COIMBRA, DIOCESI DI

COIMBRA, DIOCESI di. - Nel Portogallo, si estende per 5300 kmq. ed ha 571.256 ab. dei quali 547.428 cattolici, conta 254 parrocchie, servite da 252 sacerdoti secolari e 10 regolari.
Sembra che questa importante diocesi sia una delle più antiche della Lusitania, tuttavia mancano buoni documenti sulla sua vita religiosa e principalmente sui suoi gerarchi prima del secc. VI. Tutte le Chiese di quella contrada subivano l'influsso della antica sede metropolitana Emeritense; da Merida dunque doveva C. nei primi tempi ricevere l'organizzazione ecclesiastica.
Il primo vescovo conosciuto è Lucenzio, Lucezio, come si legge in alcuni codici, il quale firma come presente nel Concilio Bracarense del 561, ciò che ripete nel 572 nel II Concilio della stessa sede metropolitana, dalla quale già allora, come anche oggi, dipendeva. L'ultimo vescovo coimbricense durante la dominazione visigotica è Emilia, che si trova nel 693 con i padri del Concilio XVI di Toledo; dopo di lui si ha una lunga interruzione in quell'episcopato a causa della terribile invasione saracena, che obbligò il clero e gran parte dei fedeli a rifugiarsi nei monti settentrionali della penisola. Di nuovo viene ricordato un vescovo di nome Nausto negli ultimi decenni del secc. IX, ma né lui né i suoi successori fino alla riconquista della città e territorio di C. (che fu nel 1858, o secondo alcuni cronisti nel 1864) poterono entrare nella diocesi. Pochi anni dopo governava questa sede il tristemente celebre Maurizio Burdino, più tardi arcivescovo di Braga e finalmente nel 1118 l'antipapa Gregorio VIII, creato dall'imperatore Enrico V. Dopo la morte del suo successore a C. vi fu una vacanza della sede per 31 anni. Celebre sono nel secc. XVI i vescovi agostiniani Giovanni VII Soares e Gaspare de Casal, i quali intervennero al Concilio Tridentino, e Emanuele de Menezes morto nella celebre battaglia di Alcasse-el-Kebir (1578), insieme all'ultimo re della dinastia, Sebastiano, dopo il quale il Portogallo cadde sotto la dominazione spagnola, ciò che fu causa di conflitti diplomatici religiosi fino al riconoscimento della nuova dinastia portoghese.

BIBL.: H. Flórez, España Sagrada, XIV, pp. 63-96; T. da Fonseca, C., Oporto 1929.

UNIVERSITÀ DI C. - È, cronologicamente, la prima delle università portoghesi. Ideata dal re Don Dinis con le lettere patenti del 19 marzo 1290 (ed a ciò collaborarono alte autorità ecclesiastiche del tempo), il nuovo «Estudo Geral» ricevette prerogative accademiche con la bolla papale De statu regni Portu-galiae del 9 ag. 1290, di Niccolò IV. Cominciò a funzionare a Lisbona, con l'insegnamento del trivio e del quadrivio, del diritto canonico, del diritto civile e della medicina, ma nel 1308 venne trasferita da Don Dinis a C., geograficamente meglio indicata per la sua posizione centrale e già notevole centro di studi organizzati da enti ecclesiastici: la nuova sede più tranquilla e propizia al lavoro intellettuale aveva anche il vantaggio di non essere ambiente favorevole, come quello della capitale, a turbolenze studentesche, a inevitabili intemperanze.
Riportata a Lisbona per ordine di Don Alfonso IV, vi rimane fino al 1354, per tornare a C. fino al 1377,

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(1st. Antonie Gellello tiranco - Lignara)
Coimbria - Biblioteca Geral dell'Università fatta costruire dal re Giovanni V (1717-28).

epoca nella quale l'ultima parentesi lisbonense si inizia al tempo di Don Fernando. Questo andrivieni cessa col 1537, allorché Don Joāo III dispone che l'Università abbia la sua definitiva sede in C. e mette a sua disposizione i propri palazzi, da adattare convenientemente. Rieca di moesiti insigni, molti dei quali formativi nei più celebri ambienti intellettuali dell'Europa, lo Studio di C. è stato sempre un centro luminoso di cultura nazionale: il suo insegnamento ha spesso oltrepassato i confini patrii, ed a sua volta è stato frequentemente avviato dal sapere di studiosi stranieri, fra i quali non mancano Italiani.
Dopo i privilegi concessi nel 1309 da Don Dinis, la struttura dell'Università di C. si venne profilando sul modello dello Studio di Bologna, diramandosi nelle quattro facoltà fondamentali : Teologia, Diritto canonico, Diritto civile, Medicina.
Nella sua vita secolare sono degni di nota vari periodi: quello contrassegnato dal vigoroso impulso che alla cultura nazionale dette Don João III; il nuovo orientamento europeo impresso da Don Joāo V; la riforma operata dal marchese di Pombal nel sec. xviri.
Le successive riforme, più o meno felici, si sono sforzate di rimodernare l'insegnamento universitario per adeguarlo alle nuove necessità intellettuali e sociali della nazione. Delle cinque facoltà esistenti nel secolo scorso all'epoca delle riforme di Passos Manuel, cioè nel 1835 , quella di Teologia è stata trasformata in facoltà di Lettere nel 1911, e quella di Filosofia (di memoria pombaliana) è divenuta facoltà di Scienze. Le altre tre erano quelle di Diritto, Medicina e Matematica.
Attualmente l'Università di C. consta di : 1) facoltà di Lettere, quadriennale, che concede il titolo di «licenziato * (necessario per l'insegnamento secondario) e di «dottore»; 2) facoltà di Legge, la quale concede il titolo di «baccelliere» a coloro che superano il corso quadriennale, quello di «licenziato * ai baccellieri che superano con la classi-
ficazione di almeno 12/20 il quinto anno complementare, e quello di *dottore»; 3) facoltà di Medicina, con un corso di sei anni, dalla quale si esce con grado di * licenziato * o sottoponendosi a ulteriori prove, col titolo di «dottore»; 4) facoltà di Scienze, quadriennale o, per gli ingegneri geografici, quinquennale; 5) scuola di Farmacia.
Tutti coloro che aspirano alla carriera universitaria devono possedere il titolo accademico di «dottore», che i licenziati possono conseguire dopo aver superato varie prove scritte ed orali.
L'Università di C., la quale conserva tuttora caratteristici costumi accademici tradizionali, di secolare memoria, ed usi studenteschi singolari, con la inconfondibile saudade portoghese, è oggi sulla via di una radicale trasformazione edilizia; la nuova «città universitaria» è in pieno fervore di opere, modernissima ed austera nella linea architettonica, completa e moderna nelle nuove istallazioni. - Vedi Tav. CXXV.

Giacinto Manuppella