CAPPELLA MUSICALE

CAPPELLA MUSICALE. - Complesso di voci e talora anche di strumenti adibiti al servizio liturgico presso una corte, una cattedrale, un cardinale e soprattutto presso il Papa.
I. C. Pontificia. - La c. più antica e che servì di modello a tutte le altre fu quella creata dai pontefici presso la Curia romana.
Le origini delle scuole di canto sacro in Roma si devono ricercare, sia nelle scuole di preparazione del clero addetto al servizio liturgico delle basiliche e del Papa, sia pure nei monasteri eretti presso alcune basiliche come in catacumbas (Sisto III, 432-40), presso S. Pietro (S. Leone Magno, 440-61) e S. Lorenzo fuori le mura (Ilaro, 461-68), ecc. L'archicantor Giovanni nel suo Ordo Romanus (ed. C. Silva-Tarouca, in Mem. della Pont. Acc. Rom. d'Arch., I [1923], p. 215) c'informa che vari papi prima di Gregorio Magno si sono occupati del canto, il che fa supporre l'esistenza di vere scuole di cantori. Però la tradizione romana, raccolta da Giovanni Diacono verso l'872 (Vita Gregori, II, 6: PL 77, 90) addita s. Gregorio Magno come il vero instauratore della «Schola cantorum», che si chiamerà anche Orphanotrophium, a cui avrebbe assegnato varie dotazioni, tra le quali una casa presso S. Pietro e un'altra presso il Laterano.
La «schola cantorum» era diretta da un «prior scholae» o «primericius» (che nel 1397 divenne il maestro di c.), a cui seguivano il «secundus», il «tertius» ed il «quartus scholae» o «archiparaphonista»; venivano poi i «parafonisti», forse cantori scelti come solisti; il numero dei cantori non era fissato; essi erano reclutati tra i giovani che venivano educati nelle fondazioni annesse alle «scholae», che seguivano spesso la carriera ecclesiastica e di cui non pochi giunsero anche al pontificato (Leone II, Benedetto II, Sergio I, Sergio II ecc.).
L'ordinamento interno degli studi era molto simile a quello che Alcuino aveva stabilito per la schola palatina di Carlomagno, e la caratteristica della schola era quella di intervenire sempre e soltanto alle funzioni papali, prerogativa che rimarrà nei secoli alla c. Pontificia, la quale, nella nuova fondazione di Sisto IV, sarà detta Sistina. Nella storia gloriosa della schola del patriarcho Lateranense, nel 1027 si trova anche Guido d'Arezzo, chiamato dal papa Giovanni XIX a dare un saggio del suo metodo d'insegnamento del canto e ad esporre le sue teorie.

La schola cantorum romana cominciò a decadere con la partenza della corte papale da Roma durante il periodo avignonese (1309); per spegnersi nel 1370 (soppressa da Urbano V) e riprendere, però, con nuovo splendore al ritorno (1377) della corte pontificia, la quale portava con sé la c. formata in Avignone con elementi sopratutto francesi e fiamminghi; di quel tempo si ricorda Giovanni XXII che con la sua famosa decretale del 1324-1325 (Corpus Inris Can., ed. Friedberg, Lipsia 1881, parte 2ª, col. 1255) mette in guardia contro gli abusi profaneggianti della musica misurata, di cui alcuni seguaci della nuova scuola si fanno colpevoli, rendendo irriconoscibili le sacre melodie dell'antifonario e del graduale, mostrando di non fondere i toni e offuscando il sereno equilibrio modale del canto gregoriano. Tuttavia non era contro la polifonia in sé che il Pontefice lanciava i suoi strali, ma contro gli eccessi di essa: infatti, nell'ultimo paragrafo chiarisce che non intende proibire le dolci consonanze (ottave, quinte e quarte) che piacciono all'orecchio ed ispirano devozione. Si sa pure che Phil. de Vitry, il teorico dell'Ars nova, fu ben visto dai papi ad Avignone e che Guillaume de Machault, l'autore della grande messa polifonica per l'incoronazione di Carlo IV (1364), godeva di benefici e di canonicati offertigli da papa Giovanni XXII medesimo nella diocesi di Arras, a Verdun e a Reims. Del repertorio musicale in uso nella c. m. di Avignone possono dare un'idea i due codici contenenti raccolte di musica sacra polifonica che si conservano nella biblioteca di Ivrea e nel tesoro di Apte, vescovato vicino ad Avignone, nonché altri preziosi codici di Barcellona.
