CAIO di Roma e gli ALOGI. - Da Eusebio furono trovate nella biblioteca di Gerusalemme le opere di Berillo di Bostra, di Ippolito (senza indicazione geografica) e di C. Tutti i tre autori sono qualificati come let-
terati (ג'́yıv) e uomini della chiesa ( ε_{ε} ε_{λ} λη σι ασ τι α o i; V. Hist. eccl., VI, 20, 1. Di C. Eusebio conobbe un dialogo, scritto o tenuto, sotto papa Zefirino a Roma contro il montanista Proclo: op. cit., VI, 20, 3). Dalle citazioni: II, 25, 6; III, 28, 1; III, 31, 4; VI, 20, 3 di Eusebio vediamo che C. polemizzava contro i nuovi scritti dei Montanisti, che combatteva il loro millenarismo, che rifiutava l'Apocalisse di s. Giovanni e che l'Epistola agli Ebrei non si trovava nel suo canone delle Epistole paoliniane. Da Eusebio (Hist. eccl., III, 28, 4 e VII, 25, 1) si può dedurre che Dionigi d'Alessandria abbia conosciuto il dialogo di C. Pare che per C. l'Apocalisse di s. Giovanni fosse opera di Cerinto (Eusebio, op. cit., III, 28, 1. 2). Contro i Montanisti che si vantavano delle tombe di Pilippo e delle sue figlie profetiche C. mette in rilievo il possesso delle tombe di Pietro nel Vaticano e di Paolo alla via Ostiense (Eusebio, op. cit., II, 25, 7.) La polemica di C. contro l'Apocalisse rassomiglia in tal modo alla polemica dei cosiddetti alogi: una gran parte degli studiosi ha negata l'esistenza di una propria setta di alogi, dichiarando che essi sarebbero in realtà solo C. Il nome "alogi» è una invenzione di Epifanio, che in Panar. haeret., 51 (CB, 31, p. 248 sgg.), tratta a lungo di questa polemica contro gli scritti di Giovanni, qualificando gli avversari come "alogoi", perché negavano il Logos negli scritti Giovannei. Sulla critica degli «alogoi» ha trattato in modo migliore Ed. Schwartz, Der Tod der Söhne Zebedaei (Abhandlungen der Götting. Ges. der Wissensch. Phil. Hist.Kl., nuova serie, 7, v [Berlino 1904], p. 30 sgg.), ma questo studioso ha anche sentito le difficoltà che si oppongono alla identificazione degli alogi con C. (op. cit., p. 41 sg .), perché in questo caso già Ireneo avrebbe polemizzato (Adv. Haer., III, 11, 9: ed. A. Stieren, I, Lipsia 1848, p. 473), contro C. e la data di Eusebio per il dialogo (verso il 200) sarebbe impossibile ed inoltre sembra poco probabile che Eusebio, che ha letto il dialogo, non avrebbe denunciato il carattere eretico di un autore che negava l'autenticità del vangelo di s. Giovanni. Anche la possibilità discussa da Schwartz (op. cit., p. 42), di supporre che il dialogo fosse anonimo e C. il nome di uno dei partecipanti al dialogo sembra insostenibile davanti alle parole di Eusebio. D'altra parte non si può dire che C. aveva accettato solo una parte della critica degli alogi, cioè quella che riguardava l'Apocalisse, perché dai frammenti di un'opera di Ippolito contro C., conservati presso Dionigi bar Salibi (Commentar. in Apocalypsim: Corp. Scr. Chr. Or., 2² serie, t. 161, p. 4, 4 sg.; 11, 16 sg.; 12, 24 sg.; 13, 17 sg.; 14, 10 sg.; 25, 3 sg.; CB, i, p. 241 sgg. e Commentario sui IV Vangelo) risulta che C. aveva negata anche l'autenticità del Vangelo di Giovanni. E ormai evidente che il capitolo di Epifanio sugli alogi dipende in gran parte da Ippolito. Secondo Ebedjesu (m. 1318) Ippolito avrebbe scritto Capitia adversus Cainm et Apologiam pro Apocalypsi et Evangelio Johannis apostoli et evangelistae (J. S. Assemani, Bibl. orientalis Clementino-Vaticana, III, 1, Roma 1725, p. 15). Si discute se si tratti di una o di due opere di Ippolito. In ogni modo il secondo titolo si trova anche nell'elenco delle opere di Ippolito sulla sua statua. Da queste constatazioni risulta che sia la questione della data del dialogo, sia quella del giudizio favorevole di Eusebio su C. sono rimaste insolute. C., l'avversario di Ippolito, è nella tradizione diventato un sostituto di Ippolito (cf. Ed. Schwartz, Zwei Predigten Hippolyte, in Sitzungsberichte der Bayr. Akademie, Philos. histor. Abt., Monaco 1936,
fasc. III, p. 36 sg.); le ragioni di questa sostituzione ci rimangono ugualmente ignote.
I, pp. 386-88; Ad. Harnack, Caius, ibid., pp. 638-39; P. de Labriolle, La Crise Montaniste, II, Parigi-Friburgo 1913, cap. 6; id., Les sources de l'histoire du Montanisme, Friburgo-Parigi 1913, p. LXX sgg.; P. Ladeuze, Caius de Rome le seul Aloge connu, in Mélanges Godefroid Kurth, II, Liegi 1908, pp. 49-60. Erik Peterson