CARLO DA SEZZÈ, BEATO

CARLO da Sezzè, beato. - Francescano laico, al secolo Giovanni Carlo Melchior; n. a Sezzè Romano il 19 ott. 1613, m. a Roma il 6 genn. 1670. Emessi i voti solenni il 19 maggio 1636, dopo breve dimora in alcuni conventi della provincia romana, entrò a

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(da P. D'Onofri, Elogio c'tenguranco per la gloriosa memoria di Carlo III., e d.)
Carlo III di Borbone, re di Spagna. - Ritratto, lezione in rame del sec. xviri.

Roma in quello di S. Francesco a Ripa dove rimase quasi ininterrottamente fino alla morte. Attraverso la preghiera estatica giunse alla purificazione passiva dell'anima e quindi alle grazie mistiche come visioni, profezie, ecc. per cui ancor vivo fu venerato da molti. Nell'utt. del 1648 , mentre pregava nella chiesa di S. Giuseppe a Capo le Case, il suo cuore fu trafitto da un dardo di luce partito dall'Ostia consacrata, e ne rimase piagato. Il processo di beatificazione fu aperto subito dopo la sua morte, e il 1° ott. 1881 Leone XIII lo scriveva nel catalogo dei beati.
Per quanto fosse pressoché analfabeta, scrisse parecchie opere, delle quali sono state pubblicate: Trattato delle tre vie della meditazione, e stati della santa contemplazione (Roma 1654, 2° ed. ivi 1664 ; 3^{°} ed. ivi 1742 ); Conti spirituali (in appendice alla 2° ed. dell'opera precedente); Cammino interno dell'anima (ivi 1664); Settenari sacri (ivi 1666), con in appendice Esercizio dicuto per la nocena di Nostro Signore, ripubblicata nel 1865 . Molte altre sono conservate manoscritte nella biblioteca della Postulazione dei frati Minori a Roma, la più importante delle quali è : Le grandezze della misericordia di Dio, che contiene la sua autobiografia.
Bim.: Antonio Maria da Vicenza, Vita del b. C. da S., Venezia 1881; J. Heerinckx, Les écrits du bienheureux C. da S., in Archiv. francisc. histor., 28 (1935), pp. 324-34; 29 (1936). pp. 33-78; I. Bussli, Itinerario mistico del b. C. da S., Roma 1943, con bibliografia.
Renata Orazi Ausenda