Nella c. Avignone scrivono musica francesi e fiamminghi, ma le prime indicazioni precise si hanno solo dopo il ritorno dei Papi a Roma; nel 1389 viene segnalata nella c. Papale romana la presenza di due cantori della diocesi di Liegi: Henri Desire de Latine (o Latunna) e Gilles de Lensi a cui si aggiungono, nel 1390, Henri Tulpin e Nicolaus Simonis nel 1409. Fin verso il 1430 ai legesi si uniscono via via cantori di altre diocesi (Tournai, Le Mans, Rouen, Cambrai, Beauvais, Noyon, Brindisi, Toul, Thérouanne, ecc.), finché la supremazia passa dalla scuola di Liegi a quella di Cambrai, che viene a predominare nella c. Pontificia fra il 1420 e il 1430. Fu appunto dalla cantoria di Cambrai che venne a quella papale nel 1428, appena ordinato sacerdote, Guillaume Dufay, il primo musicista belga che fece una carriera internazionale, e che vi rimase fino al 1437. Meno di un cinquantennio più tardi si ha la fondazione della c. Sistina, fatta da Sisto IV con bolla del 19° genn. 1480, come cantoria stabile e riservata per le funzioni papali, a cui era stata preparata una degna sede nella omonima c. costruita nei palazzi Vaticani, affrescata da Mino da Fiesole, dal Signorelli, dal Beato Angelico, dal Perugino, come poi lo sarà pure da Michelangelo, ecc. Subito dopo tale fondazione troviamo nella nuova cantoria due fiamminghi: Gaspard van Weerbeeck, invano trattenuto da Ludovico il Moro nella c. Sforzesca di Milano, il quale viene a Roma, cantore alla c. Papale, dal 1481 al 1488 e poi dal 1499 alla morte avvenuta dopo il 1514; Josquin Després, che ne fa parte dal 1486 al 1494, e, nel glorioso '500 romano, le grandi figure di Costanzo Festa (1517), degli spagnoli Cristoforo Morales e Bartolomeo Escobedo (1535 e 1536), del francese Leonardo Barre (1537) e dei belgi Ghiselin Danckerts e Jacob Arcadelt (1538 e 1539), per giungere fino al nome immortale del Palestrina, che vi entra nel genn. 1555, ma, perché ammogliato, ne è espulso nel giugno dal nuovo papa Paolo IV. Dopo di lui altri nomi, meno celebri ma tuttavia degni di nota, seguono nei registri sistini; un maestro del Palestrina, il francese Firmin Le Bel (1561), lo spagnolo Francesco Soto (1562), che tanta parte ebbe nelle origini dell'Oratione filippino a Roma con la sua raccolta di Laudi, il belga Cristiano Ameyden (1563), il romano Annibale Zoilo (1570), il tiburtino G. M. Nanino (1577), allievo del Palestrina; dopo la comparsa di Felice Anerio (1594) e del grande madrigalista bresciano Luca Marenzio (1595), il secolo d'oro della polifonia si chiude con il vellettano Ruggero Giovanni (1599), mentre nel fulgore incomparabile di un T. L. da Victoria (1601), si chiude il sec. XVII, che vedrà nella c. i più esimi rappresentanti del teatro Barberini, da Loreto Vittori a Stefano Landi, e a Marco Marazzoli, per giungere fino a M. A. Cesti (1660) che, con Antimo Liberati, musicista e teoricò, è l'ultimo compositore rinomato che la c. annoveri in questo secolo. Infatti, verso la fine del '600, i compositori di una certa fama cominciano a scarseggiare, pur rimanendo sempre eccellenti