CELESTINO III - C. III concede l'autonomia all'ospedale di S. Maria della Scala. Affresco di Domenico di Bartolo (1443-44) - Siena.

La scelta del povero romito dopo un travagliato periodo, dovuto principalmente alla rivalità tra i Colonna e gli Orsini, ambedue rappresentati nel S. Collegio, fu sempre un enigma per gli storici. Recenti studi hanno chiarito il retroscena: Carlo II, re di Napoli, col figlio Carlo Martello nella primavera del 1294, venne a Perugia e s'abboccò con gli undici cardinali elettori. Di lì passò a Sulmona ove concesse dei privilegi ai Celestini e quasi certamente vide anche il santo romito, il quale poco dopo scrisse una lettera ai cardinali esortandoli a dare finalmente un Pastore alla Chiesa. Latino Malabranca, cardinali decano, per primo fece il nome del pio romito e gli diede il voto, altri lo seguirono, i rimanenti si decisero ad accedere. Altre circostanze e correnti spirituali (Papa Angelico) possono aver influito sull'elezione dell'inesperto romito. Questi, accettata l'elezione, si recò a L'Aquila, dove in presenza di pochi cardinali, di Carlo II e di una grande folla fu incoronato il 29 ag. 1294.
Il 18 sett. creò 12 cardinali, di cui 7 francesi e 5 italiani, tutti graditi al re Carlo, al cui figlio s. Lodovico d'Angiò, giovanissimo ancora e ostaggio per il padre in Spagna, affidò poi (7 o 9 ott.) l'amministrazione dell'arcidiocesi di Lione (Bull. Franc., IV, p. 332). Concesse molti privilegi ai monaci Celestini, di cui due erano tra i dodici cardinali creati a L'Aquila. Accompagnato dallo stesso re Carlo, C. si recò a Napoli, passando per Sulmona e Montecassino, dove obbligò i monaci ad abbracciare l'istituto dei Celestini,
comando abrogato, come tanti altri, dal successore Bonifacio VIII. A Napoli gli fu preparata la residenza in Castelnuovo, ma non tardò ad accorgersi di non essere all'altezza della sublime dignità; era attediato dalle brighe dei curiali, e bramava la solitudine della sua cella. Al principio dell'Avvento voleva affidare il governo della Chiesa a tre cardinali e ritirarsi in una cella appartata. Opponendosi un cardinale e tormentato da scrupoli, cominciò a pensare all'abdicazione. Consultò alcuni cardinali, tra i quali Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII), il quale dapprima lo sconsigliò, ma poi dichiarò che ciò era possibile.
C. verso il 10 dic. emanò una costituzione che un Papa può rinunciare alla sua alta dignità (v. SOMMO PONTEFICE), e il 13 dic. dinanzi ai cardinali lesse la formula dell'abdicazione propria, libera e spontanea. Aveva rimessa in vigore la rigida norma del Conclave e da esso uscì subito eletto Bonifacio VIII (24 dic.) il quale fece condurre verso Roma il suo predecessore. Questi però, eludendo la vigilanza dei custodi pontifici, fuggì e si nascose nelle Puglie, donde invano cercò di traversare l'Adriatico. Bonifacio VIII, temendo che malintenzionati si giovassero della grande semplicità di C., lo fece ricercare e, trovato a Viesti, lo fece condurre e custodire nel castello di Fumone, presso Alatri, dove visse fino alla morte. È una calunnia che Bonifacio VIII sia ricorso a macchinazioni per ottenerne la rinunzia ed accelerarne la fine. S. Pier Celestino, il cui corpo fu sepolto a Ferentino, poi nel 1327 trasportato a Collemaggio (L'Aquila), fu canonizzato da Clemente V il 5 maggio 1313. La festa si celebra il 19 maggio.
L'insolita rinunzia di C. provocò subito una letteratura sull'argomento, cui presero parte l'Olivì, Egidio di Roma e Giovanni Quidort. Sono notissimi i versi di Dante (Inf., III, 59-60), che, fin dai primi commentatori, furono ritenuti come accennanti a C. - Vedi Tav. LXXVI.
Celestin V et l'opinion théologique en France du vivant de Boniface VIII, in Revue d'histoire de l'Église de France, 25 (1939), pp. 183-92; S. Garclas Palou, El beato Ramón Llull y la cuestión de la renunciabilidad de la sede romana, in Aurora Sacra Tarraconensia, 17 (1944), pp. 67-96. Livario Oliger