CARLO III di Borbone, re di Spagna. - N. in Madrid il 20 genn. 1716, m. ivi il 14 dic. 1788. Terzogenito di Filippo V di Spagna e primogenito di Elisabetta Farnese, destinato ad un trono in Italia, rice-
vette di conseguenza una formazione prevalentemente italiana. Secondo il trattato dell'Aia (1720), gli sarebbero dovute toccare le successioni di Parma e Piacenza e del granducato di Toscana. Riusci difatti ad entrare in possesso dell'eredità paterna alla morte dello zio Antonio Farnese (1731), ma prima che Gian Gastone de' Medici, morendo nel 1737, gli facesse luogo in Toscana, poté togliere con le armi all'Austria, in nome della Spagna, il regno delle Due Sicilie (1734), che gli venne devoluto dal padre, e farsi incoronare in Palermo nel 1735 . Avendo rinunziato a Parma e Piacenza (1738), tentò di riprenderle nel 1742 , inviando un esercito in Lombardia in favore di suo fratello, come voleva Elisabetta sua madre; ma la minaccia del bombardamento di Napoli da parte inglese, (17 ag.) l'obbligò a richiamare l'esercito. Nel 1744, a dispetto della neutralità di Benedetto XIV, l'Austria mandò contro di lui un esercito, che fu battuto da C. a Velletri; da allora al 1759 C. poté deporre le armi ed attendere ad opere di pace.
Il suo governo venne variamente giudicato; tuttavia, a parte la soggezione pressoché totale alla Spagna, almeno sino alla morte di Filippo V ( 1746 ), ed il suo parziale disinteresse delle cure dello Stato, lasciate a ministri imbevuti di principi illuministici, non sempre accorti e non sempre napoletani, poté avviare il paese, finalmente indipendente, sulla via delle riforme, verso un migliore quattro e legare il suo nome ad opere degne di molta lode, come le grandi costruzioni (la reggia di Caserta), gli scavi di Ercolano, la biblioteca, il museo Nazionale, ecc.
Nel 1759, morto il fratello Ferdinando, fu chiamato a succedergli in Spagna, e, fatto dichiarare inabile il figlio Filippo, nato scemo, lasciò sul trono napoletano il terzogenito Ferdinando, praticamente nelle mani del suo amico e consigliere Bernardo Tanucci. La sua politica estera fu antinglese e filosustriaca. C. III vide diminuire il prestigio spagnolo nelle colonie americane malamente amministrate, ebbe per molto tempo nemico il Portogallo. All'interno, riforme intempestive, ministri stranieri, disordine finanziario contrarbarono il paese e sollevarono pericolosi tumulti (1766). Gli storici liberali son soliti dargli lode della sua politica ecclesiastica (intervento nelle cose della Chiesa, soppressione ed expulsione dei Gesuiti) e del "patto di famiglia": in realtà però non ne colse vantaggi.
Bim.: A. Ferrer del Rio, Historia del reinado de C. III, Madrid 1856; M. Dauvils y Collado, Documentos históricos del reinado de C. III, ivi 1903; J. Moñino y Redondo de Floridablanca, Gobierno del ser. rey don C. III, ivi 1904; M. Schipa, Il regno di Napoli al tempo di C. di B., 2 voll., Napoli 1923; G. Reparaz, Reinado de C. III, Barcellona 1926; R. Sánchez Alonso, Fuentes de la Historia española e hispano-americana, I, Madrid 1927, pp. 604-16 (periodo 1739-88); G. Nuzzo, Stato e Chiesa nel triononto del riformismo napoletano, in Arch. stor. napol., 2° serie, 20 (1934), pp. 283-323; G. M. Monti, Per la storia dei Borboni di Napoli e dei patrioti napoletani, Trani 1939 (specie per la guerra di Velletri); T. Battaglini, L'organizzazione del regno delle due Sicilie da Carlo VII all'impresa gariboldina. Modena 1940; G. Falzone, C. III e la Sicilia, Palermo 1947.