Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

CAVOUR, GUSTAVO BENSO, MARCHESE DI

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CAVOUR, GUSTAVO BENSO, marchese di. - N. il 27 genn. 1806 a Torino, m. ivi il 26 febbr. 1864. Fratello maggiore di Camillo C., ereditò dal padre per diritto di primogenitura il titolo marchionale. Dotato di ottima memoria e di vasta cultura, era naturalmente portato verso gli ordinamenti liberali; ma, pur avversando l'assolutismo, era proclive a misure di carattere riformistico, anziché a provvedimenti radicali.

Legato di vera amicizia col fratello, ne ammirava le doti di mente, e lo esortava a dedicarsi all'ufficio di scrittore. Perduta in giovanissima età, a 27 anni, la moglie, si ingolfò negli studi, soprattutto filosofici, e fece la conoscenza del Rosmini nel 1836, che amò e frequentò intimamente. Del rosminianismo il C. si fece entusiasmato divulgatore in Piemonte, nella Svizzera e nella Francia. Pubblicò nella Bibliothèque universelle de Genève una serie di tre articoli, introduttivi allo studio delle dottrine del filosofo di Rovereto (Des ouvrages philosophiques de M. Fabbé Rosmini, nuova serie, 11, 14, 15 [1837-38]). Tre anni dopo, ampliò questa esposizione, e ne risultò un volumetto dal titolo Fragments philosophiques. Questa sua ammirazione per il Rosmini lo rese anche protagonista di una assai vivace controversia con il Gioberti. Avendo rinvenuto, durante un suo soggiorno a Parigi, nel giornale cattolico Cuiwars un articolo contrario alle dottrine rosminiane, ed a favore delle gioberti, il marchese Gustavo replicò sullo stesso foglio in modo aspro; né limitò la polemica al campo meramente scientifico, ma fece sul conto del Gioberti apprezzamenti di carattere personale, non corrispondenti a verità, i quali ferirono profondamente il Gioberti. Il C. continuò la sua attività di scrittore negli anni successivi, dando alle stampe un saggio filosofico sulle idee comuniste (Des idées communistes et des moyens d'en combattre le développement, in Bibliothèque universelle, 4ª serie, 1 [1846], pp. 5-59), ed altri scritti. Fu anche collaboratore dell'Armonia della religione con la civiltà.

Fu deputato alla quarta legislatura del Parlamento subalpino (1852-53) e conservò il mandato pure con le elezioni successive, fino alla morte. Assai stimato dai colleghi per lo zelo nei lavori dell'assemblea, intervenne varie volte con efficacia nei dibattiti della Camera.

Nella discussione sul progetto di legge sul matrimonio civile, presentato dal guardasigilli Boncompagni, il C. dichiarò di non essere contrario alla legge stessa e di ammettere la necessità di separare la legislazione canonica dalla civile, ma di non poter approvare certi emendamenti proposti dalla Sinistra che potevano determinare nei credenti degli scrupoli di coscienza. « Cattolico sincero, egli disse in quell'occasione, io credo che il cattolicesimo non ha poi nulla a temere da una vera legge di libertà. Sinceramente amante della libertà costituzionale, io stimo che non potrà mai dirsi una legge veramente liberale quella che offende nelle minime cose una coscienza anche scrupolosa » (tornata del primo luglio 1852). Coerente a questo atteggiamento fu pure il discorso che il marchese pronunciò il 9 ed il 10 genn. 1855 in sede di discussione del progetto di legge sulla soppressione delle comunità religiose. Dopo aver affermato che le disposizioni del progetto gli sembravano contrarie « ai principi di giustizia e di rettitudine », passò a definire il liberalismo dei sostenitori della legge stessa: « Per molti non è già liberale colui che, amando la libertà per sé e per gli altri, la vuole decisamente per tutti; agli occhi di costoro, ad essere liberale, è necessario avere almeno una congrua dote di pretofobia, bisogna nutrire un astio più o meno inorpellato contro quei pacifici sodalizi, nei quali l'uomo posto al riparo dal giuoce terribile delle passioni, quanto meno non reca danno a nessuno, e ben sovente trova ancor modo di rendere ai suoi simili splendidi e ben grandi servizi ». E votò contro la legge presentata dal ministero presieduto dal fratello. Fu all'opposizione pure durante il dibattito sul trattato d'alleanza concluso con la Francia e l'Inghilterra per la guerra di Crimea.

Bibliografia6 opere
BIBL.: D. Berti, Il conte di C. avanti il 1848, Roma 1886, pp. 32-40; E. Solmi, La controversia di Vincenzo Gioberti con il rosminiano G. B. di C., in Boll. storico-bibliografico subalpino, 15 (1910), pp. 331-53; L. C. Bollea, Briciole cavouriane. Camillo Cavour e le dispute fra V. Gioberti e i rosminiani, ibid., 15 (1910), pp. 354-72; A. Colombo, Nuovi documenti sulla controversia rosminiana tra V. Gioberti e G. B. di C., in Rass. stor. del Risorg., 5 (1918), pp. 373-94; G. Balsamo-Crivelli, Nuovi documenti sulla polemica di V. Gioberti con G. B. di C., in Il Risorg. ital., 18 (1925), pp. 283-315; G. Manacorda, s. v. in Diz. Ris. Naz., II, p. 646. Per il testo del discorso sul matrimonio civile cf. Atti del Parlamento subalpino, sessione del 1852, V, Firenze 1868, p. 1378 sgg. (il C. in sede parlamentare si limitò ad un breve intervento, esponendo invece le sue idee più ampiamente nello scritto Del matrimonio in relazione col diritto pubblico dei popoli liberi, pubblicato in Il cimento, 1 [1852], pp. 591-603). Il discorso contro la soppressione di comunità religiose si trova negli Atti del parlamento subalpino, sessione del 1853-54, VI, Firenze 1870, p. 2589 sgg.

Silvio Furlani

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 1221–1222.

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Furlani, Silvio. “Cavour, gustavo benso, marchese di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 1221–1222. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/cavour-gustavo-benso-marchese-di.

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Furlani, Silvio. “Cavour, gustavo benso, marchese di.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1221–1222. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/cavour-gustavo-benso-marchese-di.

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