CASSIODORO (FLAVIUS MAGNUS AURELIUS CASSIODORUS SENATOR)

CASSIODORO (Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus senator). - N. nel 485 ca. a Scyllacium, nel Bruzio, l'odierna Squillace, da famiglia di potenti funzionari di origine siriaca. All'alta condizione della fami-

glia (poiché il padre, praefectus praetorio, ben presto lo assunse come consiliarius), ed alle proprie qualità di retore, spiegate in elogio al re Teodorico, deve C. la rapida fortuna che lo fece, forse neppur ventenne, quaestor e segretario del re, e lo condusse poi fino al vertice della scala degli onori: consul ordinarius nel 514, poi magister officiorum, quindi praefectus praetorio nel 533, ed infine patriicus. Quattro re dei Goti, Teodorico, Atalarico, Teodato e Vitige, lo ebbero a proprio ministro. Attraverso la lunga vita politica, C., il mag-

gior rappresentante di quella parte dei Romani che collaborò con la dominazione barbara, portò intatto il proprio concetto, tendente ad un avvicinamento politico tra barbari e Romani e coincidente quindi con quello che fu per lungo tempo il cardine della politica interna di Teodorico. Quando il problema dominante divenne quello dei rapporti con l'Impero d'Oriente, il ministro romano non cessò di consigliare l'accordo e la pace. Ma nel 540, sotto il regno di Vitige, C. volse per nuove vie il corso della sua lunga vita, abbandonando la corte e fondando nelle proprie terre della Calabria, che ne costituirono il patrimonio, il monastero e l'eremo di Vivarum. Contribuirono a questa decisione il sostanziale fallimento dei suoi ideali politici, che

si delineava con l'intervento ed il trionfo dell'Impero in Italia, e lo stesso spettacolo di tragici fatti di cui si riempì in quegli anni la storia, davanti ai suoi occhi. A lui in primo luogo diede asilo e lavoro il monastero, nel lungo tramonto della sua vita; egli ne fu l'abate. Ai monaci, che subito vi accorsero numerosi, la regola, anticipando quella benedettina, imponeva, tra l'altro, l'applicazione allo studio delle lettere sacre e profane, e la trascrizione dei testi. Nel monastero egli morì, probabilmente, nel 583. Le sue Variae sono la principale fonte per la biografia.

C. era nato ad affermare contemporaneamente con l'azione e con gli scritti i propri ideali civili e religiosi; avviene così che i suoi scritti possano, come la sua vita, essere divisi in due classi, aderenti ai due sogni, di gloria terrena e celeste, che furono del suo spirito.

Spettano alla prima i discorsi tenuti alla corte dei re Goti, di cui ci è rimasta la memoria e pochi frammenti. La Chronica, che ci è pervenuta, fu scritta nel 519 e va

da Adamo ai tempi dell'autore. Sino all'età romana riprende da Eusebio, poi da Livio, Aufidio Basso, Vittore d'Aquitania e da cronisti italici, specialmente per la lista dei consolati, alla quale sono frammentate poche notizie. Nello sfondo c'è il motivo dell'elogio dei Goti. Questo motivo apertamente si spiega nel De origine actibusque Getarum composto in 12 libri sotto Atalarico e di cui ci resta il magro compendio di Jordanes (v.). C. fece in modo da identificare i Goti con i Goti e quindi con gli Sciti, attribuendo loro tutte le geste e le leggende di quei popoli. Così riuscì a rivestire la storia barbara non solo della maestà della lingua

di Roma, ma anche dell'incanto delle sue vetuste origini e leggende. Le Variae, che ci sono state trasmesse, sono una silloge di 468 lettere, divisa in 12 libri, raccolta nel 537. Sono le lettere da lui scritte quale uomo di stato; ma il sesto ed il settimo libro appaiono semplici formulari. Sul finire, la raccolta prende aspetto di enciclopedia, per le divagazioni su argomenti di morale, diritto, politica, arte e storia naturale. Nelle Variae l'attenzione dell'autore par volta principalmente allo stile, che è ampio e ampolloso, riflettendo una caratteristica dei tempi; allo stile, oltreché al contenuto, si riferisce il titolo. L'opera non ebbe nelle intenzioni dell'autore, ma ha invece per noi, carattere di informazione storica. L'Ordo generis Cassiodorum, che ci è in parte rimasto, è infine una memoria genealogica della famiglia di Cassiodoro.

