CESI

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CESI. - Famiglia umbro-sabina originaria del luogo omonimo, che cominciò ad elevarsi nel sec. xv e durante il sec. xvi in uno dei suoi rami uni il marchesato di Monticelli (1572), il ducato di Acquasparta (1588) ed il principato di S. Angelo e S. Paolo (1613). Le sue fortune nella Curia romana cominciarono con Paolo Emilio, n. nel 1481, protonotario apostolico, creato cardinale da Leone X nella grande promozione del 1° apr. 1517. Con lui comincia quella serie di personaggi che ebbero cardinalati ed episcopati durante il sec. xvi ed il principio del seguente. Infatti Paolo Emilio ebbe in commenda Todi il 1° giugno 1523 , Narni il 20 maggio 1525 che trasferì a Bartolomeo C. pochi mesi dopo; Orte il 7 apr. 1525, trasferita a Pomponio C. nel 1538; Cervia nel 1525 trasferita a Ottavio C. nel 1528, e persino Sion in Svizzera che tenne dal 12 nov. 1522 fino alla morte che lo colse a 56 anni in Curia il 5 ag. 1537. Fu pure erciprete di S. Maria Maggiore. Alla morte del card. Giov. Antonio di S. Giorgio (1511), acquistò il suo palazzo in Borgo Vecchio e lo completò riducendo a giardino la vigna che si estendeva sulla retrostante collina e facendovi un antiquarium di importanti antichità prese dalle scoperte che in quel tempo si facevano per ogni dove (cf. An. Hülsen, Römische Antihengärten des XVI. Jahrh., Heidelberg 1917; E. Martinori, op. cit. in bibl., p. 47 sgg.).
Federico, fratello di Paolo Emilio, n. nel 1500; ebbe il vescovato di Todi per rinuncia del fratello l'11 giugno 1523 e lo tenne sino al 1545 ; fu creato cardinale da Paolo III il 19 dic. 1544; ebbe in commenda Cremona dal 18 marzo 1551 al 13 marzo 1560; morì vescovo di Porto il 28 genn. 1565, fu sepolto a S. Maria Maggiore. Era ritenuto ricco, dotto e di molta esperienza; costrui in Roma la chiesa di S. Caterina dei Funari.
Pier Donato, fu chierico di Camera, ebbe il vescovato di Narni in commenda il 25 giugno 1546 e vi rinunciò in favore di Romolo C. il 12 luglio 1566; fu creato cardi-

nale il 7 maggio 1570 da Pio V. Fu legato a Bologna nel 1580. M. in Curia il 29 sett. 1586 e fu sepolto a S. Maria della Vallicella.
Bartolomeo, n. verso il 1565 , tenne inCuria l'ufficio di tesoriere generale che lo portò al cardinalato il 5 genn. 1596. Arcivescovo di Conza il 10 marzo 1608, vi rinunci nel 1614; il 5 maggio 1621 ebbe la sede di Tivoli; però mori lo stesso anno il 18 ott. e fu sepolto a S. Maria Maggiore.
Tesoriere generale fu pure Pier Donato iuniore, n. verso il 1583 , protonotario apostolico partecipante 18 apr. 1615 , creato poi cardinale da Urbano VIII il 16 dic. 1641 , camerlengo del S. Collegio il 9 genn. 1651, m. in Curia il 30 genn. 1656. Un contemporaneo giudicò: «nel tesoriccoto è stato tenace, libero nel parlare, di natura gagliarda, intelligente de'negozi, di lettere mediocremente» (Cf. Pastor, XIII, p. 716 ).
Muggiore celebrità presso i posteri si acquistò Fe derico, n. a Roma il 13 marzo 1585 da Giovanni Federico, ch'era il fratello del card. Bartolomeo, e da Olimpia Orsini.
Nonostante il maltalento del padre, che sperperava il pingue patrimonio ed alienava al card. Ludovisi nel 1622 persino 102 pezzi di antichità della raccolta familiare (Pastor, XIII, p 50), Federico rimase costante all'amore per gli studi letterari e scientifici ed il 18 ag. 1603, insieme con Gian Franco Stelluti, Anastasio de Fllia e Giovanni Eckio, diede principio all'Accademia dei Lincei assumendo il nome di Coelivafus Lyncacus. Solo nel 1607 si ebbe in Giov. Batt. Porta il quinto membro aggiunto; Galileo Galilei fu il sesto e vi fu ricevuto ufficialmente il 25 apr. 1611 in occasione del suo viaggio a Roma. Il Galilei stesso ci informa che « i Lincei sono una compagnia di acca-

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(1) A. Andrroni
Cesi, famiglia - Monumento al card. Paolo C., opera di Guglielmo della Porta (1540-1602) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.

demici... ed hanno per fine gli studi delle buone lettere e in particolare di filosofia e altre scienze a quella conferenti; e inoltre attendono i più intendenti a scrivere e pubblicare le loro fatiche» (Edizione Nazionale delle opere di G. Galilei, V, p. 184). Il C. divenne amico del Galilei e si mantenne in relazione con lui negli anni seguenti a proposito delle scoperte che andava facendo e delle polemiche che esse suscitavano. Particolare protezione e favore dimostrò il C. per il Galilei in occasione del suo soggiorno a Roma nel 1615-16, rivendicando la libertà delle indagini scientifiche. Quando poi si trattò di pubblicare una risposta alla Libra astronomica del p. Grassi, il C. insieme ai suoi colleghi invitò il Galilei alla pubblicazione del «Saggiatore» e se ne fece promotore della stampa che uscì appunto per cura dei Lincei stessi nel 1623. Essi infatti quasi al completo avevano abbracciata la causa del Galilei, sebbene il C. soltanto a stento si fosse convertito al sistema copernicano.
Nella Pasqua del 1624 il Galilei fu ospite del C. in Acquasparta. Egli del resto aveva fatto campo dei suoi studi ricerche botaniche, nelle quali può essere ritenuto un vero precursore.
Si era preso speciali premure per la stampa del Dialogo dei due massimi sistemi del Galilei quando mori il 1° ag. 1630, senza avere avuto dalle due mogli Artemisia Colonna (sposata nel 1614) ed Isabella Salviati (sposata nel 1616) prole maschile sopravvissuta.
L' Accademia, il cui numero di soci era rimasto assai limitato, affidata alle cure del suo protettore card. Barberini, tacque e ben presto cessò di esistere.

Bibl.: Oltre i diversi volumi del Pastor, il vol. III dell'Eubel ed il IV di Eubel-Gauchat, cf. P. Litta, Famiglie celebri d'Italia: C., tav. II, Milano 1819; F. Martinori, Genealogia e cronistoria di una grande famiglia umbro-romana: I C., Roma 1631.
Pio Paschini