cantori, di alcuni dei quali ci ha lasciato la gustosa caricatura Leone Ghezzi, spesso cantanti di chiesa e ad un tempo di teatro e dalle scene talora contesi e tolti alla c., come quel Giov. Franc. Grossi detto Siface, che, entrato alla Sistina nel 1675, ne uscì nel 1677 per darsi al teatro, che gli dette il sopranome per l'opera Scipione Africano di Cavalli (Venezia 1678) e che gli procurò l'ammirazione della regina Cristina di Svezia nel Lisinaco di Pasquini (Roma, teatro di Tordinona 1681). Dopo di lui, ancora nel '600, troviamo un nome degno di rilievo, quello di Andrea Adami da Bolsena (1680), autore di un famoso volume di Osservazioni per ben dirigere il coro dei cantori della c. Pontificia (Roma 1711) in cui, oltre la parte tecnica, è di grande interesse storico una galleria dei più insigni maestri, con ritratti incisi su rame e pregevoli presentazioni biografiche di essi.
Tutto il sec. XVIII ebbe ancora e sempre voci ottime, più che maestri illustri; fanno, però, eccezione due buoni cantanti e, insieme, valenti compositori, Pasquale Pisari, basso (1752), detto dal p. Martini «il Palestrina del sec. XVIII», e Giuseppe Baini, pure basso (1795), autore di musica, fra cui un Miserere a 10 voci (1821) e delle famose Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giov. Pierluigi da Palestrina (2 voll., Roma 1828), in cui descrive anche le vicende politiche di Roma e della S. Sede, con la deportazione di Pio VI (1798) e gli altri dolorosi avvenimenti che funzionarono la storia della Chiesa e del mondo in quello scorcio del sec. XVIII e nella prima metà del XIX. Di questo stato di cose risentì, naturalmente, anche la c., che attraversò un periodo di stasi nell'ammissione dai cantori; alla fine del secolo, fra i sopranisti, che avevano imperversato con successo nella storia della musica sacra e teatrale, ne emerse uno, Domenico Mustafa, cantore e compositore di vaglia (autore, fra l'altro, di un Tu es Petrus a tre cori che ebbe grande successo), il quale ebbe fino all'inizio del sec. XX la direzione della c. che passò dalle sue mani a quelle di d. Lorenzo Perosi compostiere già celebre per i suoi oratori (La Passione, La Trasfigurazione, La Ristruzione, Il Natale, ecc.).
Il C. di S. Giovanni in Laterano. — Dopo la c. papale di S. Pietro, occorre parlare dell'altra schola, fondata da s. Gregorio Magno in quel patriarche Lateranense che fu dimora dei Papi dal sec. IV fino alla partenza per Avignone. Gli annali di questa c. — restaurata, cioè fondata nella forma attuale, dal card. G. Dom. De Cupis, romano, detto il cardinale di Trani, arciprete della Basilica, dotata da Papa Paolo III con breve del 19 giugno 1543, e detta «Pia» per privilegi concessi alla fine del '700 da Pio VI Braschi — annoverano nomi immortali della storia della polifonia: basti pensare, dopo Rubino Mallapetr, che ne fu il primo maestro dal 1533 al 1539 e che vi tornò dal 1548 al '50, a Orlando di Lasso, che la diresse nel 1553, e al Palestrina (1° ott. 1555-61), richiamato dalla basilica Liberiana, dove aveva esordito come putto cantore.
