CAUSSADE, JEAN-PIERRE DE

CAUSSADE, JEAN-PIERRE de. - Gesuita francese, scrittore spirituale, n. il 7 marzo 1675 in diocesi di Cahors, m. a Tolosa l'8 dic. 1751.
Entrato nella Compagnia a Tolosa nel 1693, fu prima professore e poi, dopo il 1715, predicatore in varie città; risiedette a Nancy, fuori della sua provincia, negli anni 1729-30 e vi tornò per dirigere, dal 1734 al 1739, la Casa di ritiri spirituali. Le sue relazioni di direttore spirituale con parecchie visitandine di Nancy diedero occasione ai suoi scritti. Fu rettore a Perpignan (1741-43) e Albi (1744-46).
Pubblicò personalmente una sola opera: Instru- ction spirituelles en forme de dialogue sur les divers états d'oraison, suivant la doctrine de M. Bousuet, évésque de Meaux (Perpignano 1741; varie ristampe abbreviate, salvo una integra ad Avignone 1825; ristampa integrale a cura di H. Bremond col titolo: Bousuet maître d'oraison, Parigi 1931).
L'intento dell'autore è manifesto: giacché l'avversione di molti per quanto sa di mistico pretende valersi dell'autorità di Bousuet, vuol chiarire la vera posizione di lui. Una prima serie di dialoghi illustra quindi la lotta di Bousuet contro la falsa mistica quietista, mentre una seconda serie raccoglie sistematicamente le istruzioni del grande vescovo sulle orazioni mistiche, la condotta da seguire in esse e specialmente le prove che le accompagnano.
Ma la grande fama del p. de C., quella di dottore, si può dire classico, ABBANDONO (v.) alla volontà di Dio, è recente e si fonda sopra un'opera che non fu redatta da lui sotto la forma che si conosce. Ca. il 1860, venne presentato al p. Enrico Ramière un trattato manoscritto sulla vita interiore, composto, ma senza troppo discernimento, con estraiti delle copiose lettere di direzione del p. de C., a monache visitandine. Scoprendo le idee centrali di questi scritti, il Ramière riclassificò e coordinò gli estratti in funzione di esse, rimediò ad alcuni passi pericolosi con lievi ritocchi e note esplicative, e diede l'opera alla luce con il titolo: L'abandon à la Providence divine, envisagée comme le moyen le plus facile de sanctification (Parigi 1861).
L'aveva divisa in due parti, la prima più generale, sulla pratica della virtù d'abbandono in Dio, salutare per tutti i fedeli, la seconda sullo stato d'abbandono totale, destinata alle anime chiamate da Dio a questa via speciale di santificazione. Per il conforto che portava alle anime tribolato, l'opera incontrò successo immediato, che rese pure necessaria una edizione abbreviata (sola prima parte, Parigi 1863). Trattando le visitandine avevano potuto comunicare al p. Ramière altre lettere del p. de C. relative per lo più allo stesso tema. Perciò, nella quinta edizione, (1861), il Ramière aggiunse al trattato, lasciato nella medesima forma, due serie di lettere, una prima (47 lettere) sulla stima e l'esercizio della virtù d'abbandono e gli ostacoli alla sua pratica, una seconda (85 lettere, vol. II) sulle prove interne delle anime chiamate allo stato d'abbandono. Premise pure al II vol. un «discorso dell'editore» sui fondamenti e la vera natura della virtù di abbandono, per spiegare e difendere la dottrina del p. de C. «Sotto questa nuova forma, il libro fu riprodotto in numero se ristampe e traduzioni; con la 21a ed. (1928) erano già state stampate 78.000 copie in francese, diffusione note-volissima data l'austerità dell'argomento e che ne fa uno dei libri spirituali di più larga influenza nel sec. XIX. Sarebbe tuttavia assai utile una edizione più critica delle lettere del C., sia perché si conoscono ora altri testi, sia soprattutto perché il Ramière, guardando unicamente alla dottrina, rimaneggiò non poco la forma, omettendo larghi passi che non entravano nel suo piano, e tutti i dati cronologici e biografici. Rimettendo le lettere nel loro contesto concreto e personale, si rimedierebbe ad una delle critiche più fondate mosse al libro. Infatti, se la sua dottrina dell'abbandono, poggiante sugli insegnamenti di s. Ignazio di Loyola, del Bousuet e principalmente di s. Francesco di Sales, è ben lungi dagli errori quietisti, e se l'interpreta-

zione che ne dà il Ramière è teologicamente ineccepibile, rimane tuttavia l'inconveniente, inerente all'origine stessa del libro, di generalizzare in un trattato per tutti direzioni e risposte date per un caso particolare e giustificate da bisogni o da circostanze ben determinate; la lettura quindi ne può essere pericolosa per chi ciò dimenticasse. Il p. M. Olphe-Galliard annunziava nel 1939 di aver intrapreso il lavoro di tale edizione.

BIBL.: Sommervogel, II, coll. 900-902; P. Dudon, Note sur les éditions du p. d. C., in Rev. d'asc. et myst., 2 (1921), pp. 63-71; M. Olphe-Galliard, s. V. in DSP, II, coll. 354-70; i. L. de p. d. C., directeur d'âmes, in Revue d'asc. et myst., 19 (1938), pp. 394-417; 20 (1939), pp. 50-82.