COMTE, AUGUSTE

COMTE, AUGUSTE. - Filosofo, n. a Montpel- lier il 19 genn. 1798, n. a Parigi il 5 sett. 1857. Di famiglia cattolica e realista. Nel 1806 entrò nel liceo di Montpellier, e vi rimase fino al 1814; là perché la fede e divenne repubblicano. Dal 1814 al 1816 frequentò la scuola politecnica. Decisiva per il suo pensiero fu la conoscenza, fatta nel 1817, di Saint-Simon, del quale divenne segretario e collabo- ratore entusiasta per alcuni anni: poi ruppe clamoro- samente con lui ogni rapporto. Il piano dei suoi futuri lavori e l'indole della sua mente sono visibili già nell'opuscolo del 1822: Prospectus des travaux scientifiques nécessaires pour réorganiser la société. Nel 1830 uscì il primo volume del suo celebre Cours

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(fot. Ene, Catt.)
Computo ecclesiastico. - Incipit del De temporam ratione, di s. Beda il Venerabile, Codice, proveniente dal Monastero di S. Nazzario di Lorach, della seconda metà del sec. xI - Biblioteca Vaticana, Cod. Pal. Lat. 1449, f. 30^{°}.

de philosophie positive, di cui il sesto e ultimo volume fu pubblicato nel 1842. Nell'ott. del 1844 fece il primo incontro con Clotilde de Vaux (che viveva separata dal marito, e morì nel 1846), da lui quasi divinizzata. Da questo tempo comincia una nuova fase nell'at-tività di pensatore del C., che, ritornando alla sua originaria ispirazione rafforzata dall'influsso sansimo-niano, concepì il suo sistema filosofico come premessa di un vasto piano di riforma sociale, morale, politica e religiosa: di qui, il suo Système de politique positive, ou Traité de sociologie, instituant la religion de l'humanité (4 voll., Parigi 1851-54). Nel 1848 fondò una società positiva e una specie di Chiesa, che riconosceva nell'Umanità la divinità nuova, e nel C. il suo maggior sacerdote. Nel 1852 usciva, del C., il Catéchisme positive, ou sommaire exposition de la religion universelle, en onze entretiens systematiques entre une femme et un prêtre de l'humanité. L'ultima sua grande opera è la Synthèse subjective, ou Système universel des conceptions propres à l'état normal de l'humanité (1856). Non tutti gli amici e scolari vollero seguirlo in questa seconda fase: sono da ricordare il Littré, che fu il suo scolaro maggiore, e il Mill (la corrispondenza con questi e col Valat è stata pubblicata in volumi separatamente). Nel suo testamento stabilì che il suo appartamento (rue Monsieur-le-Prince) rimanesse sede della nuova religione: ivi, infatti, viene celebrato l'anniversario dai superstiti suoi scolari. Cf. Testament d'A. C. avec les documents qui s'y rapportent, pièces justificatives, prières quotidiennes, confessions annuelles, correspondance avec m.me de Vaux (1884, 2a ed. 1866, con un'Add'ition secrète).

Il suo Cours (che è all'Indice, decr. 12 dic. 1864) si inizia con la celebrata legge dei 3 stati: teologico, metafisico, positivo (precedenti di questa idea si possono rintracciare in Vico, in D'Alembert, nel Turgot, nello Hegel divulgato allora dal Cousin). Nel primo periodo della civiltà (e di ogni umano sapere) l'uomo cerca fantasticamente la spiegazione dei fenomeni nell'intervento di esseri soprannaturali antropomorficamente concepiti. Nel secondo periodo tali agenti sovrannaturali vengono sostituiti da forze o entità astratte, che in ciascun gruppo di fenomeni si danno come loro cause misteriose. Nel periodo positivo lo spirito umano, riconosciuta l'inutilità di quelle nozioni, rinuncia all'indagine delle essenze-cause, cercando solo di scoprire, mediante l'osservazione e il ragionamento, le leggi effettive, cioè le relazioni invariabili tra i fatti. Il rapporto tra i fenomeni particolari e alcuni fatti generali costituisce, appunto, la legge, che è come un fatto più costante, il quale permette, quindi, la previsione dei particolari: savoir pour prévoir. Non c'è una scienza dell'assoluto, ma solo del relativo: «Tutto è relativo: ecco il solo principio ch'è assoluto (così, sin dal 1817). Il C., quindi, si può considerare, a buon diritto, come il fondatore del positivismo, che più tardi invaderà la cultura europea, e segnerà, soprattutto con lo Spencer, il suo massimo trionfo nella seconda metà del secolo. Lontano da ogni contatto col criticismo trascendente kantiano (ignorato, o conosciuto soltanto attraversato gli scritti del Cousin), il C. si trova, tuttavia, a coincidere con la critica kantiana nella polemica contro la metafisica tradizionale, e nell'immanentismo dei principi. Differenza capitale è questa: che, mentre il criticismo kantiano salva il principio cartesiano dell'autocoscienza, dal quale prenderà il suo punto di partenza la nuova metafisica dell'idealismo, il positivismo comincia, per paura di ricadere nella precedente metafisica, nega, sin da principio, ogni valore di scienza alla psicologia, intesa anche soltanto come empirica introspezione, non essendo possibile (così il C. si esprime) che il cervello abbia per funzione di pensare e insieme di osservare che pensa. L'osservazione può esser fatta solo su altri. Così, questo positivismo, per quanto si dichiari avverso ad ogni metafisica, sia spiritualistica e sia materialistica, è verso questa seconda che inclina evidentemente.