Poco dopo le Variae fu scritto il breve trattato, in dodici capitoli, De anima, che già rappresenta un

avviamento dello spirito dell'autore verso problemi diversi. Sulla scorta di s. Agostino, di Tertulliano e di Claudiano Mamerto, egli distingue anzitutto i vari significati della parola « anima »; poi la definisce: creata da Dio, spirituale e di speciale sostanza, vivificatrice del corpo, razionale ed immortale, capace di volgersi al bene o al male. È fatta di luce, come di luce è fatto Dio, ed è priva di forma ed incorporea. Le sue quattro virtù cardinali sono completate da altre virtù morali: « contemplatio », « iudicialis » (per distinguere il bene dal male), e « memoria »; essa possiede inoltre cinque virtù naturali per il controllo del corpo. È creata da Dio, come la fede c'insegna, ed ha sede nel capo ma è espansa in tutto il corpo, tempio mirabile ed armonioso creato per essa. Si parla quindi dei particolari segni attraverso i quali i buoni ed i cattivi vengono riconosciuti, ed il libro termina con una preghiera.

Le meditazioni sull'anima sono il ponte di passaggio dalle opere secolari alle quattro principali del periodo monastico. Queste sono aderenti ai concetti di operosità culturale cui C. improntò la vita creata

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CASSIODORO - De institutione dioinarum litterarum, capp. 8 e 9. Codice in semicorsiva dell'Italia settentrionale (sec. VIII). Vercelli, biblioteca Capitolare, cod. n. 183, f. 104.
(da F. Ebric - P. Liebert, Specimina codicum litterarum, Bertina - Lipula BBl, tor. IX)
per sé e per i suoi monaci: sono azione religiosa, come prima i suoi scritti erano stati azione politica. Ma esse non rappresentano un distacco ascetico dal mondo, poiché la voce di questo è anzi presente per l'attenzione rivolta alla cultura umana dell'antichità: solo, questa non è più fine a se stessa o scala ad onori mondani, ma sottomessa a Dio e strumento per l'interpretazione della sua parola.

Le Complexiones in psalmos sono soprattutto ispirate dalle Enarrationes in psalmos di s. Agostino «un ruscello tratto dal mare», come dice l'autore con senso di alta ammirazione per l'opera del maestro. Precede una ricca prefazione in 17 capitoli sull'indole del salterio e sulla sua interpretazione. In questa C. procede con un certo schematismo, ma dà le massime preferenze all'esposizione allegorica. Ogni salmo viene da lui riferito alla vita di Cristo o alla Chiesa. Molto simili sono le Complexiones in Epistolas et Acta Apostolorum et Apocalypsin, non commento seguito, ma note esegetiche che summation dicendo diversa complectuntur quae sibi tangenda esse proponunt. Ma l'opera principale di C. monaco sono le Institutiones divinorum et saecularium litterarum. Esse pure sono nate da uno scopo pratico. Poiché il tempestoso secolo non aveva permesso la progettata fondazione, con l'aiuto di papa Agapito (535-56), di una scuola teologica in Roma per lo studio delle divine Scritture, C. vi vuol supplire con queste sue Institutiones o avviamento allo studio delle scienze teologiche e specialmente della S. Scrittura (ca. il 544). Il primo libro ci fa conoscere gli autori latini o greci tradotti in latino, conservati nella biblioteca del convento, che possono aiutare allo studio dei singoli libri sacri; svolge questioni di critica testuale, dà cenni di cosmografia biblica; raccomanda il lavoro manuale come diversivo dello studio soprattutto quello che consiste nel ricopiare codici. Il secondo libro in sette capitoli, espone gli elementi delle sette arti liberali. Il De orthographia è anch'esso un manuale composto a richiesta dei suoi monaci, composto con estratti ricavati dagli scritti di otto ortografi antichi. La Historia ecclesiastica tripertita, fu compilata con estratti dalle storie di Socrate, Sozomeno e Teodoreto che il monaco Epifanio aveva per lui espressamente tradotte dal greco. Come tale, l'opera non ha per noi che il valore di una versione, spesso neanche ben riuscita, ma per i posteri di C., che ignoravano gli originali, rappresentò un prezioso manuale di storia ecclesiastica antica.

La figura di C. appare, nel complesso, dotata di singolare armonia tra le qualità intellettuali e quelle pratiche, sebbene queste per forza di circostanze sembrino in molte parti avere la prevalenza. Il progetto di fusione tra barbari e Romani, che è fondamento della prima parte della sua vita, rappresenta un tentativo d'immettere nuovamente l'elemento romano tra le forze attive della politica. Fallito questo compito, C. si volge, con atto che a noi appare improntato ad acuta percezione storica, ad un diverso compito, in cui la sopravvivente forza di Roma è legata invece alla Chiesa. Egli scioglie così la lunga controversia tra cultura profana e cristianesimo. Come scrittore egli si è riservato il modesto ma utile compito di compilatore, formando con Dionigi il Piccolo e Isidoro di Siviglia quel trinomio che più ha contribuito a salvare la cultura antica nel medioevo. La trasmissione di questa diviene in lui opera fervida e limpidamente consapevole, così come è limpidamente veduta nelle Institutiones la figura del monaco le cui tre dita scriventi, assomigliate alla Trinità, «fugano davanti a loro le tenebre».