Dopo di lui troviamo A. Zoilo (1561-70), A. Stabile (1575-76), G. A. Dragoni (1576-98), F. Suriano, con cui si giunge alle soglie del '600, secolo che vedrà alla direzione della c. Antonio Cifra, il maestro della S. Casa di Loreto, A. M. Abbatini e Virg. Mazzocchi, già incontrati alla Sistina; nel '700 si ricordino ancora G. O. Piton, compositore, di Rieti, Francesco Gasperini, dei cui insegnamenti pare si sia giovato D. Scarlatti, ed infine G. B. Casali e P. Anfossi, autori di oratori e cantate eseguiti

specialmente all'Oratorio della Chiesa Nuova. La fine dell'800 e il principio di questo secolo sono divisi fra i magisteri dei due Capocci, Gaetano e Filippo, padre e figlio, anch'essi autori di oratori noti nei cenacoli romani; ad essi segue la gloriosa e più che trentennale direzione di Raffaele Casimiri, l'apostolo fervente e appassionato delle opere palestriniane, il pole.nista vivace e l'artista sereno, tutto volto a far rivivere, nella tecnica della trascrizione e nella pratica dell'esecuzione, le glorie della scuola romana e, con essa, i più grandi capolavori di tutta la polifonia.
III. C. Giulia. - Fondata da Giulio II con la bolla In altissimo militantis Ecclesiae, del 19 febbr. 1513, la cantoria della basilica Vaticana ha pure una storia quanto mai gloriosa per i suoi maestri, che formano una schiera eletta di nomi illustri, a cominciare da quello di Jacob Arcadelt, lo squisito madrigalista che nel 1539 era maestro dei putti, seguito, nella stessa carica, da Rubino Mallapert, che vi tornò due volte (nel 1539 per 20 mesi e nel 1550 per 18 mesi), fino a Giov. Pierluigi da Palestrina, che vi entrò nel 1551 e ne uscì nel 1555 per andare alla Sistina, e fino a Giovanni Annunciata, fiorentino, che già aveva pubblicato tre libri di madrigali spirituali e che durante i sedici anni in cui fu maestro, pubblicò altri madrigali spirituali, mortetti, laudi e messe, «secundum formam concilii», con cui segna il primo passo per una restaurazione della musica sacra nel senso di un Rinascimento cattolico e romano. Egli restò in carica fino alla morte, avvenuta nel 1571, anno in cui vi tornò il Palestrina che pure vi rimase fino alla morte (1594).
Fra i maestri succedutisi al Palestrina ricorderemo Ruzzzo Giovanni, Assirio Pacelli, Francesco Suoriano, poi ancora V. Mazzocchi e Orazio Benveoli, il quale ultimò aveva già composto una grandiosa messa a 53 voci per la consacrazione della Cattedrale di Saliburgo; dopo Ercole Bernabei ed altri di minore manza, troviamo al posto di direttore Domenico Castrati, che vi resta dal 1715 al 1719, componendo varia musica sacra, fra cui messe, Salvi Regina, ecc. Ancora un altro nome illustre, quello di Niccolò Jommel mi solo come coadiutore, poi Pietro Guglielmi, Nicola Zin-garelli, Valentino Fioravanti, i due Meluzzi ed infine Ernesto Bezei, m. il 30 dic. 1946 e sostituito da Armando Antonelli.
IV. C. Libriana. - È in questa c. che troviamo per la prima volta il nome del piccolo Giannetto Pierluigi, venuto da Palestrina, e che, spiccato il volo di qui come «puer cantus», vi tornerà nel 1561 quale maestro di c. Saranno qui tralasciati molti altri già citati per le altre c., quali Francesco Suriano (2 volte), Ann. Stabile, A. M. Abbatini (3 volte), Orazio Benevoli, per giungere ad Alessandro Scarlatti: egli, a 47 anni, vinse il concorso che era stato bandito il 24 luglio 1707, servì 21 mesi e si dimise subito dopo la Pasqua del 1709. Altro grande nome, è quello di Bernardo Pasquini, autore di musica organistica, clavicembalistica e teatrale, ammirato dalla regina Cristina di Svezia e da Luigi XIV, che tenne la carica di organista dal 10 febbr. 1664 al 26 ott. 1704 e che fu pure organista del Senato romano e della basilica dell'Ara Coeli.