Altra non meno famosa dottrina del C. è quella del rapporto gerarchico delle scienze formanti un sistema che va dai fatti più semplici e generali, quali sono quelli matematici, via via per crescente complessità e decrescente generalità, a quelli astronomici, a quelli fisici e chimici, a quelli biologici, per concludersi in fine in quelli sociali. La matematica fu la prima a raggiungere lo stadio positivo; la biologia era entrata in quello stadio da non molto tempo; restava a fondare la «sociologia», la nuova scienza (anche qui vien da sé il ricordo del nostro Vico). Essa viene annunciata dal C. come base e coronamento di tutto il sistema, e oggetto proprio della filosofia. D'altra parte, in quanto la sociologia è concepita come una scienza particolare, bisognosa di essere portata alla positività delle altre scienze nel sistema totale della scienza, è questo sistema totale che diventa l'oggetto proprio della filosofia, il cui compito diventa quello di organizzare tutte le scienze in una veduta sintetica generale, dominata da un concetto unitario di metodo e di dottrina. Si presenta qui il problema, non facile a risolvere, di questa unità. Poiché ogni a priori è qui bandito, non può trattarsi che di una coerenza o armonia analogica dell'insieme.

Così, quest'enciclopedia o sistema della scienza, in quanto vuol concludere in una sociologia, trasforma il suo precedente carattere oggettivistico in un soggettivismo o umanesimo non più nemico di ogni forma di spiritualismo. Sorge il concetto dell'uomo come una formazione storico-sociale, che trae dall'ambiente (di qui, la celebre teoria del milieu social) la ragione della sua attività intellettuale e morale. L'incertezza del concetto di questa nuova scienza, tra naturalismo e spiritualismo, ha fatto sì che la sociologia positivistica, nel C., e nella scuola numerosa dei suoi seguaci (alcuni, anche di grande valore), oscillasse tra una concezione biologica e quella storicistica, che anticipa vedute più moderne, in cui è tenuta ferma l'idea della civiltà e del progresso propriamente umano. In lui, è ovvio, queste vedute si limitano ai problemi del tempo, in cui fermentavano le nuove idee d'una riforma economica della società, da fondare sullo sviluppo dell'industria (non più sulla potenza militare), e sull'ampliamento delle istituzioni liberali. È questo il periodo di preparazione al socialismo che sbocciò nell'opera di Marx, com'è noto.

L'intellettualismo della precedente filosofia contiama, in cui anche il progresso sociale è affidato alla direzione del sapere scientifico, viene nettamente superato, nella sua ultima fase, dal motivo romantico divenuto in essa prevalente: ora è l'elemento affettivo, il sentimento, il cuore, che diventa il principio primo della vita sociale umana, e la legge morale nuova viene espressa nel motto spesso ripetuto dal C.: vivere pour autrui. In esso si rivela anche la nuova intuizione religiosa, in apparenza schiettamente cristiana, dell'umanità. La religione diventa l'organo sociale per eccellenza, come quello che è vita di amore puro, di elevazione e santificazione degli istinti propri della natura umana, i quali porterebbero, per sé, all'individuazione e all'egoismo, mentre il progresso morale dell'uomo consiste nel superamento di essi e nella subordinazione delle libertà dell'individuo alle ragioni della vita comune. In quanto questa vita comune vien concepita come fondata su un sentimento religioso, ogni forma di utilitarismo e di economismo vien rigettata. L'individuo dev'essere mediato in seno all'umanità, ch'è il Grande Essere, la nuova divinità, continua, la quale assicura l'immortalità (soggettiva) nel ricordo delle generazioni future ai suoi benefattori e adoratori, a coloro che sono vissuti per il progresso della civiltà. I sacerdoti di questa religione (i filosofi positivisti) costituiscono il potere spirituale, che deve, non comandare, ma guidare, con la scienza e con l'esempio morale, il potere temporale. Non avvedendosi della caricatura a cui esponeva questa nuova sua religione, nel 1851 scriveva tranquillamente: «Io sono persuaso che prima del 1860 io predicherò il positivismo, come la sola religione

reale e completa, a Notre-Dame». Intanto, nell'amalgama di motivi, almeno apparentemente, contrastanti (dovuti in gran parte al periodo storico), il C. si dichiara avverso a tutta la letteratura illuministica e al protestantesimo. Egli vede nella Rivoluzione Francese il trionfo dell'anarchismo intellettuale e morale, e si oppone al movimento della borghesia come a sua derivazione. Non più la metafisica astratta dei diritti, ma la civiltà nuova non conoscerà altro diritto che quello di fare il proprio dovere. Le forze produttive della ricchezza saranno, sì, guidate dalla scienza, ma l'uomo nel suo fondamento sociale sarà, d'ora innanzi, rappresentato dal proletariato, mentre la classe femminile avrà, per l'elemento affettivo in esso predominante e per la funzione di madre, il compito sacro di tener posto nell'uomo il sentimento dell'umanità.

BML: Per le opere del C., e le loro posteriori edizioni, per la corrispondenza, per i manoscritti e altri documenti, cfr. H. Goubier, La jeunesse d'A. C. et la formation du positivisme, I, Parigi 1933, p. 294 sgg., e III, 1914, p. 421 sgg. Anche per le opere sulla filosofia del C., V. op. cit., I, p. 251 sgg., e III, p. 425 sgg. L'opera del Goubier ha carattere prevalentemente storico, limitato alla giovinezza del C. e ai suoi rapporti con il Saint-Simon. Tra le altre opere si ricordano: E. Caird, The social philosophy and religion of C., Glasgow 1885; L. Lévy-Bruhl, La philosophie d'A. C., Parigi 1900; E. Seillière, A. C., 1912; Ch. de Rouvre, A. C. et le catholicisme, 1912; P. Ducasse, Méthode et intuition chez A. C., 1913; H. de Lubac, A. C. et le christianisme, in Le drame de l'humanisme athée, 1914; A. C. et le Saint-Simon, 1914.