CESENA, diocesi di. - Nell'Emilia in provincia di Forli suffraganea di Ravenna. Le liste episcopali cesenatiche anteriori al sec. vi non riposano su basi storiche solide e il primo vescovo di cui si ha notizia è Natale, della seconda metà del sec. vi, seguito da un Concordio nel 603 , entrambi ricordati in una lettera di s. Gregorio Magno e Mariniano, vescovo di Ravenna (Jaffé-Wattenbach, 1919) : probabilmente alle dipendenze di Ravenna sin da quel periodo, lo era certamente nel 649 quando faceva parte dell'esarcato.
Tra gli altri presuli di C. dei quali vien fatta menzione, sono da ricordare Floro presente al Sinodo romano del 680 sotto il papa Agatone; s. Mauro protettore di C. che resse la cattedra nel sec. x e del quale scrisse la vita s. Pier Damiani; il successore, un suo nipote di nome Costanzo; il vescovo Giovanni II al quale s. Pier Damiani inviò l'opuscolo De parentelae gradibus; Gebizo già monaco e abate del monastero dei SS. Bonifacio e Alessio de Urbe, legato di Gregorio VII e dallo stesso creato cardinale; Benno de' Coeliti, m. nel 1149, anche lui cardinale, adoperato da Onorio II in varie legazioni. Sino al sec. xi fece parte del patrimonio della S. Sede, quindi si resse in libero comune. Dopo la caduta degli Svevi, C. fece parte nuovamente dei possedimenti pontifici passando in seguito sotto il regime degli Ordelaffi, scacciati dal card. Albornoz nel 1357. Dopo i saccheggi patiti durante la spedizione di Roberto di Ginevra inviato da Gregorio XI per sottomettere la città, C. ebbe finalmente un periodo di prosperità sotto i Malatesta che la governarono per un secolo (1378-1466). Per rendere più spaziosa la nuova rocca di C. Galeotto Malatesta fece abbattere nel 1385 la Cattedrale situata sul colle Garampo, che il suo successore Andrea fece ricostruire più tardi sul luogo attuale (1408-12). C. fu un'altra volta sotto il dominio papale, al tempo del pontificato di Giulio II dal quale ebbe statuti municipali, con i quali la città si resse sino all'avvento della Rivoluzione Francese. La diocesi, piccola come estensione territoriale, fu
notevolmente ampliata da Pio VI nel 1777 con nuove parrocchie tolte alla giurisdizione di Rimini.
Tra i vescovi che in tempi piuttosto recenti illustrarono la sede di C. sono da ricordare Pietro Francesco Orsini ( 1680-86 ) diventato più tardi papa Benedetto XIII; il card. G. C. Denhoff (1686-97); il card. Carlo Bellisomi (1795-1808) candidato alla tiara nel Conclave del 1799; il card. S. F. Castiglioni più tardi papa Pio VIII. Di C. erano Pio VI e Pio VII. Tra i monasteri della diocesi furono celebri un tempo quello dei SS. Lorenzo e Zenone noto sin dai tempi di Gregorio Magno e retto dai Benedettini sino al 1402; il monastero di S. Maria del Monte o Monte di S. Mauro, di origine antichissima anche se incerta, anch'esso benedettino, in cui fu deposto il vescovo s. Mauro nel 946; confermato nel 1244 da Innocenzo IV al vescovo di Cervia, unito da Niccolò V nel 1453 alla Congregazione di S. Giustina di Padova, restaurato nel 1814 e nel 1887.
La diocesi misura 400 kmq ., conta 64 parrocchie, 126 sacerdoti diocesani, e 51 regolari e 90 mila cattolici su 97000 ab. (1948). - Vedi Tav. LXXXIII.
ries episcoporum Coscunatium, Cesena 1779; Cappelletti, II, pp. 525-56; R. Zazzari, Storia di C. dalle origini fino ai tempi di Cesare Borgia, Cesena 1890; G. G. Bagli, Contributo agli studi di bibliografia storica roumgnola, in Atti e sennorie della r. deputazione di storia patria per le province di Romagna, 3² serie, 7 (1889), pp. 335-36; P. Lanzoni, S. Severo vescovo di C., Fidenza 1906; P. Kehn, Italia Pontificia, V: Armilia, Berlino 1911, pp. 127-31; Lanzoni, 714-21; Cottineau, I, col. 660.