V. Basiliche Minori Romane

I. S. Maria in Trastevere. - Il periodo di maggior lustro per questa c. fu quello che va dal 1574 al 1709, periodo in cui si trovava la carica di organista ricoperta, nel 1607, da Gerolamo Frescobaldi, e quali maestri il giovane Benevoli (nominato a 20 anni nel 1624), quel Paolo Agostini (apr. 1615) che passò poi maestro a S. Pietro, Domenico Allegri (1609) e Francesco Foggia (1626-1709).
2. S. Lorenzo in Damaso. - Anche qui, oltre i maestri, di cui qualche nome è stato già più volte citato (F. Roselli, maestro alla Giulia e alla Lateranense, Abbatini, Foggia, Pitoni, Ant. Bencini, ecc.), troviamo un nome noto nella carica di organista: essendo stato giubilato il 5 genn. 1766 Giulio Giorgi, venne assunto, con un solo scudo al mese, il quattordicenne Muzio Clementi, che lasciò quel posto 9 mesi dopo per seguire P. Bekford in Inghilterra.

VI. Altre chiese di Roma

Fra queste vanno citate, anzitutto, le chiese nazionali: francese, tedesca e spagnola. La prima, S. Luigi de' Francesi, costituita nel 1514, ebbe periodi di grande fulgore specialmente nella seconda metà del '500 e nel '600 (basterà ricordare i nomi di A. Zoilo, dei 2 Nanini, di Suriano, Giovannelli, Ugolini, Benevoli, Abbatini, Bernabei, Cifra) e fu sciolta, per ragioni economiche, nel 1948. La seconda, S. Maria dell'Anima, sorse, nella forma attuale per opera specialmente di Franz Wirt durante la restaurazione ceciliana in Germania, ed ebbe a confondatore ed animatore il vecchio abate F. Liszt. A Wirt successe nella direzione F. X. Haberl, l'editore dell'Opera Omnia di Palestrina, Ignaz Richterer, Peter Müller, Ferdinand Haberl nipote del precedente F. X., ed infine il M° Franz Zehrer che tuttora la dirige. La terza, dedicata a S. Maria di Monserrato ebbe, nella prima metà dell' '800, i nomi di un Aldega e dei due Capocci. La Chiesa nuova di S. Maria in Vallicella ebbe nel 1700 G. B. Costanzi. La chiesa del Gesù si poté gloriare del nome di Zipoli, a cui successero Carpani, Terziani, Meluzzi. Per le altre chiese non si può, qui, che registrare i numerosi e dolorosi atti di morte delle c. scomparse via via, come tante luci che si spengono; fra esse è doveroso ricordare, anzitutto, quella di S. Spirito in Sassia, che poté pure vantarsi del nome di Gerolamo Frescobaldi e la cui fine risale al 1737; quella di S. Marco, del Pantheon, di S. Maria in Cosmedin, di S. Agnese al Circo Agonale (fondata da Innocenzo X), di S. Girolamo della Carità, di S. Lorenzo in Lucina, della Madonna dei Monti, di S. Ignazio, di S. Apollinare, ecc.
VII. Altre c. fuori di Roma:

I. In Italia

Delle c. del resto d'Italia le più celebri possono dirsi, per la loro antichità e gloria, quelle di Napoli, Firenze, Milano e Venezia, con Ferrara e Mantova, nonché quelle dei cantori di Padova e Loreto, ed altre minori che citeremo appena.
Quale maestro di c. alla corte di Ferdinando I d'Ara-gona a Napoli si trova, nel sec. XV, J. Tinctoris, il grande teorico e compositore che, tra i trattati, ci lasciò il più antico dizionario di termini musicali (1475).
