CILICIO

CILICIO. - Panno ruvido, tessuto con fili di capra o di cammello. Si chiamò dai latini cilicium perché veniva specialmente dalla Cilicia, sulle cui montagne pascolavano numerosi greggi di capre dal lungo pelo; era usato per far vesti grossolane, coperte, tende.

Nella S. Scrittura il c. o sacco (ebr. laq, gr. ἀσπύς) designa generalmente una veste di tal panno, che s'indossava in segno di lutto o di penitenza (cf. Gen. 37, 34; I Reg. 21, 27; II Reg. 2, 30; Ier. 4, 8; 6, 26 ecc.). Era l'abito ordinario dei profeti, predicatori di penitenza (Is. 20, 2; II Reg. 1, 8; Mt. 3, 4). Insieme al c. si usava pure la cenere per aspergere il capo; di qui l'espressione biblica: « far penitenza nel c. e nella cenere » (Mt. 11, 21). Come strumento di penitenza, il c. sulla nuda pelle è stato sempre usato nell'ascesi cristiana. S. Agostino (Symbol. ad catechum., 1: PL 40, 660 sg.) ci attesta che anche i catecumeni si preparavano al Battesimo portando il c. Celebri in proposito nell'agiografia l'anacoreta costantinopolitano s. Teodoro detto Trichinas (v.) o « peloso » per l'aspra veste di c. che indossava, e l'eremita camaldolese s. Domenico Loricato (v.), così chiamato dalla maglia di ferro che portava sulla carne.

Nella forma più semplice il c. è ridotto ad una fascia di panno ruvido, tessuto con peli o crini, ovvero ad una cintura composta di anelli o maglie di filo di ferro a punte sporgenti (v. CATENELLE), per stringersi la vita, le braccia e le gambe.

BIBL.: I. Gretser, De disciplinis libri tres, Colonia 1607; H. Lesêtre, Cilice, in DB, I, coll. 759-61; H. Leclerc, Cilice, in DACL, III, coll. 1623-25. Giacinto del S.mo Crocifisso
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“CILICIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 938. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cilicio.