Mario Scaduto
CESI. - Famiglia umbro-sabina originaria del luogo omonimo, che cominciò ad elevarsi nel sec. xv e durante il sec. xvi in uno dei suoi rami uni il marchesato di Monticelli (1572), il ducato di Acquasparta (1588) ed il principato di S. Angelo e S. Paolo (1613). Le sue fortune nella Curia romana cominciarono con Paolo Emilio, n. nel 1481, protonotario apostolico, creato cardinale da Leone X nella grande promozione del 1° apr. 1517. Con lui comincia quella serie di personaggi che ebbero cardinalati ed episcopati durante il sec. xvi ed il principio del seguente. Infatti Paolo Emilio ebbe in commenda Todi il 1° giugno 1523 , Narni il 20 maggio 1525 che trasferì a Bartolomeo C. pochi mesi dopo; Orte il 7 apr. 1525, trasferita a Pomponio C. nel 1538; Cervia nel 1525 trasferita a Ottavio C. nel 1528, e persino Sion in Svizzera che tenne dal 12 nov. 1522 fino alla morte che lo colse a 56 anni in Curia il 5 ag. 1537. Fu pure erciprete di S. Maria Maggiore. Alla morte del card. Giov. Antonio di S. Giorgio (1511), acquistò il suo palazzo in Borgo Vecchio e lo completò riducendo a giardino la vigna che si estendeva sulla retrostante collina e facendovi un antiquarium di importanti antichità prese dalle scoperte che in quel tempo si facevano per ogni dove (cf. An. Hülsen, Römische Antihengärten des XVI. Jahrh., Heidelberg 1917; E. Martinori, op. cit. in bibl., p. 47 sgg.).
Federico, fratello di Paolo Emilio, n. nel 1500; ebbe il vescovato di Todi per rinuncia del fratello l'11 giugno 1523 e lo tenne sino al 1545 ; fu creato cardinale da Paolo III il 19 dic. 1544; ebbe in commenda Cremona dal 18 marzo 1551 al 13 marzo 1560; morì vescovo di Porto il 28 genn. 1565, fu sepolto a S. Maria Maggiore. Era ritenuto ricco, dotto e di molta esperienza; costrui in Roma la chiesa di S. Caterina dei Funari.
Pier Donato, fu chierico di Camera, ebbe il vescovato di Narni in commenda il 25 giugno 1546 e vi rinunciò in favore di Romolo C. il 12 luglio 1566; fu creato cardi-
nale il 7 maggio 1570 da Pio V. Fu legato a Bologna nel 1580. M. in Curia il 29 sett. 1586 e fu sepolto a S. Maria della Vallicella.
Bartolomeo, n. verso il 1565 , tenne inCuria l'ufficio di tesoriere generale che lo portò al cardinalato il 5 genn. 1596. Arcivescovo di Conza il 10 marzo 1608, vi rinunci nel 1614; il 5 maggio 1621 ebbe la sede di Tivoli; però mori lo stesso anno il 18 ott. e fu sepolto a S. Maria Maggiore.
Tesoriere generale fu pure Pier Donato iuniore, n. verso il 1583 , protonotario apostolico partecipante 18 apr. 1615 , creato poi cardinale da Urbano VIII il 16 dic. 1641 , camerlengo del S. Collegio il 9 genn. 1651, m. in Curia il 30 genn. 1656. Un contemporaneo giudicò: «nel tesoriccoto è stato tenace, libero nel parlare, di natura gagliarda, intelligente de'negozi, di lettere mediocremente» (Cf. Pastor, XIII, p. 716 ).
Muggiore celebrità presso i posteri si acquistò Fe derico, n. a Roma il 13 marzo 1585 da Giovanni Federico, ch'era il fratello del card. Bartolomeo, e da Olimpia Orsini.