La c. della corte di Toscana fu fondata nel 1539 da Cosimo I e affidata a Francesco Bern. Corteccia, aretino, quindi a Cristoforo Malvezzi e a Luca Bati (dopo il 1571), in seguito a Marco da Gagliano (1609-42) e a Jacopo Peri, che fu ad un tempo maestro di c. e sovrintendente agli spettacoli; Teodulo Mabellini, nel 1848, ne fu l'ultimo direttore. Degna di particolare ricordo è la processione del 1° luglio 1629 (per le feste in onore di S. Andrea Corsini), a cui partecipò come organista Gerolamo Frescobaldi. La c. cessò, come tale, di esistere dal 27 apr. 1859, poiché, con l'unificazione d'Italia, fu riunita alle scuole musicali dell'accademia di Belle Arti, per divenire poi il R. Istituto musicale, oggi Cherubini, con decreto del 15 marzo 1860. Della c. Ducale milanese, eretta fra il 1471 e il 1472 da Galeazzo Maria, fu primo e principale organizzatore Gaspare Van Weerbecke, che a più riprese (1472, 1473) andò in Fiandra e in Borgogna a rifornire di cantori la c. Era con lui un altro fiammingo che sarà poi maestro alla corte di Spagna, Alessandro Agricola. In un elenco del luglio 1474 si trovano, tra i nomi nuovi, Josquin Després, Loyset Compère, con cui sono altri 3 cantori di Cambrai e 2 di Spagna. A metà del 1474 l'insediamento completo dei musici franco-belgini Milano era un fatto compiuto. Dopo una breve stasi durante la reggenza di Bona di Savoia, che fece ridurre le spese per la c. m., la tradizione di Galeazzo venne ripresa da Lodovico il Moro, che richiama Van Weer-

becke dalla c. pontificia dove si era trasferito (e dove si stabilirà poi definitivamente nel 1499, mentre la stella del Moro volgeva al tramonto) e prende al suo servizio il grande teorico Franchino Gaffurio da Lodi (1484).
Nella c. musicale di S. Marco a Venezia, dopo la lunga direzione di Petrus de Fossis (Pierre des Fosses), borgognone, che vi rimase ben 36 anni, va ricordato il nome illustre di un altro grande fiammingo, Adriano Willaert, proveniente dalla corte di Ladislao II di Boemia e Ungheria, che ne fu maestro dal 1527 alla morte (1562), e quindi del suo grande compatriota ed allievo Cipriano de Rore, che, però, dopo la breve parentesi veneziana (1563-64) riprese servizio alla corte di Parma, dove era stato maestro dal 1561 e dove morì nel 1565.
Dopo il de Rore fiorì Gioseffo Zarlino, il famoso teorico, autore delle Istituzioni harmoniche (1558), che fu maestro dal 1565 fino alla morte (1590: mentre erano organisti Claudio Merulo, Andrea Gabrieli e poi Giovanni Gabrieli); dopo di lui viene qualche nome meno illustre (Baldassarre Donati e Giovanni della Croce detto Chiozzotto) ma non si può non soffermarsi sulla figura di Claudio Monteverdi (nominato il 19 ag. 1613) che compone molta musica religiosa (messe, mottetti, ecc. di cui non ci resta, purtroppo, che la notizia) e che rimase in carica fino al 1643, anno della sua morte. Ancora qualche musicista di valore, che da organista 1° (e anche II°) giunge poi al posto di maestro, come Cavalli (20 nov. 1668), Legrenzi (23 apr. 1685), Lotti (2 apr. 1736), Galuppi (27 apr. 1767) e poi nel 1797, anno in cui cessa il governo ducale della libera repubblica di Venezia, la chiede l'ultima pagina della sua gloriosa storia che era durata più di quattro secoli.