BIBL.: Opere: l'edizione migliore complessiva è quella del maurino J. Garet riprodotta in PL 69-70. Migliore edizione della Chronica a cura di Th. Mommsen, in MGH, Auctores antiquissimi, XI; Chronica minora, II, pp. 109-61; le Variae, i frammenti delle Orationes e l'Ordo generis Cassiodororum, a cura dello stesso, ibid., XII; il De orthographia da B. Keil in Grammatici latini, VII, Lipsia 1880, pp. 129-210. Edizione critica

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CASSIODORO - Miniatura raffigurante C., premessa al manoscritto delle Variae proveniente dal Monastero di S. Maria «extra moenia» di Fulda (sec. XII) - Leida, biblioteca, cod. n. 46.
(da Th. Mommsen in MGH, Auctores antiquissimi, XII, Bannover, 101)
delle Institutiones da R. A. B. Mynors, Oxford 1937. Studi: A. Thorbecke, C. Senator, ein Beitrag zur Geschichte der Völkerwanderungen, Heidelberg 1867; A. Franz, M. A. C. Senator, Breslavia 1872; I. Ciampi, I Cassiodori nel V e nel VI sec., Imola 1876; G. Mansi, M. A. C., Napoli 1895; C. Pujia, M. Aurelio C. in Calabria, Roma 1909; P. Lehmann, Cassiodorstudien, in Philologus, 71 (1912), pp. 278-99; 72 (1913), pp. 503-517; 73 (1914), pp. 253-73; Schanz-Krüger, IV, II, pp. 92-109; G. A. Punzi, L'Italia del VI sec. nelle Variae di C., Aquila 1927; A. Van der Vyver, C. et son oeuvre, in Speculum, 6 (1931), pp. 244-92; id., Les Institutiones de C. et sa fondation à Vivarium, in Rev. bénéd., 53 (1941), p. 59 sg.; Bardenhever, V, pp. 264-78; Moricea, III, II, pp. 1308-61; P. Courcelle, Le site du monastère de C., in Mélanges d'archéol. et d'histoire, 55 (1938), p. 259 sgg.; id., Les lettres grecques en Occident, Parigi 1943, pp. 313-88; G. Bardy, C. et la fin du monde ancien, in Année théologique, 6 (1945), pp. 383-425; L. W. Jones, C. Senator, Nuova York 1946; L. W. Laistner, The Value and Influence of C. Ecclesiastical History, in Harvard Theol. Rev., 41 (1948), p. 51 sg.; P. Courcelle, Histoire littéraire des grandes invasions germaniques, Parigi 1948, p. 171 sg. Marcello Aurigemma

C. E LA MEDICINA. - Nel campo medico, C. ebbe notevole importanza per molteplici ragioni.

Alla sua saggia opera di consigliere e di coadiutore del re Teodorico, la medicina dovette il risollevarsi della sua dignità. Ripristinò l'ufficio degli archiatri, ed istituì la carica di Comes archiatrorum, autorità suprema nella legislazione medica del tempo, specie di giudice insindacabile che poteva decidere di tutte le questioni che fossero potute insorgere tra i medici. Fu anche autore della formula di investitura del Comes archiatrorum nella quale la medicina veniva definita l'«arte prima tra le più utili che contribuiscono a sostenere l'indigenza dell'umana fragilità». Tutto ciò era assai significativo, di fronte alla condizione troppo umile del medico e della medicina nella le-

giulazione gotica. Infine anche nel ritiro di Squillace, molto si occupò con i suoi monaci di medicina e di soccorso agli infermi, sia praticamente, sia con la cura che ebbe di codici medici.

BIBL.: S. De Renzi, Storia della medicina in Italia, Napoli 1849-48; F. Puccinotti, Storia della medicina, ivi 1860; B. Albers, Il monachismo prima di S. Benedetto, ivi 1915; A. Pazzini, Storia dell'insegnamento medico in Roma, Bologna 1935, pp. 130-37, 140-43; A. Castiglioni, Storia della medicina, Milano 1936. Adalberto Pazzini
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“CASSIODORO (FLAVIUS MAGNUS AURELIUS CASSIODORUS SENATOR).” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 588. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cassiodoro-flavius-magnus-aurelius-cassiodorus-senator.