Nonostante il maltalento del padre, che sperperava il pingue patrimonio ed alienava al card. Ludovisi nel 1622 persino 102 pezzi di antichità della raccolta familiare (Pastor, XIII, p 50), Federico rimase costante all'amore per gli studi letterari e scientifici ed il 18 ag. 1603, insieme con Gian Franco Stelluti, Anastasio de Fllia e Giovanni Eckio, diede principio all'Accademia dei Lincei assumendo il nome di Coelivafus Lyncacus. Solo nel 1607 si ebbe in Giov. Batt. Porta il quinto membro aggiunto; Galileo Galilei fu il sesto e vi fu ricevuto ufficialmente il 25 apr. 1611 in occasione del suo viaggio a Roma. Il Galilei stesso ci informa che « i Lincei sono una compagnia di acca-

Cesi, famiglia - Monumento al card. Paolo C., opera di Guglielmo della Porta (1540-1602) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
demici... ed hanno per fine gli studi delle buone lettere e in particolare di filosofia e altre scienze a quella conferenti; e inoltre attendono i più intendenti a scrivere e pubblicare le loro fatiche» (Edizione Nazionale delle opere di G. Galilei, V, p. 184). Il C. divenne amico del Galilei e si mantenne in relazione con lui negli anni seguenti a proposito delle scoperte che andava facendo e delle polemiche che esse suscitavano. Particolare protezione e favore dimostrò il C. per il Galilei in occasione del suo soggiorno a Roma nel 1615-16, rivendicando la libertà delle indagini scientifiche. Quando poi si trattò di pubblicare una risposta alla Libra astronomica del p. Grassi, il C. insieme ai suoi colleghi invitò il Galilei alla pubblicazione del «Saggiatore» e se ne fece promotore della stampa che uscì appunto per cura dei Lincei stessi nel 1623. Essi infatti quasi al completo avevano abbracciata la causa del Galilei, sebbene il C. soltanto a stento si fosse convertito al sistema copernicano.
Nella Pasqua del 1624 il Galilei fu ospite del C. in Acquasparta. Egli del resto aveva fatto campo dei suoi studi ricerche botaniche, nelle quali può essere ritenuto un vero precursore.
Si era preso speciali premure per la stampa del Dialogo dei due massimi sistemi del Galilei quando mori il 1° ag. 1630, senza avere avuto dalle due mogli Artemisia Colonna (sposata nel 1614) ed Isabella Salviati (sposata nel 1616) prole maschile sopravvissuta.
L' Accademia, il cui numero di soci era rimasto assai limitato, affidata alle cure del suo protettore card. Barberini, tacque e ben presto cessò di esistere.
Pio Paschini
CESLAO di Polonia (di Slesia), beato. - Domenicano, n. nel 1180 a Gross-Stein in Alta Slesia, m. a Breslavia il 15 . luglio 1242 . Notizie tardive lo dicono compagno, Bzovio lo fa fratello, di s. Giacinto, insieme al quale avrebbe ricevuto l'abito de' Predicatori da s. Domenico a Roma, e avrebbe poi fondato il convento di Friesach (Carinzia). Dopo una dimora a Cracovia, C. eresse il convento di S. Adalberto a Breslavia. Come priore di Breslavia e come provinciale di Polonia si prodigò per la cristianizzazione della Slesia. Alle sue preghiere si attribuisce la liberazione del castello di Breslavia durante l'assedio dei mongoli nel 1241. Le reliquie sono in S. Adalberto. Il suo culto fu approvato da Clemente XI nel 1712. Festa nell'Ordine domenicano il 17 luglio, nell'arcidiocesi di Breslavia il 20 luglio.
CESTAC, Louis-Edouard, venerabile. - Sacerdote, n. a Bayonne il 6 genn. 1801, m. ivi il 27 marzo 1868. Dedicò tutta la sua vita alla cura degli orfani e alla rieducazione delle giovani traviate, aiutato mirabilmente dalla sorella Elisa. Fondò due congregazioni religiose: le Bernardine e le Serve di Maria. La sua causa di beatificazione è stata introdotta l'8 apr. 1908.
Silverio Mattei
CESTARI, Giuseppe. - Prete, n. nel 1751 a Napoli ove visse in fama di giansenista, insieme con