A Ferrara, nella c. della corte Estense, si trovano molti musicisti già noti, come Obrecht, Isaak, Després e de Rore, fulgidi nomi che illustrarono quella corte tra i secc. XV e XVI.
Nella c. Antoniana di Padova, della quale può ritenersi fondatore il p. Costanzo Porta di Cremona (1565-1567), svolse per molti anni la sua fervida attività di violinista e compositore Giuseppe Partini, dal 1721 alla morte (1790).
Il p. Costanzo Porta (1574-79) può a buon diritto esser chiamato instauratore anche della c. musicale della S. Casa di Loreto, di cui fu il primo maestro. Questa c., sorta verso il 1540, in seguito ad una bolla In comitantibus Angelis Assumptae (21 ott. 1507) e ad un breve Gloriosae semperque Virginis di papa Giulio II, vide alternarsi alla sua direzione i romani Annibale Zoilo (1584-92) e Antonio Cifra (1609-22), Tommaso Redi da Siena (1731-38), Andrea e Francesco Basili, padre e figlio (1740-77), G. B. Borghi di Macerata (1777-96), Nicola Zingarelli (1796-1805) ed altri minori.

2. Fuori d'Italia

Si ricordano anzitutto le c. presso le principali corti d'Europa. In Francia nel sec. XV Carlo V manteneva una souveraine chapelle in cui si cantava d'echant non giorni festivi; al tempo dei suoi successori Carlo VI e Luigi XI fu maestro di c., dal 1465 alla morte (1495), il celebre fiammingo Giovanni Ockeghem, e, dopo di lui, Josquin Després (1500); tra i cantori Loyset, Compere e Jakob Arcadelt intorno alla metà del 1500.
Sotto Luigi XIII, ai primi del sec. XVII, la c., fino allora divisa in due cantorie che eseguivano rispettivamente polifonia e canto gregoriano, divenne un'unica istituzione, e nel 1638 Luigi XIV aggiunse all'organo anche l'accompagnamento di una orchestra. La c., chiusa con la Rivoluzione, fu riaperta da Napoleone I e soppressa, infine, nel 1830.
Assai prospera fu la sorte delle c. musicali di Fiandra e Borgogna, dove si trovano, al servizio di Filippo il Buono, G. Binchois e G. Dufay; presso Carlo il Ternario, A. Busnois (1447); e, alla corte di Filippo il Bello e poi di Margherita d'Austria a Bruxelles si ricordano ancora Josquin Després, Pierre de La Rue (1492-1510) e Agricola.
In Germania dette grande lustro alla c. del principe elettore di Monaco Orlando di Lasso, che costituì in quel centro la roccaforte dell'arte cattolica contro l'invadente
ondata del protestantesimo dilagante; egli dedicò alla attività di maestro ben 34 anni della sua opera vista (dal 1560 alla morte, avvenuta nel 1594) e la sua più importante produzione religiosa: messe, mottetti, salmi penitenziali, ecc.
In Spagna la c. di corte fino al tempo del re Filippo il Bello e Giovanna la Pazza era composta di musicisti stranieri ed eseguiva quasi solamente musica fiamminga (vi si trovano Pierre de La Rue e poi Alessandro Agricola, che morì a Valladolid nel 1566); soltanto con la regina Isabella e con il re Ferdinando il Cattolico, le cui rispettive c. succedevano alle c. reali di Castiglia e di Catalogna-Aragona, si cominciarono a scritturare esclusivamente musici nazionali con repertorio tipicamente spagnolo. Alla morte di Isabella (1564) il re Ferdinando scelse i migliori musici della c. di Castiglia e li unì alla sua c. aragonese: sorse così la c. reale di Spagna, che doveva raggiungere il massimo splendore con i regni di Carlo V e Filippo II, illustrati dai nomi ormai famosi di Morales Guerreiro, Victoria, A. de Cabezón ecc.
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