giovanni VII presso S. Pietro, quando vi siano ragioni speciali. Nella basilica si trovano c. poste a metà della navata centrale, con destinazione funeraria o di martyrion, a S. Prassede e ai SS. Quattro Coronati (sec. IX) o a S. Benedetto in Piscinula (sec. XI), ma generalmente ancora nell'età romanica la basilica rimane di regola priva di appendici architettonicamente differenziate. Il moltiplicarsi degli altari e il maggiore incremento del culto dei santi, lo sviluppo del giuspatronato di famiglie o di collettività, che desiderano avere nella chiesa comune un luogo di culto o di sepoltura riservato, favorisce nell'età gotica lo sviluppo dello c. che, specie nelle costruzioni di oltralpe, si dispongono a raggera intorno al drambulatorio absidale e costituiscono il contrafforte estremo del complesso sistema di equilibrio delle

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(Ist. Aliwari)
Cappella - Interno della c. de' Pazzi ( 1430-46 ca.). Opera del Brunelleschi - Firenze, S. Croce.

zone presbiteriali. Nelle chiese di origine cistercense con pianta a croce immissa l'altare maggiore prende posto nella c. più grande di fronte alla navata centrale ed ai fianchi si allineano quelle minori di pianta quadrata e coperte in vòlta. Mentre il tipo delle cattedrali d'oltralpe è ascolto in Italia solo parzialmente (duomo di Milano, S. Lorenzo a Napoli ecc.), vi ebbe larga fortuna la planimetria cistercense; c. laterali disposte lungo la navata cominciano ad apparire nella chiesa inferiore di s. Francesco e saranno successivamente destinate ad un incremento sempre maggiore. Fra le c. a sé stanti di questo periodo merita una speciale menzione la Ste-Chapelle di Parigi fondata nei primi del sec. xiri e fra quelle annesse ad edifici pubblici la c. del palazzo di Siena. Le c. disposte lungo le navate minori assumono poi nel S. Petronio di Bologna un carattere monumentale e sono elevate a motivo assai importante dall'intera composizione.
Il principio si afferma ormai ovunque e con la nuova architettura del Brunelleschi le c. del S. Lorenzo a Firenze sono una rispondenza ritmica delle arcate che dividono le navate. Con l'Alberti nel S. Andrea di Mantova esse sono introdotte anche nella chiesa a navata unica e si differenziano fra loro nell'alternarsi di grandi vani schiusi sullo spazio principale e di piccoli recessi ricavati entro i piloni. La c. più celebre, per quanto architettonicamente semplice, fra quelle incluse nei palazzi è in questo tempo quella Sistina del Vaticano, mentre fra quelle a carattere funerario, ideate come organismo isolato, l'esempio tipico per il sec. xv è quella Colleoni a Bergamo. Al principio del secolo successivo il tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma riduce alle piccole proporzioni di una c. un complesso organismo architettonico coperto a cupola. Pure al Cinquecento risale la decorazione della «Santa Casa» di Loreto. La singolare c. con il suo splendido rivestimento architettonico e plastico offre un esempio di edificio a sé stante incluso entro un altro maggiore, fatto che si ripete nel corso dello stesso secolo per la cappelletta della Porziuncola in S. Maria degli Angeli presso Assisi, decorata invece di pitture nel primo Ottocento. La sacrestia nuova di S. Lorenzo a Firenze è la più insigne c. adiacente ad una chiesa, ma spazialmente indipendente, e che abbia de-

stinazione funeraria. Invece l'esempio della cappella del Bramante a S. Pietro in Montorio ebbe immediato riflesso nella c. Chigi di S. Maria del Popolo a Roma dove Raffaello rompe arditamente la sequenza delle c. quattrocentesche semipoligonali aperte sui fianchi della chiesa e mette in comunicazione i due spazi che hanno una fisionomia strutturale propria attraverso l'ampia arcata d'ingresso. L'esempio sarà suscettibile delle più varie conseguenze poiché nelle innumerevoli aggiunte ad edifici preesistenti ciascuna assumerà, nonostante il rapporto di dipendenza spaziale, una struttura indipendente. Durante il sec. xvi le c. s'aprono frequentemente sui fianchi di chiese sia a tre come ad una navata: non ha quindi consistenza il vantato merito del Vignola di aver adottato tale sistema prima d'altri nel Gesù di Roma.
Qui anzi le c. mantengono una certa autonomia spaziale a causa degli archi d'accesso non molto ampi, autonomia che il primo barocco andrà progressivamente diminuendo fino al totale assorbimento del loro ritmo costruttivo nell'amplissimo respiro della navata già raggiunto a S. Andrea della Valle. Nelle costruzioni concentriche le c. assumono forme complesse fin dai progetti di Michelangelo per S. Giovanni dei Fiorentini e sono accolte anche negli edifici ellittici, spesso con una graduazione delle aperture che è in rapporto con il desiderio di sottolineare o meno gli assi trasversali o diagonali. Il Sacro Monte di Varallo offre l'esempio di c. in serie che sarà ripetuto in forme più modeste nella via che conduce da Bologna alla Madonna di S. Luca. C. con fisionomia spaziale propria comunicanti con chiese attraverso semplici porte assumono pianta rettangolare e sono talvolta coperte da volta ellittica come quella Caetani a S. Pudenziana in Roma. Una, pure a sé stante, di pianta ottagona con cupola avente destinazione funeraria è quella dei Principi presso il S. Lorenzo di Firenze. Il barocco conosce tutti i diversi tipi di c.; ne accentua anzi l'individualità per mezzo di particolari sistemi di illuminazione, come nella berniniana c. Raimondi a S. Pietro in Montorio; ma il capolavoro del genere resta per singolarità di struttura e per complessa vivacità di movimento quella della S. Sindone a Torino; notevole per la monumentalità è anche quella di S. Gennaro a Napoli. Nel Settecento la c. Corsini in S. Giovanni in Laterano riporta la verso una organica chiarezza costruttiva che ha abbandonato ogni illusoria dilatazione degli spazi. Il tema non ha avuto da allora profonde innovazioni e si è adagiato sugli schemi preesistenti secondo le singole preferenze o le reminiscenze del passato predominante negli edifici dei quali fanno parte. Sono notevoli nell'ultimo ottocento alcune c. che ripetono in piccole proporzioni gli schemi basilicali, come la c. di S. Benedetto in S. Paolo fuori le mura o l'altra del Crocifisso in SS. Apostoli a Roma.
Per le prescrizioni liturgiche, V. ORATORIO.

BIBL.: A. E. Brinckmann, Baukunst des XVII. und XVIII. Jahrhunderts in den romanischen Ländern, Potsdam s. d., passim; Venturi, V. VIII e IX, passim; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, passim; A. Verzone, L'architettura dei primi secoli cristiani nell'Italia settentrionale, Milano 1943, passim; Guglielmo Matthiae