CAPPADOCI, PADRI

CAPPADOCI, PADRI. - La Cappadocia diede alla Chiesa del sec. IV alcuni dei suoi personaggi più eminenti, legati fra loro dalla patria comune, da vincoli di parentela e d'amicizia e da comunanza di lavoro: s. Basilio e il fratello s. Gregorio di Nissa, s. Gregorio di Nazianzo intimo amico di Basilio, s. Anfichio d'Iconio, astro di minor grandezza, cugino del Nazianzino. La dottrina dei p. c. è considerata da taluni come un

compromesso, specialmente nell'esegesi, fra la scuola alessandrina e l'antiochena: in realtà, è difficile riconoscere nei p. c. un indirizzo dottrinale caratteristico che non sia il fondo comune dell'ortodossia del sec. iv, sommanente rispettosa della tradizione e tuttavia non aliena dalle precisazioni speculative del dato rivelato. Si occuparono principalmente della dottrina trinitaria e cristologica.
Del resto i tre grandi c. presentano tendenze e doti personali chiaramente spiccate. Basilio emerge come uomo d'azione e di governo, che sostiene una parte di prim'ordine nella difesa dell'ortodossia nicena anche fuori della sua giurisdizione di metropolita di Cesarea e dà straordinario impulso alla vita cristiana, alla beneficenza, al monachismo. Gregorio di Nazianzo è l'oratore nato, che plasma un elaborato pensiero teologico in una forma classica, esperta di tutte le risorse dell'arte, il poeta dalle vibrazioni delicate e profonde, pervaso da inguaribile nostalgia di solitudine e di pace fra le lotte in cui è chiamato a vivere. Gregorio di Nissa è la mente più speculativa, che nell'elaborazione del dogma si spinge a qualche ardimento eccessivo in senso origeniano.
RisL.: Oltre a quella relativa ai singoli personaggi, si pud consultare: F. Cayró, Patrologia e storia della teologia, vers. it., I, Roma 1936, pp. 445-62; U. Mannucci - A. Casamassa, Istituzioni di patrologia, II, 5° ed., Roma 1942, p. 60 sgg. Michele Pellegrino